LE OPINIONI

IL COMMENTO L’isola e l’inverno che verrà, ovvero che non deve arrivare

Reduci da una interminabile fase 1 vissuta tra paura e povertà, è cominciata una fase 2 tra incertezze e ritardi, con la spada di Damocle di un possibile ritorno indietro. Ma se dal punto di vista sanitario la comunità scientifica si nasconde, incomprensibilmente, dietro mille scontri ed interrogativi, dal punto di vista economico ed occupazionale si poteva fare molto di più. Non si è fatta una seria analisi dei fabbisogni e delle criticità in funzione degli scenari possibili. Eppure era possibile farlo, almeno in una realtà come la nostra. Ci siamo limitati a lamentarci, piangerci addosso, protestato, ma senza effettivamente capire e sapere cosa volessimo o di cosa avessimo bisogno. E così viviamo, o meglio, “moriamo” alla giornata registrando chiusure eccellenti o aperture coraggiose.

Migliaia di nostri concittadini sono in attesa di una telefonata per capire se tornerà o meno al lavoro e tante famiglie non sanno se la prossima settimana gli sarà possibile fare la spesa o pagare il fitto o le utenze. È evidente il rischio che ci possa essere il dimezzamento del numero di addetti e del periodo di occupazione per la metà che troverà lavoro, e però non una stima, non una proiezione, non una strategia “difensiva” o di “contenimento” o di contrattacco. Sono convinto che le amministrazioni locali, con la collaborazione delle associazioni di categoria e degli uffici preposti, debbano fare le necessarie verifiche, capire quali possono essere le criticità e come sarebbe possibile superarle. Sono le Istituzioni più prossime ai cittadini, alle famiglie ed alle imprese e devono svolgere un ruolo fondamentale e strategico per mettere in piedi un modello che ci porti oltre la crisi.

Ritengo che non ci sia alternativa. Quest’anno non possiamo permetterci che arrivi l’“inverno”. Si devono prevedere iniziative ed attività che tengano viva l’attenzione sulla nostra Isola. Investire in grandi eventi, grandi mostre e nello stesso tempo mettere in campo grandi idee e capacità progettuali per attrarre quante più risorse possibili destinate al nostro Paese dall’Unione Europea. Non il libro dei sogni, ma progetti immediatamente realizzabili tesi alla riqualificazione della nostra rete dell’accoglienza e della ospitalità, al nostro sistema territoriale e dei servizi. Cantiere Ischia! Ischia sia un cantiere e non solo di idee. Non ci sono limiti di spesa e questa volta chi non concorre a fare le cose che servono è un delinquente o un assassino. È il tempo per realizzare un nuovo ospedale e per il riconoscimento di Ischia quale zona disagiata, è il tempo per rendere sicure le scuole e per realizzare nuove strutture per ovviare all’assurdità dei doppi turni, è il tempo per la messa in sicurezza del litorale costiero e dell’area pedemontana, è il tempo per investire sul patrimonio ambientale e paesaggistico, sugli incredibili giacimenti culturali, è il tempo per favorire il miglioramento dei collegamenti marittimi e terrestri con investimenti ingenti per innovare sulla qualità dei mezzi e sui tempi di percorrenza, è il tempo per recuperare le grandi tradizioni legate alla terra e ad i suoi frutti, è il tempo, anzi è già troppo tardi, della ricostruzione della zona terremotata. È il tempo del rispetto dei diritti. Alla vita, allo studio, al lavoro, alla casa, ad essere donna, anziano, bambino giovane, disabile, anche sulla nostra Isola. È il tempo di combattere e vincere egoismi e presunzioni! È tempo di mettere in campo valori. Se così non sarà, sarà stato solo il tempo dell’ennesima occasione persa, offendendo e rendendo vani i tanti sacrifici, anche in termini di vite umane, che la nostra Isola ed il nostro Paese ha dovuto patire.

Certamente non è il tempo dei codardi, soprattutto di quelli ricchi. Non è il tempodi calcoli e chiusure, sia il tempo del “chi più ha più dia”, anche correndo qualche rischio. Sembra poco credibile, inoltre, rispetto ad alcune chiusure eccellenti, la circostanza della incomprensibile “timidezza” dei sindaci che si trincerano dietro alla impossibilità di intervento sulle decisioni dei privati, i quali, a loro dire, potrebbero fare quello che vogliono. Ed invece non è proprio così, perché i sindaci potrebbero aprire, come si fa anche in sede regionale, un tavolo di crisi mettendo sul piatto le concessioni degli arenili, di competenza comunale, le concessioni termali, di competenza regionale, gli obblighi derivanti dalla gestione di attività di somministrazione di alimenti e bevande, la tassa per la gestione dei rifiuti e tutte leve che, azionate in modo giusto, possano determinare ancora occupazione e reddito nel rispetto delle regole di sicurezza sui luoghi di lavoro, rendendo così l’Isola, nel suo complesso, più competitiva e sicura. Ecco fare opera di dissuasione e di persuasione per il bene di tutti. In un momento di crisi come questo Ischia non può rinunciare a tutte le sue potenzialità, è necessario rendere fruibili tutte le impareggiabili risorse e bellezze, a maggior ragione se affidate a terzi in concessione.

Molti richiamano, sia sul piano locale che nazionale,il Piano Marshall, non facendo i conti con i propri limiti, le mal riposte presunzioni e la incapacità di avere una visione. Non c’è Marshall e non vedo nel nostro piccolo Paese o in giro per il mondo uomini ed intelligenze che resero la concretizzazione di quel piano possibile. Ma poi, diciamo la verità, non c’è un piano. Si tratta di prendere coscienza e consapevolezza della ineluttabile circostanza ed insieme superare limiti e arroganza dando la possibilità a tutti di offrire il proprio contributo. Insieme, dando voce alle tante intelligenze, competenze, sensibilità, “saggezze” che pure vivono sulla nostra Isola. Non sia la solita stagione degli affaridi pochi e per pochi, dei propri affari, sia la occasione di tutti e per tutti.

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