LE OPINIONI

IL COMMENTO L’insostenibile leggerezza del giudizio politico

Strana situazione quella del rapporto tra cittadini e governanti, tra cittadini e politica. Da un lato i cittadini sposano il “pensiero flebile”, tutto poggiato sull’oggi, senza ieri né domani, e rifuggono dai corpi intermedi della società: partiti e sindacati; d’altro lato radicalizzano, fino a diventare  “odiatori” dell’avversario, la contrapposizione con uomini e idee di diverso orientamento. Lo si può constatare facilmente quando muore una persona che ha svolto un ruolo importante nella vita politica del paese (ad esempio Berlusconi o Napolitano) dove, a distanza nemmeno di 24 ore dalla morte, si spara a zero sul soggetto, senza un minimo di sedimentazione storica e senza il minimo rispetto umano che si deve a chi è legato a quelle persone. Certo che non si deve essere ipocriti nell’esprimere giudizi sulle persone di pubblica rilevanza, per il rispetto stesso di quelle persone. Ma, per fare questo, bisogna che si faccia una valutazione storica ponderata,approfondita e senza pregiudizi. La superficialità e preconcetto li si possono constatare se si frequentano chat, nate per creare piccole comunità online, unite da analoghi interessi e, più che altro, per scambiarsi informazioni e comunicazioni inerenti l’oggetto prescelto per la chat. Hai voglia di raccomandare ai partecipanti alla chat di non rovesciare nel contenitore qualunque cosa passi per la loro testa; hai voglia di raccomandare di astenersi da giudizi politici che sono fuori tema rispetto agli scopi fondativi della chat. Non c’è nulla da fare: sparano a zero certezze e immediatezze di giudizio, opinioni politiche, sotto il manto della libertà di giudizio e di critica. Risultato: queste chat perdono la funzione pratica per cui nascono e diventano megafoni dell’odio e della superficialità di pensiero. La cosa più grave è che non è solo il cittadino normale a comportarsi così. Lo fanno anche giornalisti, commentatori televisivi e, ahimé, intellettuali che amano esprimere opinioni quanto più tranchant possibili. 

Ovvio che, a fronte di questi comportamenti, appare anomalo e sconcertante il comportamento di chi, dall’alto delle sue funzioni, si comporta con grande comprensione e apertura verso l’altro. Ovvio che desti sorpresa Papa Francesco o il cardinale Ravasi che onorano (senza benedizione) il Presidente emerito Napolitano, non credente. Gran parte del popolo di quella che dovrebbe essere la “Nazione” e pressoché tutta la stampa di destra (a proposito, possiamo ancora parlare di  “egemonia culturale” della sinistra?)  grida allo scandalo. Dico la verità, anche nella redazione dei miei articoli settimanali per Il Golfo, mi sforzo di trattare temi generali e culturali, senza scendere in giudizi politici di parte, consapevole che questo giornale non ha finalità politiche di partito e annovera collaboratori con sensibilità  e idee politiche diverse. Però, quando l’acqua dei giudizi politici esonda dall’invaso, non posso tacere. Se, con serenità, si espone una cultura politica, lo ritengo un fatto civile e di libertà che aiuta tutta la società a crescere. Se invece si vuole instillare odio verso un uomo, un partito, una religione, uno straniero, allora sarebbe un atto di vigliaccheria starsene in silenzio. Alla rozzezza di pensiero e di giudizio, la parte migliore della società ha il dovere di rispondere con educazione, civiltà, cultura, ma di rispondere! 

Ho già scritto in precedenza dell’utilità e della bellezza del dialogo tra credenti e non credenti, tra religioni diverse, tra popoli diversi. Ma dobbiamo essere capaci di dialogare anche tra partiti politici diversi, tra maggioranze e minoranze, senza il timore di essere accusati di “connivenza col nemico”. Si può legittimamente svolgere un “ruolo” contrapposto e, nel contempo, cercare “mediazioni politiche” per il miglior risultato possibile. E’ questa la democrazia! E per fare meglio comprendere il concetto, cito un paragrafo dell’autobiografia di Giorgio Napolitano “Dal PCI al socialismo europeo – un’autobiografia politica” –  Laterza Editore. Il paragrafo richiamato è “L’intervista a Scalfari del 28 luglio 1981” rilasciata da Enrico Berlinguer. Questo paragrafo dimostra una profonda divergenza tra Napolitano e Berlinguer, sul modo di intendere la politica. In quell’intervista Berlinguer teorizzava una “superiorità morale” dei comunisti, una diversità da tutti gli altri partiti, considerati corrotti. Ecco cosa scrive Napolitano nella sua biografia: “Quando l’intervista fu pubblicata, telefonai a Gerrado Chiaromonte per dirgli la mia reazione e verificare la sua. Eravamo entrambi sbigottiti, perché in quella esternazione di Berlinguer coglievamo un’esasperazione pericolosa come non mai, una sorta di rinuncia a fare politica, visto che non riconoscevamo più alcun interlocutore valido”. Mi permetto di aggiungere a quello che ha scritto Napolitano che, in tal modo, Berlinguer inaugurava l’epoca dell’antipolitica. La morale non è, come pensava Berlinguer, patrimonio esclusivo di alcuno. Chiunque, da qualunque posizione politica, religiosa, etnica, può avere una condotta etica o moralmente scorretta. Riporto, al riguardo, il contenuto di un’intervista di Pier Ferdinando Casini al Corriere della Sera: “Il gesto di Papa Francesco di varcare la soglia del Senato per andare a portare omaggio ad un Presidente della Repubblica non credente ha un triplice significato. Il primo è che rende omaggio alla persona Giorgio Napolitano. Un non credente che ha sempre rispettato la Chiesa e il mondo cattolico italiano…  E’ la dimostrazione di come il Papa interpreti il suo amore verso l’umanità senza frontiere. Secondo, Papa Francesco – varcando la soglia di Palazzo Madama – ha compiuto un atto di amore verso la Repubblica Italiana. Il terzo è che il Papa, con il suo gesto, riconosce il valore della politica in generale. Un valore riconosciuto da un’autorità come il Santo Padre in un momento in cui anche in altre parti del mondo sembra prevalere l’idea che la politica tutta vada liquidata con il marchio dell’infamia”. Ecco, ci sia di lezione tutto questo, quando parliamo di politica, governanti, uomini e donne e perfino di sport, di tifo, di squadre. Possiamo essere divisi dalle idee, dai sentimenti, dal tifo sportivo, dalle simpatie, ma guai a dimenticare di essere, prima di tutto, partecipi dell’Umanità. 

La politica e i giudizi sulla politica non devono mai far perdere di vista l’obiettivo comune di una Nazione, di una Confederazione di Stati ( ma anche  di un piccolo Comune, di una Città metropolitana, di una Regione) di perseguire un obiettivo di progresso civile e materiale che deve coinvolgere maggioranza ed opposizione. Cito, per finire, ancora Giorgio Napolitano nella sua autobiografia: “Mi preme in particolare sottolineare il modo in cui cercai di guidare l’opposizione del gruppo dei deputati comunisti al governo presieduto da Bettino Craxi. Come presidenti dei due gruppi di Camera e Senato, io e Gerardo Chiaromonte avevamo rapporti istituzionali diretti e contatti personali col Presidente del Consiglio. Il tono di quegli incontri a Palazzo Chigi era disteso, cordiale. Ma di <sconti>  nell’opposizione al governo non ne facemmo mai. Inconsistente nel suo uggioso nominalismo, e stupidamente malevola era la polemica sull’ <opposizione morbida> a cui avrei teso”. Allo stesso modo, giovedì scorso Franco Iacono, nel suo editoriale di addio a Napolitano, ha riportato la cordialità di rapporti del Presidente con Pietro Nenni, sempre alla ricerca di motivi comuni e mai per scavare ulteriori fossati ideologici tra comunisti e socialisti. E’ questa la lezione morale che ci lascia il vituperato Napolitano. E a questo dovrebbero ispirarsi i giudizi (di insostenibile leggerezza) sulla politica e i politici. Il sociologo Carlo Bordoni ha scritto di recente un saggio dal titolo “Furor. Quando la violenza sconfigge la ragione”. L’autore dimostra come il tempo attuale sia caratterizzato dal trionfo dell’istinto sulla ragione, dell’emotività sul buon senso, dell’egoismo sull’altruismo. Tutto questo porta alla “ violenza”, a volte fisica ma altrimenti verbale, di giudizio, di delegittimazione e annientamento mediatico di chi la pensa diversamente. Anche a livello locale dovremmo ispirarci a questi principi, anche di fronte ad una classe amministrativa debole, divisa, poco strutturata, distratta a volte da interessi non diretti al pubblico soddisfacimento. Bisogna analizzare senza pregiudizi, saper discernere il grano dal loglio, il buono dal cattivo, l’efficace dal non efficace.

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