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LE OPINIONI

IL COMMENTO No green pass. Tu quoque Ischia…

Questa storia dei no vax, no Green Pass, no tutto! Ha francamente stancato. E non perché non sia legittimo manifestare il proprio dissenso, rispetto ad una decisione che si ritenga ingiusta o iniqua. L’atteggiamento dei contestatori infastidisce perché comincia ad essere profondamente anti-Italiano. Il blocco delle attività al porto di Trieste, uno degli scali più importanti d’Italia è una lampante dimostrazione. Così come sono poco comprensibili le proteste in piazza, condite da slogan sguaiati, blocchi stradali e qualche volta, purtroppo, anche di gratuita violenza. A chi giova tutto questo? Certo non ad un Paese che sta cercando, con impegno ma anche con grande difficoltà, di uscire da una crisi endemica che l’ha messo in ginocchio e i cui effetti si faranno sentire, ancora per molti anni, su molti settori, a cominciare da quello economico e turistico. Pensiamo soltanto alle conseguenze che il Covid ha avuto sull’andamento turistico di località come Ischia, Capri, Procida, la costiera Amalfitana e quella Sorrentina. I prossimi anni non basteranno a recuperare un deficit finanziario abnorme, che ha contribuito alla morte di migliaia di imprese, aziende di famiglia, piccole attività commerciali. Se solo si pensasse a tutto questo, forse, si scenderebbe in piazza per altri motivi e non certo per contestare un provvedimento che, piaccia o no, è stato preso a tutela degli Italiani. E se anche il green pass fosse un sacrificio da fare per il bene comune e per la sicurezza collettiva, da “Italiani” bisognerebbe non opporsi ma accettarlo, anche se a malincuore. Perché questo significa essere una Nazione.

Qui in ballo, oltre alla salute delle persone (i dati testimoniano in maniera lampante, che i casi di contagio di questi mesi si riferiscono con percentuali altissime a persone non vaccinate), c’è il futuro dell’Italia. Una nazione che vive di turismo, di cultura, di cinema e di teatro, di ristorazione e accoglienza. Tanto per citare alcuni dei settori che, dopo la crisi legata alla diffusione del virus, adesso devono fare i conti anche con i continui stop and go dettati dalle proteste di piazza e gli scioperi. Nei giorni scorsi una protesta del genere è stata organizzata anche ad Ischia. Sull’isola Verde si promuovono fiaccolate e cortei. La stessa isola che si è legittimamente vantata, la scorsa estate, di essere la prima località turistica d’Italia a fregiarsi del titolo di “Covid free”. Sembra quasi un controsenso.

I vaccini salvano la vita e il green pass è stato reso obbligatorio per indurre tutti a scegliere l’unica strada percorribile per potersi tutelare. Altro che discriminazione! 

E invece l’Italia si trova da giorni a doversi confrontare con momenti di tensione, confronti poco sereni, incertezza, scontri tra fazioni e una spettacolarizzazione della protesta che sta logorando, ancora più, la tenuta di un Paese che attende da anni una svolta. Forse è mancata una comunicazione chiara, articolata, efficace, rivolta a quella larga fetta di popolazione che si sapeva essere contraria, per principio più che per convinzione, all’introduzione del green pass. A queste persone bisognerebbe spiegare che solo grazie all’obbligatorietà del green pass, ci si può liberare del green pass stesso, magari solo tra qualche mese, quando gli effetti del Covid saranno ridotti, grazie alla diffusione del vaccino. Liberarsi del Covid è molto più importante, forse, che non sentirsi vincolato da un foglio di carta e un codice a barre, un compagno di viaggio molto meno invasivo di quelli che condizionano la nostra vita (pensiamo ai cellulari ad esempio) e che funge da lasciapassare per la vita di tutti.

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