LE OPINIONI

IL COMMENTO Nostalgia, nostalgia canaglia

DI ARIANNA ORLANDO

I ragazzi del ’92 nel ’92 magari avevano proprio vent’anni ed erano irriverenti, ribelli e anarchici in quella loro maniera di essere al mondo per abbatterlo e ricostruirlo daccapo. I ragazzi del ’92 non c’erano per nessuno se non per i ragazzi come loro: ai raduni improvvisati per la strada, agli appuntamenti segreti della notte, alla discoteca Ok, alle passeggiate sul lungomare. Li incontravi di giorno e poi di sera con l’aria spassionata di chi l’indomani dovrà inventarsi un nuovo modo per piangere o per gioire. I ragazzi del ’92 si vestivano con la moda secondo l’anno ’92 ed erano fieri dei blue jeans e delle loro scarpe. Come i giovani del nuovo ’23, si specchiavano l’uno nell’altro alla ricerca estenuante del loro  aspetto e quando si confermavano  simili, come si desideravano, ai ragazzi dello stile grunge di Seattle, sapevano di potere conquistare  il mondo. I ragazzi del ’92 erano fatti così: si guardavano negli occhi e non nelle storie di Instagram. Non sapevano cosa fosse, a dire il vero, una storia di Instagram e si abituavano a stupirsi quando il telefono di casa, magari nero o magari beige, squillava e dall’altro lato il loro amore li chiamava. Si modellavano su una società che si muoveva e intendeva mwttweli alla prova senza dargli comprensione e pesandogli addosso come un fardello. Intravedevano tra le pieghe di nylon dell’età che li deformava in “persone del domani” l’attitudine che avrebbero avuto un giorno a rifilarsi negli schemi e nelle categorie. Ma sapevano di doversi conquistare il futuro. Sapevano di dover lottare aspramente per uno spazio. E come nel film “un sacco bello” i giovani erano questa materia surreale e pazza che rifuggire il controllo e le forme, che non si poteva modellare se non con l’esperienza e l’intraprendenza. 

I ragazzi del ’92 non sapevano ancora che non bastava l’adultitá, né avere vent’anni per raggiungere gli dèi nel cielo e nemmeno che l’adultitá e avere vent’anni erano invece sufficienti a far sì che gli dèi scendessero sulla terra a disintegrare i miti televisivi in cocktail di alcool e droghe. Non una primavera spensierata, né un inverno senza gelo hanno caratterizzato i vent’anni dei ventenni del ’92, non cose che i ragazzi di oggi non saprebbero vivere o superare hanno affrontato questi predecessori della prima giovinezza ma certamente possiamo dire: del mondo essi hanno avuto molto di più. Lo hanno ricevuto puro e indenne dalla sopravvivenza dei vecchi più giovani di loro, si sono scottati al sole della vita e non delle luci blu del cyber, hanno goduto e atteso nei lunghi spazi che impone un’esperienza sincera, hanno imparato il valore delle cose dal modo in cui gli sono state negate. E tu, ragazzo del nuovo ’23, che sai cosa voglia dire amarsi sotto il cielo di Citara e che hai ricevuto in ereditá il conforto di un mondo che mira a essere più tenero e meno rigido, meno severo con te, non rigenerare le ansie del ’92, non te lo si chiederebbe mai. Ma restituisci quella stessa fame atavica di cambiare il mondo e quella bellezza congenita alla gioventù di inventarlo daccapo. E mentre ci stupisci con le tue intenzioni, ti prego: stupisciti pure tu e non guardarmi più con gli occhi grigi e stanchi che nessun ragazzo prima di te ha mai avuto.

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