LE OPINIONI

IL COMMENTO L’importanza della statistica per amministrare

Uno dei grandi padri della Repubblica, Luigi Einaudi, raccomandava: “Conoscere per deliberare”. Lo scrisse in “Prediche inutili”. Io, in tutta modestia, non pretendo di fare prediche, ma di dare un piccolo contributo utile. La raccomandazione di Einaudi vale per i Governi, le Regioni, le Città Metropolitane, per i Comuni. Attualmente, invece, si prendono decisioni sulla scorta di spinte corporative, di ritorni mediatici, di “sensazioni a pelle”, di populismo. Per cui quelli che possono sembrare, a primo acchito, provvedimenti di successo plebiscitario, si rivelano, nel tempo, provvedimenti effimeri, improduttivi, se non addirittura veri e propri fallimenti. Non solo Einaudi, anni fa, ma anche – oggi – un’esperta di statistica come Linda Laura Sabbadini, di provenienza Istat ribadisce la necessità della statistica per affermare l’efficienza di governo e della democrazia. Lo ha sancito nel recente libro “Il paese che conta”. Per dimostrare l’importanza della statistica, la Sabbadini cita, al contrario, quanto alcuni autocrati del mondo fanno per nascondere i dati reali alla popolazione, al fine di non allarmarla e non renderla edotta di situazioni negative del paese, come è il caso di Putin che, dalla primavera di quest’anno, ha zittito l’Istituto russo di Statistica, per nascondere la valanga di morti sul fronte ucraino. Limitandoci alla nostra isola, anni fa, con Peppino Mazzella, istituimmo O.S.I.S (Osservatorio sui fenomeni socio economici dell’isola d’Ischia). Il nostro intento era appunto quello di supportare (gratuitamente) gli enti locali per aggregare una serie di dati sparpagliati giacenti presso i Comuni, che restano “muti”, non analizzati e non interpretati sociologicamente ed economicamente. L’unica condizione che ponevamo ai Comuni era di consentirci l’ingresso ai dati esistenti, con l’impegno di rispettare la privacy individuale e di non diffondere dati disaggregati.

Risultò inutile questo nostro tentativo, probabilmente perché si preferisce l’opacità alla trasparenza degli atti pubblici. Ha detto benissimo l’avvocato Luigi Della Monica nell’editoriale di venerdì: “Non esiste un istituto di statistica certificato, una società di servizi composta dai sei Comuni che si occupi di elaborare dati e confutare le analisi consuntive delle aziende turistiche”. E pensare che una legge dello Stato impone ai Comuni di istituire un Ufficio Statistico! Ora, per fare un esempio concreto di grave carenza di dati nella gestione delle scuole italiane (e locali) cito un Report di Tuttoscuola, importante rivista specializzata sui problemi scolastici. L’Italia che è un paese fragile, fortemente a rischio, ha scuole massimamente insicure. Partiamo da un assunto: le scuole dovrebbero avere ben 5 certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. Bene: il 9% delle scuole italiane (3.588 istituti coinvolgenti 700mila studenti) sono completamente prive di qualsiasi certificazione. I due terzi degli edifici senza certificazioni sono concentrati nel Mezzogiorno. Per quanto riguarda Ischia, ad alto rischio sismico, sono essenziali il collaudo statico e il progetto antisismico. Possiamo sapere, di grazia, quante scuole isolane sono a norma con queste basilari certificazioni? Per carità di patria e perché l’apertura delle scuole è imminente e non vogliamo creare tappi ed ostacoli alla vigilia dell’apertura scolastica, non ripescherò da un colpevole silenzio la grave situazione del Polifunzionale e del complesso scolastico collegato, per i quali non esiste collaudo e, cosa più grave, non sono più collaudabili, per negligenze dell’amministrazione comunale. E’ in pericolo il Liceo? Non è detto. Però non è a norma, è irregolare. E questa è una! Ma che sappiamo sulla situazione complessiva delle scuole isolane? E’ stato mai fatto un’indagine demografica al fine di stilare un’attendibile previsione di numero di iscrizioni future? Si è tenuto conto della forte tendenza alla denatalità? Vito Iacono, consigliere comunale di opposizione a Forio, ha chiesto un consiglio comunale dedicato alla situazione delle scuole comunali. E negli altri Comuni? Certo, il Comune d’Ischia, con l’appoggio dell’assessora regionale Fortini, ha completamente rinnovato e sta rinnovando alcune scuole. Ci attendiamo che, con trasparenza, ci facciano sapere, scuola per scuola, quali e quante certificazioni di sicurezza hanno.

La situazione è ancora più delicata per le scuole di Casamicciola, territorio fortemente caratterizzato da multi rischio, L’amministrazione comunale sembra orientata a delocalizzare qualche istituto scolastico e allocarlo nell’area del Pio Monte della Misericordia. Anche per queste decisioni occorrono dati certi, numeri, attestazioni, progetti. E la cittadinanza ha il diritto di sapere, per tempo, quel che si vuole fare e come si intende farlo. Non è più sostenibile vedersi calato dall’alto decisioni improvvisate, tranne poi, a disgrazia avvenuta, ritenersi indenni da responsabilità, per calamità naturali contro cui nulla si sarebbe potuto fare.

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2 Commenti

  1. In Germania dopo un certo numeri di anni , un plesso scolastico viene demolito. Non prima di averne costruito un altro. Poi gli studenti vanno a scuola nel nuovo edificio a studiare. Il vecchio viene demolito. È poi in quel luogo nasce altro. Da noi è il sindaco è la giunta comunale , è responsabile del territorio comunale. Senza dubbio i plessi scolastici sul isola , avrebbero bisogno di essere almeno ristrutturati. Ma si sa le casse dello stato sono quasi vuoti. L’attuale ministero di destra, ormai in carica da tre anni , non muove foglia. La città Metropolitana nicchia. La Regione non pervenuta.( Attualmente pensano a spartirsi il potere.) Dopo la Pandemia del 2020. L’allora governo in carica, è quel presidente del consiglio. ( Mi sono dimenticato anche il nome.) Mi sembra che era un “Populista”. Ottenne ben 209 miliardi. Di questi ben 82 a fondo perduto. Mi domando ,ma questa grande mole di denaro dove è stata spesa. Non è dato sapere. Sul isola non vi è nulla che si stia realizzando con quei fondi. È nemmeno opere di ristrutturazione. Forse Ischia non appartiene più alla Repubblica Italiana.
    Il problema che noi abbiamo una pessima, ma pessima classe politica. Si può definire la peggiore di tutte.Vorrei che qualcuno mi smentisse. La politica è un servizio. Ma aimé in Italia si va in politica per servire.
    Allora inutile che ci doliamo.
    Zii pret u’ cappiell sta stuor. Uaglio’ a cussi’ a da sta’.

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