IL COMMENTO L’isola frana, la politica pure

In psichiatria la “scissione dissociativa” è un disturbo della personalità che porta alla presenza di due o più stati distinti di personalità. Paragonabile ad esso è, nella politica e nell’amministrazione di un ente locale, l’atteggiamento double face. Accade, in questi giorni, che i Sindaci dell’isola d’Ischia, si stringano da un lato intorno al Commissario Straordinario Legnini, professando fede nella messa in sicurezza dei territori e, da un altro lato, attaccano Regione e Soprintendenza per un Piano Paesaggistico che nemmeno hanno letto (lo hanno candidamente confessato in sede di presentazione del Piano al Palazzo della Diocesi) in nome di una flessibilità edilizia che – a loro avviso – è assente in un Piano ritenuto “ingessante”. La verità è che l’unità trovata intorno alla figura di Legnini è un opportunistico paravento che maschera le loro titubanze e insufficienze; e la flessibilità invocata è la stanca ripetizione di un tran tran vigente da decenni: quel lassismo che ha provocato la depredazione del territorio. I Sindaci hanno contestato alla Regione di aver calato dall’alto il Piano Paesaggistico e di aver confezionato nuovamente un abito troppo stretto per le necessità di sviluppo dell’isola. Si sono viste e sentite cose assurde negli interventi dei Sindaci, come il paragone fatto dal Sindaco di Barano Gaudioso tra i vincoli del Piano e il proibizionismo americano ai tempi di Al Capone (1920-1933). Solo che, col XVIII emendamento, l’America proibì la fabbricazione e vendita di alcool, mentre col Piano Paesaggistico si vuole impedire di continuare a costruire e consumare ulteriore suolo in un territorio bellissimo, saturo e fragile. Una cosa è impedire i fumi dell’alcool, altra è gettare fumo nell’opinione pubblica spacciando per flessibilità l’illegalità e per necessario allo sviluppo ciò che invece stronca il progresso dell’isola. E la Sindaca di Serrara, Irene Iacono, sostiene che l’eccessivo vincolismo non tiene conto, per esempio, delle esigenze di sviluppo degli alberghi. Sviluppo degli alberghi? Ma se è ormai convincimento comune che a Ischia si sono costruite troppe stanze d’albergo e che, collateralmente agli alberghi, sono sortii innumerevoli B&B e case vacanze, di quale sviluppo parliamo? E il Sindaco di Forio che addirittura non si presenta e non delega alcuno alla presentazione del Piano!
Presenteranno i Sindaci osservazioni al Piano? Sarebbe legittimo e utile. O si attesteranno su una posizione sterile di contestazione dell’intero Piano, invocandone uno completamente alternativo (che non arriverà)? Di modo che, una volta in vigore il Piano (non gradito), continueranno a non voler vedere violazioni e difformità, tenendo ancora sotto scacco una popolazione che non si rende conto del ricatto e della strumentalizzazione elettoralistica. I Sindaci hanno attaccato (registrano giornali e Tv locali) ma la verità è che il contrattacco di Regione (l’assessore Discepolo) e Soprintendenza (Nuzzo) è stato molto più diretto. Al grido di dolore (si fa per dire) dei Sindaci per il vincolismo che a detta loro è responsabile del disordine edilizio, ha fatto da contraltare l’accusa di Discepolo e Nuzzo secondo cui ci sono ben altre cause che hanno fatto precipitare la situazione nell’isola, con chiaro riferimento all’incapacità pianificatoria locale, al mancato controllo del territorio, all’assenza o grave insufficienza dell’esame delle pratiche di condono presentate. Qualcuno, dopo questo primo confronto pubblico, ha sottolineato che nel Piano Paesaggistico non c’è alcuna indicazione sul come risolvere il problema delle migliaia di pratiche di condono inevase e delle sentenze pendenti di abbattimento delle case abusive. Come se tale cancrena potesse essere risolto dal nuovo Piano Paesaggistico e non dal Parlamento e dal Governo. Per quanto riguarda la lamentata difformità di criteri tra Piano di Ricostruzione e Piano Paesaggistico, v’è da sottolineare come una cosa è “ricostruire” che presume azione e rigenerazione, altra è “tutelare” patrimoni naturali, storici, archeologici, geologici, che è compito precipuo della Soprintendenza, espressione dello Stato. Logico, quindi, che nel Piano Paesaggistico si senta più la mano della Soprintendenza che della Regione. Ma ciò non vuol dire che i due Piani non siano sovrapponibili. Come hanno sottolineato Discepolo e Nuzzo, ci sono margini di interventi edilizi, soprattutto c’è da migliorare la qualità di un’edilizia sorta con approssimazione, fretta, non conformità alla vocazione ambientale e storica. C’è molto da abbellire e rendere più vivibile. Certo, ci sono nodi da sciogliere, contraddizioni da risolvere.


Un esempio per tutti: le baracche in legno di Casamicciola sono da tutelare in quanto risorse storiche o è prevalente la necessità di renderle più vivibili e decorose? Cosa è previsto per le moderne esigenze di energia alternativa? I pannelli solari sono da evitare ovunque o solo in determinati contesti? Questi sono dubbi legittimi, non genericamente richieste di maggiore elasticità. Tutto questo mentre l’isola continua a franare, smottare, a cedere sotto i colpi dell’incuria di tutti; incuria materiale ma più ancora incuria di coscienza, di responsabilità, di rispetto degli equilibri naturali, nonostante gli sforzi e la buona volontà del Commissario Straordinario che, forzando i limiti del suo potere, agisce anche nei Comuni non terremotati. Si reclama un ulteriore sviluppo edilizio, perfino sulla costa, perfino sulla montagna (ecco perché si avversa il Progetto di Parco Regionale Protetto del Monte Epomeo) altro che difesa dei cacciatori e cercatori di funghi! L’ipocrisia ha valicato ogni limite! E’ ora di dire basta a chi, da un lato approva il Piano di Ricostruzione (la cui logica è quella del consumo di suolo pari a zero, prevedendo che ad ogni cubatura costruita debba corrispondere uguale cubatura eliminata) e d’altro lato si contesta un Piano Paesaggistico che ricalca – in sostanza – la stessa logica. L’assessore Discepolo ha detto che i Piani sono sovrapponibili e se c’è, come c’è, qualche incongruenza, bisogna eliminarla. Per questi esistono le osservazioni e i confronti pubblici. Piuttosto che assentarsi, come ha fatto il Sindaco di Forio, o di invocare irrealisticamente un Piano completamente alternativo, elastico, permissivo, si diano da fare Sindaci e consiglieri comunali, per correggere ciò che è giusto correggere, ma la smettano di ciurlare nel manico! Gli ultimi segnali delle frane di Cava Ruffano o del Sentiero tra Piano Liguori e Schiappone, non hanno insegnato niente? Non hanno allarmato nessuno? Attenzione a non portare sulla coscienza altri disastri, in nome di un malinteso sviluppo che sviluppo non è , o se lo è, è – per dirla con Pasolini – uno sviluppo con regresso civile e morale.





