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LE OPINIONI

IL COMMENTO L’umanità in politica e le mie scuse a Peppe Brandi

di LUCIANO VENIA

Era un momento di particolare tensione. Luca Scotti, esponente del Partito Liberale (PLI) chiese di intervenire nell’aspro dibattito in corso durante lo svolgimento del Consiglio Comunale di Ischia (arrivato a una altissima temperatura polemica) e pronunciò parole di rara potenza che sono penetrate nel mio essere come fondamenti ovvero come caratteri permanenti del mio agire politico. Principi primi invalicabili ed inalienabili. Leggi supreme impermeabili al tempo e vigenti in ogni spazio. Luca Scotti, il saggio come lo chiamavano il Sindaco Enzo Mazzella e gli stessi esponenti liberali, si alzò in piedi e rivolse un monito erga omnes: la politica – egli disse – anche nei momenti del più aspro contendere e della acuta competizione elettorale – non deve mai essere deprivata del requisito dell’umanità; e dunque sia nella dialettica tra partiti che nell’approccio alle singole questioni amministrative riguardanti i cittadini concreti, essa deve sempre mantenere ed osservare una legge etica di base per la quale, verso il cittadino e, nei confronti dell’avversario, mai si deve oltrepassare il pomerium (nell’ordinamento romano, il pomerium era la linea di confine che separava l’Urbe Roma dal resto del mondo: originariamente esso coincideva con le c.d. “mura di Servio Tullio”, mentre nell’età delle guerre civili includeva tutta la Penisola a sud dei fiumi Magra e Rubicone). Un confine tra la barbarie dello scontro e della violenza e la civile dialettica tra forze alternative e concorrenti.

Si riferiva alle rudi e squallide vicissitudini di cittadini sgraditi al potere pro-tempore in quegli anni di eroica resistenza contro la granitica maggioranza DC (21 seggi su 30). Egli con fermezza e veemenza seppe interrompere una spirale di violenza verbale e una cieca frapposizione di ostinazione burocratica in merito ad una pratica amministrativa da parte della maggioranza, evocando così, in termini suggestivi, le basi del vivere civile e la necessaria trasposizione in chiave locale del valore dell’isonomia e del dettato del terzo articolo della Carta Costituzionale.

L’umanità. Già, l’umanità. La politica però – come insegnava il Machiavelli ne <Il Principe> è sempre amorale cioè va al di là, si pone oltre la morale e l’immorale poiché, come ogni tecnica, essa funziona senza premesse di valore. In quegli anni chi faceva opposizione intensa e densa subiva l’ostracismo della robusta maggioranza e stessa sorte toccava ai cittadini elettori posizionati su versanti sgraditi e non allineati. Non che ai giorni nostri sia cambiato molto (…). Ma quelli furono anni epici e favolosi, meravigliosi e terribili fino alla fine del decennio ottanta tra sviluppo tumultuoso ed emancipazione sociale. Eppure permaneva latente la saga di Peppone e Don Camillo così ben immaginata o raccontata da Giovannino Guareschi. Era una lotta farsi affiggere manifesti di denuncia, una avventura fare comizi a Campagnano dove le campane stranamente suonavano mentre l’esponente della opposizione comiziava dal balcone; e persino un divieto di accesso ai consiglieri di opposizione agli uffici di segreteria dove venivano predisposte e tenute le deliberazioni. Limiti e divieti fatti poi saltare col tritolo della nostra opposizione di stimolo e di controllo in ciò supportati dalla legge dello Stato. Non era difficile per me – e gli eventi successivi come la proposta di Statuto Comunale da adottarsi a seguito della entrata in vigore della legge 142/90 di riordino delle autonomie locali (legge Gava), le ampie innovazioni della legge sul procedimento amministrativo (legge 241/90), la Giunta DC-MSI-PLI-PSI-PCI da me autorizzata quale dirigente della Federazione Provinciale del MSI, portando i missini al potere in un comune di fama mondiale e di grosse dimensioni ben prima della discesa in campo di Berlusconi o delle straordinarie affermazioni di Gianfranco Fini e di Alessandra Mussolini a Roma e a Napoli nel corso della tornata elettorale del 1993 con la elezione diretta dei Sindaci – lo confermarono – dialogare col mondo liberale. Del resto mio zio, il prof. Domenico Patalano genio della matematica e maestro di generazioni di studenti divenuti poi professionisti era stato consigliere comunale laico e liberale ai tempi poco precedenti della Fratellanza e Lavoro, quella del simbolo del Gallo che per gli esoterici è il simbolo del risveglio…

Ho voluto ricordare questo momento di storia ischitana perchè talvolta si preferisce dimenticare grandi uomini, valori elevati e momenti straordinari cedendo alla logica camorristica della “paranza dei bambini” o dei grotteschi saltimbanchi che come squallidi voltagabbana abitano le fogne della politica. E tuttavia nessuno è immune dagli eccessi e dagli errori anche quando sono innescati dalla buona fede o dal fanatismo. Da giovani si può sbagliare e occorre ravvedersi. Io per esempio ho sbagliato e chiedo pubblicamente scusa al Sindaco Peppe Brandi perchè in uno dei momenti più difficili della sua vita, coinvolto in un procedimento giudiziario, preso dal furore dell’appartenenza ideologica non seppi comprendere e rispettare la sofferenza sua personale e quella della sua famiglia lasciandomi andare a commenti e dichiarazioni che oggi da Avvocato ritratto e disconosco per la loro carica di violenza ingiusta e inumana. Quelle mie frasi risentivano di un clima di odio e di scontro permanente. Oggi mi fanno orrore. Chiedo scusa ora per allora a Peppe Brandi e alla sua meravigliosa famiglia.

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