LE OPINIONI

Il commento L’illusione dei numeri e il coraggio della verità

di Antonio Iacono

C’è un passaggio che questa decisione della Regione Campania impone, ed è prima culturale ancora che amministrativo: smettere di raccontarsi il turismo e iniziare finalmente a capirlo.

Per anni il dibattito si è nutrito di cifre usate come slogan, buone per titoli e conferenze, ma spesso incapaci di spiegare davvero cosa stesse accadendo nei territori. Il punto non è stabilire se i numeri fossero più o meno alti, ma se fossero utili. E la verità è che, senza strumenti adeguati, quei numeri servivano più a rassicurare che a governare.

Il rischio, oggi, è pensare che basti un nuovo organismo per risolvere il problema. Non è così. I dati, da soli, non cambiano nulla. Possono però mettere in crisi molte narrazioni consolidate. Possono obbligare amministratori e operatori a confrontarsi con realtà meno comode: flussi squilibrati, stagionalità estrema, pressione eccessiva su alcuni territori e marginalità su altri.

È qui che si gioca la partita vera. Perché leggere correttamente il turismo significa anche accettare che non tutto vada bene, che la crescita non sia sempre sinonimo di qualità, che “più visitatori” non significhi automaticamente “più sviluppo”.

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Territori come Ischia e Procida lo sanno bene. Vivono da anni il paradosso di un successo turistico che, senza una gestione consapevole, rischia di trasformarsi in fragilità: servizi sotto pressione, identità che si assottiglia, economia che dipende da equilibri sempre più instabili.

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Un sistema serio di conoscenza può aiutare a uscire da questa contraddizione. Ma solo se accompagnato da scelte altrettanto coraggiose. Perché avere dati più precisi significa anche non poter più rimandare decisioni scomode: limitare, redistribuire, investire dove serve davvero.

In fondo, la questione è semplice e insieme scomoda: si vuole usare il turismo o si vuole governarlo?
La differenza sta tutta lì. E non la farà un osservatorio, ma la volontà di guardare in faccia i numeri — anche quando raccontano una storia diversa da quella che si vorrebbe sentire.

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