IL COMMENTO L’iperbole nella formazione scolastica

DI GIUSEPPE LUONGO
Nel discorrere sugli eventi che accadono, talvolta si utilizza il termine iperbole per indicare qualcosa di enorme, incontrollabile e perfino irreale. Il termine iperbole si utilizza in geometria analitica per indicare una curva definita quadratica ed è la traccia dell’intersezione di un cono da parte di un piano secondo una particolare inclinazione. Le altre curve che sono generate da una sezione del cono sono il cerchio, l’ellisse e la parabola, tutte figure note ai giovani studenti delle scuole superiori, in quanto parte dei programmi di matematica. Ritorniamo all’iperbole. Come si sviluppa tale curva e perché è utilizzata nel discorrere sui risultati di un evento richiamandola?
Si parte dal dato analitico. L’iperbole è una curva, come la parabola, i cui estremi non si uniscono, come accade al cerchio e all’ellisse. La curva rappresenta il rapporto tra due variabili (sovente indicate x e y) che rappresentano eventi naturali o processi immateriali, propri dell’apprendimento. Questa curva può rappresentare un dato (evento o quanto altro) in funzione di un altro, come altre curve, rette o rappresentazioni più complesse, ma questa è caratterizzata da un’ampia variazione di una delle due variabili appena l’altra cambia di pochissimo per un certo intervallo di valori molto ristretto e, poco per sue grandi variazioni. Non si tratta di uno sciogli lingua, bensì dell’andamento della curva costruita con le due variabili. Una tale funzione lascia molto incerto il risultato di un esperimento. Questa condizione può produrre una discontinuità nell’evoluzione di un processo. Spesso tali discontinuità sono definite dai Matematici con il termine “catastrofe” (termine introdotto dal matematico René Thom, 1980). Ho ritenuto necessario questo lungo preambolo, che spero possa essere pienamente compreso, per dimostrare l’applicazione della funzione iperbolica in due manifestazioni sviluppate in istituti scolastici di Ischia. Il primo istituto è il Liceo Classico Giorgio Buchner, dove i giovani sviluppano un percorso formativo nel mondo della letteratura latina, della tragedia greca, della filosofia. Questi sono catapultati nel mondo del saper fare operando con tecniche di chi opera nella realizzazione di strutture per la difesa della morfologia del territorio, la difesa dal dissesto idrogeologico e nella conservazione del suolo, come operavano i contadini nell’Isola per difendere le vigne e gli orti dai crolli, realizzando delle difese costruendo muri con i blocchi di tufo, le cosiddette “parracine”. Come utilizzare una tale esperienza integrandola con le “materie inutili” del programma di formazione? Questo è un esempio di processo iperbolico. Infatti, le parracine potrebbero rientrare tra le opere di “Ingegneria naturalistica” che la scuola ha inteso affrontare con l’obiettivo di integrare la formazione classica con un excursus sul dissesto idrogeologico dell’Isola. Gli studenti mancando di strumenti per apprendere il fenomeno del dissesto e, ancor più, le tecniche per arginarlo, acquisiranno un’informazione e non elementi per la formazione. Non si forma con la narrazione, si costruisce il mondo dei sogni, dove tutto è possibile senza conoscenza. Sarebbe interessante, invece, trovare gli strumenti adatti per l’interazione tra il mondo classico e quello della tecnica per gli studenti in formazione, ma senza la semplificazione che può produrre l’effetto opposto.
Il secondo istituto è l’”Istituto tecnico Statale Enrico Mattei” dove si è tenuto il 15 aprile il convegno su “Il terremoto nella vita di Benedetto Croce” nell’ambito del Premio Croce, tra cultura, memoria e legame Abruzzo-Casamicciola.Resta da comprendere quale sia stata la motivazione formativa di tale iniziativa per i ragazzi che si formano in un istituto tecnico per questa esperienza, al di là del valore storico e filosofico del personaggio. Sarebbe stato interessante verificare quanto abbia contribuito il disastro del terremoto del 1883 a Casamicciola che lo coinvolse insieme ai suoi cari, lasciandogli anche una traccia nel fisico. Croce farà parte della scuola idealista da allievo di Antonio Labriola (1843-1904) e diverrà uno dei più decisi detrattori della scienza come forma di vero sapere, in quanto la scienza fu sottovalutata sotto il profilo teorico e, negandole un reale significato conoscitivo, fu considerata pseudoscienza finalizzata alla soluzione di problemi pratici.





