IL COMMENTO Ma che storia è questa?

Confesso. E, nella confessione, sono sicuro che qualcuno interpreterà male queste mie esternazioni; confesso di essere rimasto perplesso sull’esaltazione della sfilata di Sant’Alessandro come la grande bellezza della storia. Sarò sincero, a me questa manifestazione appare importante per altri aspetti: per il rituale ritrovarsi di personaggi isolani intorno alla vivace comunità di Sant’Alessandro, per la continua cura e rivisitazione di costumi, per il coinvolgimento di cittadini e turisti per le strade di Ischia, per la presenza di gruppi di altri Comuni italiani in costumi tradizionali, per gli sbandieratori, le danzatrici, le cornamuse. Insomma come fatto sociologico significativo più che come lettura e rievocazione storica. Pertanto, fatto sociale rilevante più che evento storico-culturale.



E, stando così le cose, almeno per come le vedo io, sarebbe stato opportuno trovare il modo di ricordare alcune figure che, negli anni, hanno partecipato a questo bagno collettivo di socialità: Gilberto Buono, Andrea Impagliazzo, Roberto Ielasi ( e mi scuso per qualche dimenticanza), che erano personaggi centrali dell’evento e che purtroppo non ci sono più. Dunque va benissimo che giovani generazioni prendano in mano il filo della tradizione, ma è giusto che l’evento vada ricondotto nell’alveo che gli è proprio. E affinché sia più efficace la tesi che sostengo, farò un paragone con Capri e più precisamente con un’iniziativa editoriale di Repubblica che, di recente, ha pubblicato un libro, a cura di Massimo Osanna ( Direttore Generale Musei e professore ordinario di Archeologia Classica alla Federico II di Napoli) e Luana Toniolo ( Direttrice ad interim della Direzione Regionale dei Musei Nazionali Campania). Il libro è intitolato “ Capri Imperiale”. Lo raccomando a chi non lo ha letto. In esso si capisce cosa si deve intendere veramente per cultura e per politica culturale e cosa bisogna curare, evidenziare, coltivare affinché riemerga, in tutta la sua potenza, la storia di un’isola importante del Mediterraneo. Capri ha da circa un anno un Museo Archeologico; Ischia ( Lacco Ameno) lo ha da molto più tempo. E se la collocazione del Museo di Capri, la Certosa di San Giacomo, è prestigiosa, quella del Museo di Pithecusae non è da meno. Quest’ultima, inaugurata nel 1999, come settecentesca Villa Arbusto, ha visto un susseguirsi di ritrovamenti archeologici in zona Mazzola, ancora oggi oggetto di scavi e ritrovamenti. Fatto sta, a parità di patrimonio storico e archeologico, Capri – ancora una volta – riesce ad avere una risonanza mediatica molto più efficace di quella che riesce a mobilitare l’isola d’Ischia. E’ come se noi ischitani giocassimo continuamente al ribasso, invece che alzare il tiro ( parliamo di giusta distanza non di sparate grossolane e false). Per esempio una cosa che omettiamo di fare e che Capri invece fa è l’integrazione della sua storia con quella di un contesto territoriale più ampio ma pur sempre omogeneo al suo. Ad esempio, una delle peculiarità del Museo di Capri è che raccoglie ed espone anche reperti provenienti dai depositi del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, del Parco Archeologico di Paestum e Velia, del Parco Archeologico di Ostia Antica. Insomma Capri si pone al centro di una storia più complessiva e dal raggio allargato. Che Capri vanti un forte legame con l’Impero Romano e, in particolare, con gli imperatori Augusto e Tiberio, di cui Tacito menziona, negli Annali, le sue dodici ville isolane, è fatto incontestabile, ma che, in questa spinta mediatica, una persona colta e competente come Massimo Osanna, citi una serie di fonti letterarie e miti per dimostrare l’importanza che Capri assume come porta d’ingresso da sud al Golfo di Napoli, è contestabile. A suo avviso, anche se non ci sono molte evidenze al riguardo, Capri sarebbe stata al centro della connettività mediterranea in piena continuità tra età greca ed epoca romana. E, addirittura, si ipotizza una connessione commerciale lungo la traiettoria Pozzuoli-Capri, smentita dalla logica marittima e dalle evidenze storico archeologiche. Ma è brava Capri a saper vendere meglio di Ischia, la sua pur ricca storia. Insomma con la storia bisogna stare attenti, non possiamo forzarla e maneggiarla o confonderla col semplice intrattenimento e folclore. E, come dicevamo all’inizio a proposito della Festa di Sant’Alessandro, non confondiamo verità storica e puro spettacolo o gioiosa manifestazione di popolo e convivenza sociale. La sfilata dei cavalli, le acrobazie, gli equilibristi, sono più vicini al mondo circense che alla storia, come quando il caro amico Roberto Ielasi, durante la sfilata di Sant’Alessandro, vestito da pescatore, faceva il mangiafuoco, divertendo il pubblico, cosa che ci vivere bene in comunità, ma la storia è un’altra cosa!





Dottor Borgogna. Tutto bene
Ringraziando il Signore, è terminata la più brutta estate che io ricordo. Se la prossima estate sarà come quella passata. Ad Ischia sbarcherà l’esercito. Veniamo al suo articolo di ieri. Mi è venuto in mente due articoli di qualche tempo fa. Il primo era del giornalista Lubrano. Al quale sollecitava il sindaco Enzo Ferrandino , di cambiare la quasi totalità della topomastica cittadina.
La quasi totalità del cambiamento delle strade dovevano portare i nomi di sacerdoti del passato. Per tutto il rispetto dei sacerdoti defunti la cosa non poteva essere accolta.Naturalmente perché era impraticabile. La seconda fu di un bravo cittadino di espressione di destra.
La richiesta era che: Il sindaco con i fondi europei doveva realizzare dei giardinetti pubblici è intitolarli a consiglieri comunali defunti. Naturalmente bipartisan. Costo di circa 3 milioni di euro. Gli episodi nel mio commento che con quei fondi si potevano costruire case popolari. Vista la penuria di alloggi che vi sono sul isola.( Naturalmente di case ad Ischia Ve ne sono tantissime.) Ma non per i poveri cristi che non hanno casa. Personalmente ritengo che la proprietà personale ogniuno ne può disporre come meglio crede.
Veniamo al suo suggerimento di ieri inerenti a due ischitani defunti. Bravissime persone . È stimati professionisti. L’evento annuale della sfilata di San Alessandro, che si svolge da anni a fine agosto. Come lei ben sa, è rivolta ai villeggianti come Ischia nei secoli fosse stata governata da dominazioni. Saracene, spagnoli, austriaci. È la popolazione come viveva. Certo si può aggiungere altro. Ma altri fatti storici. Le due persone che lei a menzionato erano comuni cittadini. Come ne sono stati a migliaia nei secoli trascorsi. Rimaniamo la manifestazione come è stata così per molti anni. Altrimenti finirà anche questo evento di fine estate.