IL COMMENTO L’isola dica basta al cemento

DI ANTIMO PUCA
La Costituzione italiana in merito all’iniziativa economica dichiara che “…non può svolgersi…in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. “Il Comune di Barano, con il permesso in sanatoria n. 4 del 14.3.2023, rilasciato dall’architetto Cianciarelli, ha autorizzato la sanatoria della baracca esistente e la sua trasformazione in albergo. Pertanto, la carenza di posti auto si riproporrà drammaticamente nella prossima stagione turistica. A giugno 2021 l’Amministrazione Comunale ha approvato un piano urbanistico che – per tale tipologia di opera pubblica – non prevede ai Maronti un’area di parcheggio”. Un misfatto ecologico esemplare incastonato nel bel mezzo del costone Maronti, tra perle più celebri al mondo. Ancora uno scempio che deturpa uno dei tratti di costa più belli. Esiste l’applicabilità dell’articolo 22 sul restauro del paesaggio. Legge regionale 35/87. Il cemento armato richiede manutenzione. Non è sostenibile nel lungo periodo. E noi in quell’ottica dobbiamo ragionare! Già la piazza Maronti è tutta vuota e scavata.
Adesso stanno scavando anche sotto a quello che, da parcheggio, dovrebbe diventare un hotel. Aumenta il vuoto sotto stradale in zona Maronti. Cosa ci regaleranno questi lavori pubblici con il tempo? Speriamo che i Maronti non si trasformino nella Nuova CasaMicciola. Non abbiamo forse già pianto abbastanza? Forse geometri, ingegneri e architetti non piangono! Loro no! Cosa se sarà de I Maronti, punta di diamante, se chi ci approda non potrà neppure più parcheggiare? Uno spazio è di chi lo pratica, non di chi lo progetta. È fondamentale un confronto con la cittadinanza, le associazioni, le categorie professionali. Le politiche economiche sono troppo spesso “dittatrici” delle regole del gioco. Nel momento in cui le normative italiane continuano a misurare la capacità di un professionista dal fatturato che produce, un’inversione di tendenza sarebbe un’occasione irripetibile della quale assumersi in pieno la responsabilità. Ci si chiede come lo stravolgimento di un impianto urbanistico, il parcheggio, e l’edificazione di un hotel a 200 metri dal mare e su costa fragile possa essere compatibile con le finalità del vincolo paesaggistico oltre che con una buona e colta prassi urbanistica. Un impatto visivo e un carico insediativo molto gravosi potrebbero tradursi in una irreparabile ferita nel paesaggio urbano. È evidente il rilevante interesse dell’operatore privato, che realizzerebbe l’hotel in un’area fra le più vantaggiose del mercato turistico. Sul quale l’offensiva anticemento di Adriano Celentano, «di bruttezza si può anche morire», scivola addosso con indifferenza. È troppo semplice fare un piano, darsi una linea di sviluppo compatibile e poi far finta di niente ogni volta che c’è un buon affare in vista. É proprio così! Ischia muore anche di bruttezza! Kilometri di costa mescolano paesaggi straordinari a costruzioni orride.
Molti amministratori dicono che bisogna puntare sul turismo e poi chiudono gli occhi sugli scarichi illegali. Autorizzano la costruzione di casermoni o villette anonime. Tutte cose che uccidono il turismo invece di alimentarlo. Sono le speculazioni che stanno rovinando i nostri luoghi. La gente vuol guadagnare a tutti i costi. Ma stanno sbagliando i conti. Una spina nel cuore è l’hotel che si vorrebbe fare, con tanto di parcheggio seminterrato in zona adiacente piazzetta Maronti. Mi si verrà mica a dire che Ischia ha bisogno di un altro albergo?





