IL COMMENTO L’importanza di essere visionari

Ci sono parole che restano più di altre. Perché nascono da un sentimento autentico verso il proprio paese. Ed è sempre qualcosa di speciale quando, camminando per strada, qualcuno si ferma per dire: “Ho letto quello che hai scritto”, oppure “Hai ragione, bisognerebbe riflettere di più su queste cose”. Non è un semplice complimento. È il segnale che un pensiero condiviso riesce ancora a creare comunità, confronto, persino speranza. Scrivere del proprio paese significa assumersi una responsabilità. Significa osservare ciò che funziona, ma anche avere il coraggio di raccontare ciò che potrebbe essere migliore. Senza tifoserie, senza convenienze, senza la paura di risultare scomodi. Perché un paese non cresce solo con le opere pubbliche o con gli slogan elettorali: cresce soprattutto quando i cittadini tornano a discutere del proprio futuro con partecipazione e coscienza. Fra poco si eleggerà il nuovo sindaco a Lacco Ameno. Come sempre accade, l’aria è attraversata da aspettative, promesse, entusiasmi, delusioni passate e desideri di cambiamento. C’è chi si ripropone alla guida del paese rivendicando il lavoro svolto, e chi invece spera che questa sia la volta giusta per riprendere un cammino interrotto o per inaugurare una nuova stagione amministrativa. È il gioco naturale della democrazia, che nei piccoli centri assume un valore ancora più profondo, perché qui la politica ha il volto delle persone che incontriamo ogni giorno.
Il cambiamento, però, non deve spaventare. La trasformazione è spesso l’unica vera possibilità di evoluzione. Accettare una sfida significa avere il coraggio di migliorare un paese che, nel giro di pochi anni, ha attraversato prove durissime: terremoti, alluvioni e, forse più silenziosamente di tutte, il Covid. Una tragedia che non solo ha mietuto vittime e lasciato ferite profonde nelle famiglie, ma ha anche impoverito il territorio, interrompendo quel processo di destagionalizzazione turistica che lentamente stava offrendo nuove prospettive economiche e sociali. Eppure possono nascere nuove energie. Se vogliamo guardare tutto questo con un pizzico di filosofia, Aristotele ci ha insegnato che spesso il successo segue la tragedia. Forse perché è proprio nei momenti più difficili che le comunità comprendono davvero ciò che conta e ciò che invece deve essere lasciato indietro. Da nuova elettrice di questo paese, dopo quasi trent’anni di distanza solo apparente – perché certe radici non si spezzano mai – sento ancora più forte il legame con questa terra che continuo ad amare profondamente. Ho seguito ogni cambiamento, ogni ferita, ogni rinascita, anche da lontano. E oggi mi auguro che questo comune, possa davvero ritrovare la forza di rinascere dopo un lungo periodo segnato da eventi che nessuno avrebbe mai immaginato di dover affrontare tutti insieme. Ma adesso si fa sul serio. Chi salirà alla guida del paese con il nostro voto e con la nostra fiducia non può permettersi di deluderci. Anche se, girando e voltando, “sono sempre gli stessi”, la verità è che noi cittadini non vogliamo più essere spettatori. Vogliamo partecipare! Abbiamo imparato a riconoscere i limiti, ma anche le potenzialità del nostro territorio. Vogliamo un paese che funzioni davvero. Un paese vicino ai cittadini, dal più piccolo al più anziano. Un paese dove non esistano periferie dimenticate o luoghi abbandonati al tempo e all’indifferenza. E forse dobbiamo essere maturi abbastanza da capire che, qualche volta, per andare avanti bisogna anche accettare di fare un passo indietro. Le rinunce, quando servono al bene collettivo, non sono sconfitte ma sono investimenti sul futuro.
Non possiamo vivere soltanto di ricordi, dei “bei tempi” o delle figure importanti che in passato seppero vedere lontano, scegliendo di investire in questo territorio quando altri non ne intuivano ancora le immense potenzialità. Oggi il paese chiede risposte. E le risposte possono arrivare solo attraverso il lavoro serio, il rispetto reciproco e la capacità di mettere il bene comune davanti agli egoismi personali. Il bene comune non ha bisogno di litigi, scontri o dispetti. Ha bisogno di una visione. Ha bisogno di rispetto per ciò che siamo stati, ma soprattutto per ciò che possiamo ancora diventare. Un pizzico di ambizione serve eccome. Anche i piccoli passi possono portare lontano, purché siano passi in avanti. Un piede dietro l’altro, con la volontà di tornare ad essere “visionari”. Proprio come quel “Commendatore” il cui busto continua a svettare nella piazza, quasi a ricordarci ogni giorno che qualcuno, prima di noi, aveva già immaginato il futuro di questo paese quando ancora sembrava impossibile. E forse è proprio a quella memoria che oggi dobbiamo una risposta. Non fatta soltanto di parole, ma di coraggio, responsabilità e amore autentico per questa terra.






