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LE OPINIONI

IL COMMENTO Libertà va cercando…

“Libertà va cercando, ch’è sì cara/ come sa chi per lei vita rifiuta” (Purgatorio, Canto I vv. 70-72) sono le parole che Virgilio rivolge a Catone uticense (custode dell’accesso al Purgatorio). Questa citazione non vuole essere solo un omaggio a Dante Alighieri nel 700° anniversario della morte. Vuole essere di più. Vuole essere il tentativo di cogliere il senso della libertà al tempo della pandemia, della digitalizzazione e della globalizzazione. Dunque, nella Divina Commedia dantesca, Virgilio presenta, a Catone, Dante come campione della libertà. Prima di incontrare Catone, Virgilio e Dante stavano mirando il cielo stellato ed in particolare quattro stelle che rappresentano le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. Catone invece è colui che, avversato da Cesare, preferisce morire anziché cadere nelle mani di chi considera un dittatore. In tre versi c’è veramente tanta roba, che può illuminarci negli attuali tempi oscuri. E non si dica che sono temi lontani dalle ambasce che attanagliano la realtà isolana, in quanto è evidente che Ischia e gli ischitani partecipano (con gli strumenti culturali a disposizione) al dibattito su questo dilemma dell’umanità. Tant’è che ogni giorno ci si confronta sui social su questi temi. Al tempo della pandemia c’è chi antepone la salute fisica alla libertà e chi, viceversa, come Catone (e come Dante) ritiene che, in nome della libertà può anche essere sacrificata la vita fisica.

Contravvenendo ad ogni regola di costruzione di un pezzo giornalistico, partirò dalle conclusioni, a cui personalmente sono giunto, per poi spiegarne i passaggi tortuosi attraverso i quali ci sono arrivato. Fintantoché il mondo è stato regolato da rapporti di forza dipendenti esclusivamente dal potere umano, una libertà effettiva era sempre (sia pure con difficoltà) raggiungibile. E’ stata sconfitta la schiavitù, sono stati sconfitti grandi dittatori, molte malattie sono state debellate. La fame nel mondo non è stata sconfitta ma in molti paesi sì; più che altro si sono acuite le differenze tra individuo e individuo, tra classe e classe, tra territorio e territorio. Ma, insomma, tutto è apparso – fino ad un certo punto – superabile. A sconfiggere questi equilibri è intervenuta la Tecnologia, a seguito della quale tutto è diventato globale e l’individuo (ma anche i gruppi sociali e i singoli Stati) è divenuto inerme. L’uomo non riesce ad essere libero. Tutto è in funzione della Tecnica e degli obiettivi che la Tecnica impone. E questo è il motivo per cui mi appaiono oggi sterili e illusori i tentativi di tanti sostenitori della difesa di una libertà che – di fatto – è già ridotta ai minimi termini. A meno che per libertà non vogliamo riferirci, in maniera riduttiva, alla sola libertà di movimento, di azione e di intrapresa economica. Per il resto, come si fa a parlare di libertà di scelta quando ormai potenti motori digitali sanno di noi tutto e in tutto ci condizionano in maniera più o meno subliminale! Altro che pandemia e misure di restrizione! Ci sono ben altri Moloch che attentano alla nostra libertà.

Pensavo a questo quando ho letto, domenica scorsa, un intervento, dell’ottimo costituzionalista Sabino Cassese, sul settimanale La Lettura, dal titolo “Salviamo la democrazia”. Ecco l’incipit dell’articolo: “In tutto il mondo si levano voci preoccupate per l’impatto della pandemia sulle democrazie, l’affermazione di principi universali, sui diritti dell’uomo. Freedom House, un’organizzazione non governativa internazionale fondata da Eleanor Roosvelt nel 1941, con sede a Washington, ha calcolato nell’ottobre scorso che, in un quarto dei Paesi del mondo la pandemia ha prodotto abusi di potere e anche violenze e che in molti degli Stati- a causa della pandemia -sono state introdotte limitazioni alla libertà di manifestazione del pensiero, oppure controlli sull’informazione”. Poi Cassese, per dimostrare che in questa generale deprivazione di libertà, l’Italia ha fatto peggio di tanti altri paesi, cita il 54° Rapporto Censis (2020) secondo cui il 58% degli italiani è oggi disponibile a rinunciare alla libertà personale in favore della salute collettiva. Addirittura, molti italiani guarderebbero con interesse alle repressioni in Cina e perfino Macron e la Francia si sarebbero convertiti ad un regime illiberale. Cassese tenta di rispondere all’interrogativo che anche qui ad Ischia alcuni (per esempio Benedetto Valentino su Facebook) si sono posti e cioè: la domanda non su dove finisce la libertà ma da dove essa inizi. E la risposta che Cassese dà, in maniera fin troppo sicura e perentoria, è che essa ha inizio in ciò che è scritto, in maniera completa ed esaustiva, nella Costituzione Italiana. Scrive: “Per bilanciare sicurezza e libertà, ed evitare scelte tragiche a danno della seconda, basta rispettare la Costituzione”.

Con tutto il rispetto per Sabino Cassese, mi sembra una risposta non in linea con le novità introdotte dalla Tecnica, Tecnologia, globalizzazione e digitalizzazione. Basterebbe portare qui tutte le argomentazioni in merito che il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti va illustrando in centinaia di conferenze ed incontri. Purtroppo la Costituzione, anche se applicata col massimo scrupolo, non riesce a regolare alcuni fenomeni degenerativi della modernità. Ed è più che comprensibile. Come avrebbero potuto i padri costituenti prevedere tutti gli sviluppi della modernità? Cosa dice la Costituzione rispetto ai condizionamenti subliminali per la spinta al consumismo; cosa dice sulla necessità di tenere protetti i bambini da social per loro micidiali, come Tik Tok sta dimostrando con certi procurati suicidi di minori. Può bastare il Decreto Legislativo 101/2018 che fissa la soglia minima di accesso social all’età di 14 anni? Oppure basta la recente decisione di Tik Tok di fissare la soglia a 13 anni con presentazione di documento di identità? E’ ridicolo. I minori accedono facilmente anche attraverso un amico o un fratello che abbia l’età. Cosa dice la Costituzione sull’occupazione di spazi digitali e social da parte di gruppi organizzati per la delegittimazione e sistematica demolizione di avversari politici o concorrenti industriali? Se non riusciamo a rispondere a questi dubbi e se resta comunque una zona franca a cui la Costituzione non accede, allora bisogna trovare risposte adeguate altrove. Un aggiornamento e adeguamento della Costituzione? E’ possibile e non possiamo escluderlo.

Personalmente, pur consapevole che la complessità del problema è tale che il mio modesto parere è una pagliuzza nell’enorme covone di fieno che la situazione richiede, penso che sarà la società stessa a trovare autonomamente la via del riscatto e della ribellione (per via democratica) ai vari poteri forti del mondo della finanza, dell’informazione, della manipolazione della coscienza collettiva. E, a supporto di questo mio convincimento, porto l’esempio clamoroso e recente della cosiddetta Rivoluzione GameStop, una rivolta popolare contro i poteri forti di Wall Street. Per chi non lo sapesse, riassumo brevemente. I poteri finanziari forti condizionano le Borse mondiali e soprattutto Wall Street. La parte da leone la fanno gli Hedge Fund (fondi speculativi comuni di investimenti privati) che giocano al ribasso sui titoli e guadagnano sulle disgrazie di un titolo o più titoli .Ebbene, imprevedibilmente, nei giorni scorsi una gran massa di piccoli e individuali risparmiatori, trovando collegamenti grazie alla Rete, ha avuto la forza economica di acquistare grandi quantitativi del titolo GameStop, su cui invece gli Hedge Fund avevano puntato al ribasso, procurando a questi ultimi ingenti perdite. In tal modo, forse per la prima volta, Davide ha sconfitto Golia. E’ solo un esempio, seppure clamoroso, di come una reazione popolare può liberarci dal giogo della potenza finanziaria del mondo. Insomma, se qualche novello Moloch tira troppo la corda degli spazi di libertà, la corda si spezza e la forza di reazione dei popoli può raggiungere traguardi di libertà inimmaginabili. Alla fine, anche un fine giurista come Sabino Cassese dovrà convenire che le Costituzioni non fanno altro che “riflettere” lo spirito dei tempi e della società. E se, ad un certo punto, si crea una “frattura” tra diritto sancito e sensibilità del corpo sociale, o si adeguano le Costituzioni o ci pensa il corpo sociale a trovare i giusti rimedi.

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E così ho l’opportunità di chiudere l’articolo tornando a Dante e Virgilio che rimiravano le 4 stelle, simbolo delle virtù cardinali. Proprio quelle che ci vorrebbero in questa difficile contingenza storica: Prudenza (quella che non c’è stata all’apertura di una crisi di governo assurda, che ha portato ad un Governo di emergenza nazionale); Giustizia (quella che in Italia non c’è, per colpe diffuse); Fortezza (la capacità di resistere alle avversità; oggi altrimenti detta Resilienza e che cede spesso alla fragilità); ed infine Temperanza (la capacità di controllare il soddisfacimento degli appetiti naturali, che oggi è spesso sostituita dalla voracità di ogni tipo).

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