Di Giorgio Di Dio
In occasione del 153° anniversario della Rerum Novarum, Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”, un documento che va oltre i temi spirituali per affrontare direttamente il potere dell’intelligenza artificiale (IA). Questo testo non si limita a chiedere che l’IA sia allineata ai valori umani, ma avverte che questa richiesta serve poco se i valori stessi sono decisi da una piccola élite. Senza regole giuridiche adeguate, l’innovazione tecnologica rischia di essere guidata solo da logiche tecnocratiche, favorendo chi possiede dati e infrastrutture. Le obiezioni più comuni alla regolamentazione dell’IA, come la paura di rallentare l’innovazione e di aumentare i costi, devono essere confrontate con i costi reali di un sistema opaco e senza regole, che ricadono su lavoratori e cittadini e alimentano ingiustizie sociali. L’enciclica sottolinea che la giustizia sociale non è un aspetto secondario dell’economia digitale, ma il criterio principale per valutarne il funzionamento. Le decisioni algoritmiche su prestiti e assunzioni distribuiscono opportunità senza un controllo democratico, aprendo domande importanti sulla giustizia. È essenziale che le decisioni prodotte dall’IA siano chiare e controllabili, e questo richiede leggi adeguate e un controllo indipendente. La mancanza di trasparenza rende poco chiara anche la responsabilità. La combinazione tra IA e automazione sta cambiando il mondo del lavoro, portando vantaggi ma anche il rischio di ridurre le competenze dei lavoratori; l’accesso al lavoro deve restare una priorità nelle politiche pubbliche, così che la tecnologia non aumenti le disuguaglianze. L’enciclica “Magnifica Humanitas” invita a riflettere a fondo su come la tecnologia influenzi la nostra vita e le nostre scelte sociali. È un richiamo a considerare la giustizia e la dignità umana nel contesto delle nuove tecnologie, sottolineando la necessità di un giudizio etico per affrontare le sfide di oggi e di domani.
L’Enciclica di Leone XIV rappresenta uno spartiacque simbolico: il momento in cui l’IA smette di essere solo un tema tecnologico e diventa il punto attraverso cui la società ridefinisce il suo rapporto con il potere, la conoscenza e l’essere umano. L’IA sta cambiando il nostro rapporto con la realtà, e l’enciclica chiarisce che non si tratta di un problema limitato a un settore, ma di una trasformazione profonda che coinvolge lavoro, guerra, conoscenza, formazione del consenso e rapporti tra individuo e autorità. Tra le espressioni insolite usate da Leone XIV nell’enciclica, “paradigma tecnocratico” e “colonialismo dei dati” spiccano, ma una è particolarmente importante: disarmare. Questo termine, anche se può sembrare ambiguo, fa capire che il problema non è solo disarmare l’IA, ma anche chi la controlla. Chi concentra dati e capacità di calcolo senza rispondere a una discussione pubblica non è un semplice tecnico, ma un vero soggetto politico. Un’IA incontestabile diventa un’arma non per il codice in sé, ma per chi la gestisce senza dover rendere conto a nessuno. È chiaro che non serve un’IA più morale se i principi morali sono scelti da pochi. In molti ambienti tecnici si prova a inserire l’etica nel codice con modelli allineati e strumenti etici. Tuttavia, l’illusione è pensare che basti mettere dei valori nel modello; un principio morale introdotto senza discussione democratica diventa un vincolo strutturale, e i valori di chi progetta si trasformano nell’architettura invisibile del comportamento collettivo. L’enciclica ribadisce che non basta moralizzare la macchina; serve una discussione pubblica su quale morale adottare. La presenza di esperti come Chris Olah nel contesto della presentazione dell’enciclica mette in evidenza l’urgenza del problema: quando chi rivendica un’autorità morale si siede allo stesso tavolo di chi ha gli strumenti per trasformare quei valori in infrastruttura cognitiva, il confine tra riflessione etica e costruzione del comportamento collettivo diventa molto sottile. Un punto centrale affrontato dal Papa è il valore del limite umano, della fragilità e della finitezza. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile dovrebbe essere fatto. Però resta una domanda fondamentale: qual è il limite del limite? Stabilire dove mettere i confini dipende dal modello etico di riferimento, e Leone XIV, nella sua visione, colloca questa scelta nella tradizione cattolica più che nella discussione democratica. Il Papa non deve spiegare come governare il potere algoritmico, ma perché non si possa accettare che resti senza limiti. Il come richiede capacità industriale sovrana, nuovi diritti cognitivi e la protezione della capacità di formare un giudizio autonomo. In definitiva, spetta alla politica, al diritto e alla cultura decidere se la democrazia intenda ancora governare le tecnologie o limitarsi a subirne le conseguenze. Disarmare l’IA non significa soltanto scegliere chi la arma, ma creare le condizioni perché nessuno possa farlo senza rispondere pubblicamente delle proprie azioni.
