LE OPINIONI

IL COMMENTO L’isola e l’eterna emergenza rifiuti

DI ANGELO D’ABUNDO

In un mio articolo, pubblicato su questo giornale il 21 novembre del 2018,avevo già prospettato le criticità che ci sarebbero state nel corso del 2019, dovute principalmente al fitto programma di interventi manutentivi sull’impianto termovalorizzatore di Acerra, che avrebbero interessato progressivamente le tre linee dell’impianto da dicembre 2018 fino ad agosto del 2019, mentre la fermata più critica ci sarebbe stata verso fine agosto 2019. Nel corso di tale fermata, di circa 35 giorni, è tuttora prevista la revisione generale del turbogeneratore con il fermo contemporaneo di tutte e tre le linee. Chiudevo quell’articolo con questo messaggio di allarme “servono anche altri tipi di impianto ed il settore più critico in questo momento è rappresentato dalla assoluta insufficienza degli impianti di trattamento della frazione organica (FORSU)”.

Purtroppo, nelle ultime settimane, una consistente contrazione delle disponibilità da parte degli impianti di trattamento della frazione organica, situati fuori regione, ha determinato il collasso dell’intero sistema di smaltimento della Campania, che non è autosufficiente. I comuni dell’isola sono ovviamente tra quelli più colpiti da questa emergenza dipendendo in toto dagli impianti in terraferma. Gli impianti di tritovagliatura (STIR) come quello di Giugliano sono oramai intasati e i camion, che partono dall’isola a mezzanotte, sono poi costretti a lunghissime attese, davanti agli impianti fino al tardo pomeriggio, con conseguenze facilmente immaginabili su tutta la catena di raccolta e smaltimento. L’emergenza è destinata a cronicizzarsi in mancanza di radicali interventi in termini di nuove dotazioni impiantistiche in Campania, la cui capacità di gestione e trattamento della frazione organica, in particolare, è pari al 3% dell’intera produzione annua (25 mila su 680 mila tonnellate annue) e più in generale nel centrosud isole comprese. Basta vedere quello che, su scala nettamente più grande, sta accadendo a Roma.

Il vicepresidente di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua energia e ambiente) Filippo Brandolini osserva che “gli impianti per la gestione dei rifiuti nel nostro Paese  sono pochi, dislocati non omogeneamente sul territorio e alcuni poco efficienti; inoltre la fragilità e il sottodimensionamento del sistema impiantistico per il trattamento dei rifiuti costituiscono un’emergenza nazionale, non trattandosi più di eventi circoscritti, locali o regionali, ma di una crisi che riguarda sia i gestori dei rifiuti che il tessuto economico-produttivo”. Secondo Utilitalia, gli investimenti realizzati tra il 2012 e il 2017 sono pari a 1,4 miliardi di euro e quelli pianificati nel quadriennio 2018-2021 arrivano a 22 euro per abitante all’anno ma ne occorrerebbero di più, almeno 4 miliardi di euro, per dotare il Paese delle infrastrutture necessarie a garantire una gestione ottimale dei rifiuti: 1,1 per la fase della raccolta (raggiungimento 65% di Rd e implementazione della tariffa puntuale), 1 per il trattamento della frazione organica (nuovi impianti), e 1,8 per il recupero di materia ed energia dai rifiuti indifferenziati (nuovi impianti).

Basta comunque consultare i dati del catasto rifiuti dell’Ispra per rendersi immediatamente conto dell’enorme squilibrio territoriale in termini di dotazioni impiantistiche. Bisogna quindi prendere coscienza, amministratori ma anche amministrati, che ci troviamo di fronte ad un problema molto complesso e che le banalizzazioni, la superficialità e la demagogia che spesso animano il dibattito pubblico, anche sui media e sui social, non servono a nulla! Anzi ci mettono nella stessa condizione, egregiamente descritta dal Manzoni, dei capponi di Renzo Tramaglino portati legati a testa in giù mentre “s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro,come accade troppo sovente tra compagni di sventura“». Alla luce di questi problemi, con il solo scopo di fare delle proposte costruttive, nel 2013 formammo un gruppo di lavoro interdisciplinare che elaborò ed illustrò a tutti i sindaci dell’epoca ed all’opinione pubblica un ambizioso e dettagliato progetto noto come “PROGETTO ISCHIA PULITA“finalizzato alla realizzazione di impianti di trattamento RSU e recupero qui sull’isola. In questi anni abbiamo seguito sia l’evoluzione normativa, che l’evoluzione tecnologica e l’involuzione logistica, dove si sono registrati importanti cambiamenti che in parte hanno modificato l’ordine delle priorità. Nel succitato articolo del 21 novembre abbiamo riproposto la necessità di una gestione unitaria dei servizi di raccolta e smaltimento da parte dei comuni isolani per cogliere i vantaggi di importanti sinergie e realizzare risparmi nell’ordine dei 4 milioni di €/anno. Abbiamo inoltre proposto, per ridurre il misuso degli imballaggi,di aumentare il Contributo Ambientale CONAI, che rappresenta la forma di finanziamento attraverso la quale CONAI ripartisce tra produttori e utilizzatori il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di imballaggi.

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Tali costi, in base a quanto previsto dal D.lgs. 152/06, vengono ripartiti “in proporzione alla quantità totale, al peso e alla tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale. e le tariffe dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI che è lo strumento, previsto già dal Decreto Ronchi del 1997 e poi dal D.Lgs 152/06, attraverso il quale il sistema consortile garantisce ai Comuni italiani la copertura dei maggiori oneri sostenuti per fare le raccolte differenziate dei rifiuti di imballaggi. In questo modo si disincentiverebbe l’uso degli imballaggi ed al contempo si darebbero ai comuni risorse addizionali per l’incremento della raccolta differenziata senza aumentare la TARI o addirittura diminuendola. Altro elemento da rivedere dell’accordo ANCI-CONAI è quello del corrispettivo extraforfettario per trasporto via nave di materiale sia sfuso che pressato, fissato attualmente in 31,12 €/ton. Alla luce dell’ulteriore criticità nello smaltimento della frazione organica e dal momento che la frazione organica degli RSU rappresenta quasi il 30% del totale è molto importante che tutti gli isolani, che dispongano di un terreno, si attivino per realizzare delle concimaie (compostaggio in buca)per il riciclo come fertilizzantedella frazione organica dei propri rifiuti,mentre alberghi e ristoranti potrebbero consorziarsi e gestire le attività di compostaggio in comune (compostaggio di comunità). Ovviamente i comuni dovrebbero riconoscere una adeguata premialità.

Anche i comuni potrebbero organizzarsi per realizzare impianti di compostaggio a ciclo automatico continuo con capacità sino a 1600 ton/anno. Si tratta di apparecchiature di semplice gestione operativa e manutentiva, che però andrebbero presidiate in forma continua con l’impiego di un operatore in turno. Se ci riferiamo alla tabella dei rifiuti raccolti nel 2017 e stimiamo che la frazione organica sia un 30% del raccolto, il comune di Ischia avrebbe ad esempio bisogno di 3 unità di compostaggio, quello di Forio di 2, Barano e Casamicciola 1, mentre Serrara potrebbe convergere in parte su Forio ed in parte su Barano.

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