LE OPINIONI

IL COMMENTO Napoli, una “Malafemmena” che si ama e si odia

Nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un evento molto suggestivo, a metà tra il romantico e il sentimentale. Per gli amanti del Principe della risata un appuntamento da segnare in rosso sul calendario. La canzone Malafemmena, scritta da Totò nel lontano 1951, ha compiuto 70 anni. Un brano simbolo della discografia di Antonio de Curtis, che di canzoni ne scrisse oltre 50 e che racconta la storia di un amore sofferto, di un grande dolore, di una passione intramontabile per una donna che non accetta l’ennesimo tradimento e va via, lasciando solo l’uomo che ama. Mi è capitato di parlarne con Elena de Curtis, nipote di Totò e Diana, i protagonisti di questa struggente storia d’amore.

Saranno stati i suoi occhi lucidi, la voce bassa e commossa, non saprei ma in quel momento ho pensato alla mia città, Napoli, che si ama e si fa odiare, che ti costringe spesso a tradirla e a mancarle di rispetto, che diventa Malafemmena per le lacrime che ti costringe a versare e qualche volta non solo metaforicamente. La attraversi in lungo e largo e nel momento stesso in cui ti imbatti in rifiuti, criminalità, maleducazione, traffico, disservizi e confusione, ti accorgi di quanto sia bella. Su Napoli, in questi giorni, si sta giocando una partita importante, fondamentale, l’ennesima ultima possibilità di emergere da un tracollo irreversibile, che spesso con troppa faciloneria viene imputato alla classe dirigente e alle istituzioni e che invece, nella maggior parte dei casi, dipende da noi stessi, che amiamo la città a modo nostro, in maniera unilaterale, senza rispettare le regole di un  rapporto a due, proprio come accade nelle storie d’amore che finiscono male. L’ultima ferita inferta sul corpo della città arriva dal cosiddetto “Patto per Napoli”, una chimera fatta di promesse, impegni e parole. Quelle sventolate nelle piazze durante la campagna elettorale dai vari candidati a sindaco. L’approvazione del “Salva Napoli” doveva essere poco più che una formalità. E invece a circa un mese dall’elezione di Gaetano Manfredi nella bozza di Finanziaria non c’è traccia della norma che dovrebbe permettere al capoluogo partenopeo di evitare il default. Il nuovo primo cittadino ne ha parlato con Draghi ma la situazione è di stallo e ora Manfredi “minaccia” clamorosi passi indietro, il tutto mentre arriva la decisione da parte del Governo di aumentare lo stipendio dei sindaci, almeno quelli che guidano una città metropolitana, Napoli compresa. E così l’ennesimo tradimento è alle porte. L’amore tra Napoli e i suoi tanti amanti messo nuovamente in discussione. Un’altra promessa non mantenuta, un’altra “malafemmena” che abbandona chi ne è innamorato.   

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