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LE OPINIONI

IL COMMENTO L’UNESCO,il Borgo di Celsa e il delfino

Intorno al borgo di Ischia Ponte si sta addensando una quantità di iniziative, un po’ disordinate e in parte contraddittorie, alle quali è bene mettere un poco d’ordine. Tentiamo di farlo qui, insieme. Meritevolmente, Luciano Venia, rilancia con forza l’idea di mobilitare le forze vive del paese per convincere l’Amministrazione Comunale d’Ischia a porre, col dovuto dossier e secondo l’iter previsto, la candidatura del Castello Aragonese e del Borgo di Ischia Ponte a Patrimonio Unesco dell’Umanità.

Ci doveva essere un primo rassemblement dei sostenitori il primo giugno ma poi, per motivi organizzativi, l’appuntamento è slittato al 15 di giugno. Si può già dire, da queste prime battute, che davvero questa volta non sono state innalzate barriere ideologiche e i partecipanti vanno dalla destra alla sinistra radicale. Una prova di attaccamento al paese, tra persone per bene a prescindere dalle posizioni politiche. In questa assemblea costitutiva, sarà bene chiarire a tutti che la procedura per accedere alla candidatura è complessa ed impegnativa. Basti dire che, in questi giorni, il Comune di Bologna si è visto rigettare il dossier per il riconoscimento dei “Portici” bolognesi come Patrimonio dell’Umanità, dalla società Icomos, organo consultivo dell’Unesco, il cui intero impianto dovrà essere corretto e riproposto entro ottobre. Causa l’eccessiva estensione del “progetto portici” anche alla periferia (alquanto malmessa, per esempio la zona Barca). Anche la Valpolicella,fin dal 2019, si è mossa per candidare l’area di produzione dei vini Recioto e Amarone a Patrimonio dell’Umanità. Ma, nonostante ci sia stata, a gennaio 2020, una delibera all’unanimità del Comune di Verona, a tutt’oggi non è stato ancora predisposto il dossier da presentare ufficialmente all’Unesco. Questo per dire che la pratica è lunga e l’Unesco è molto attenta e fiscale.

Nel frattempo, nel borgo di Ischia Ponte, ha riaperto il piccolo ma interessante Museo del Mare ed è stata organizzata (a cura dell’associazione Borgo di Mare e M.EDU.S.A, presso la Scuola Media, una mostra per i 10 anni di ricerche archeologiche subacquee nella baia di Aenaria. E’ bastata però l’installazione di una scultura metallica di un delfino nel Piazzale Aragonese per scatenare nuove divisioni nel paese tra sostenitori e detrattori della nuova rotonda artistica, come era già accaduto per piazza degli Eroi. C’è chi dice che è “brutta”, chi dice che è meglio di piazza degli Eroi e chi dice che la gente non si accontenta mai. Certo è che la reazione del popolo di facebook sembra più diretta all’estetismo del delfino che alla candidatura del Castello a Patrimonio dell’Umanità o alla storia archeologica del Parco Sommerso di Aenaria o al Museo del Mare. Ma perché, ancora una volta, il Comune d’Ischia mette i cittadini di fronte al fatto compiuto? Nessuno sapeva di questa scultura. Seconda osservazione: il Parco Archeologico di Aenaria, in prospettiva, rappresenta una delle risorse e dei richiami turistici più interessanti per Ischia Ponte e per tutta l’isola, allora la scultura non poteva ispirarsi più direttamente a questa realtà? Il delfino rappresenta sicuramente un meraviglioso esemplare marino, ma non legato al Castello, alla baia di S.Anna, al Borgo di Celsa. Non è contestualizzato. Non ne sono scandalizzato, perché altrove avvengono brutture e dissacrazioni di luoghi ben più gravi.

Citerò due esempi, che hanno sconcertato il mondo: pensate che le famose piramidi di Giza, vicino al Cairo (che ho avuto la fortuna di visitare), le cui tombe faraoniche hanno una storia di quaranta secoli, durante il lockdown, sono state attraversate da lavori per la costruzione di due nuove autostrade, per volere del generale Al Sisi, compromettendo altre future ricerche archeologiche nell’area. Pensate che a Recanati, sotto al colle dal quale Leopardi scrutava l’Infinito, è stata progettata la più grande discarica del maceratese. Quattro ettari e 450 mila metri cubi d’immondizia proveniente dal circondario. Dunque non sarà un delfino a scandalizzarmi. Però, registro che abbiamo perso un’altra occasione per progettare l’insieme del paesaggio. Questa incapacità l’avevamo sottolineata già a proposito del Museo del Mare, troppo piccolo per vivere da solo, staccato dalla baia di Sant’Anna, dall’area archeologica sommersa, dalla sala multimediale curata da Marina di Sant’Anna, sganciato dall’area museale della Torre di Michelangelo. Lancerò un’altra piccola proposta, per tentare di “ ricucire”, di rammendare queste “fratture” culturali nel contesto unico del Borgo, che si vuole promuovere a Patrimonio dell’Umanità Unesco. Al Museo del Mare si dovrebbe dare un nome, per caratterizzarlo, per dargli un’identità più forte, per ancorarlo nella storia dell’isola d’Ischia. Il nome storico che gli si potrebbe dare è quello di “Giovanni Assanti”. La proposta va, in primo luogo, al comitato di gestione del Museo e,in secondo luogo, al Comune, proprietario dei locali del Palazzo dell’Orologio. Di Giovanni Assanti e della famiglia vissuti nel 1300, troverete traccia nel recente tomo storico di Benedetto Valentino “Storie di pirati, eretici e pestilenze” o in Rassegna d’Ischia, a firma di Gianni Matarese, del settembre 2016.

Ancor prima di loro ne aveva parlato Vincenzo Onorato nel Ragguaglio historico-topografico dell’isola d’Ischia, del 1800. Giovanni Assanti fu uomo espertissimo di mare, “ciamberlano del re Roberto d’Angiò e Capitano generale della Calabria e dell’Abruzzo”. Proprio in un istrumento riguardante il borgo medioevale di Celsa si fa riferimento alla famiglia Assanti. Giovanni e il fratello Bonavita Assanti, nel 1309-1310, agirono anche nelle isole del Dodecanneso e divennero padroni dell’isola greca di Nisyros, avendola ottenuta dai turchi in cambio del rilascio di un prigioniero di nobili origini che avevano catturato. Si potrebbe ipotizzare, alla luce di queste notizie, anche un gemellaggio di Ischia con l’isola di Nisyros, che è piccola ( anello di 8 km, circa 1.000 abitanti) ma che ha una forma, più o meno circolare molto simile ad Ischia ed è anch’essa di origine vulcanica e con risorse termali. E’ così che si riannoda la storia locale con la storia del mondo, in particolare con questo aspetto di una famiglia ischitana che ripercorse, nel 1300, il cammino a ritroso che i primi coloni greci , secoli prima, avevano fatto venendo nella nostra isola. La storia è fatta di tanti piccoli e grandi avvenimenti, apparentemente slegati, ma che lo storico e la politica hanno il compito di connettere, dandogli senso e continuità, in modo da porre basi solide per il futuro. Questo mi aspetto dalla nostra isola ed anche per questo è giusta l’idea di proporre la candidatura del Borgo e del Castello a Patrimonio dell’Umanità.

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