LE OPINIONI

IL COMMENTO “Nulla è perduto con la pace”

DI LELLO MONTUORI

Ho trattato in un mio recente intervento, il tema della pace dopo la consacrazione -voluta da Papa Francesco – della Russia e dell’Ucraina al cuore immacolato di Maria. Ho ricordato delle esortazioni di Giovanni Paolo II all’indomani dello scoppio della I Guerra del Golfo, che all’inizio degli anni ‘90, insanguinò il Medio Oriente e mise in pericolo la pace mondiale. Vorrei ripercorrere oggi, attualizzandolo, il famoso radio messaggio di Sua Santità Pio XII ai governanti ed ai popoli nell’imminente pericolo della guerra rivolto giovedì, 24 agosto del 1939, a tutti i popoli del mondo, alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, un conflitto che si lasció alle spalle oltre sessanta milioni di morti. «A tutto il mondo» si rivolge Eugenio Pacelli, Pio XII, l’ultimo Principe della Chiesa, il Papa del silenzio per i suoi detrattori, un Santo che mise in salvo centinaia di migliaia di perseguitati, per chi ancora oggi lo venera. «Un’ora grave suona nuovamente per la grande famiglia umana; ora di tremende deliberazioni, delle quali non può disinteressarsi il Nostro cuore, non deve disinteressarsi la Nostra Autorità spirituale, che da Dio Ci viene, per condurre gli animi sulle vie della giustizia e della pace».

Papa Pacelli si rendeva conto del gravissimo pericolo che l’umanità stava correndo, sembra quasi presagire l’orrore che di lì a poco si spargerà in tutta l’Europa. «Ed eccoCi con voi tutti, che in questo momento portate il peso di tanta responsabilità, perché attraverso la Nostra, ascoltiate la voce di quel Cristo da cui il mondo ebbe alta scuola di vita e nel quale milioni e milioni di anime ripongono la loro fiducia in un frangente in cui solo la sua parola può signoreggiare tutti i rumori della terra. EccoCi con voi, condottieri di popoli, uomini della politica e delle armi, scrittori, oratori della radio e della tribuna, e quanti altri avete autorità sul pensiero e l’azione dei fratelli, responsabilità delle loro sorti». Si rivolgeva ai governanti, il Papa ieratico dal volto diafano. Sapeva che sono i ‘grandi’ a governare le sorti dei popoli. Fece così ammissione di umiltà, ma non di debolezza. «Noi, non d’altro armati che della parola di Verità, al disopra delle pubbliche competizioni e passioni, vi parliamo nel nome di Dio, da cui ogni paternità in cielo ed in terra prende nome (Eph., III, 15), — di Gesù Cristo, Signore Nostro, che tutti gli uomini ha voluto fratelli, — dello Spirito Santo, dono di Dio altissimo, fonte inesausta di amore nei cuori. Oggi che, nonostante le Nostre ripetute esortazioni e il Nostro particolare interessamento, più assillanti si fanno i timori di un sanguinoso conflitto internazionale; oggi che la tensione degli spiriti sembra giunta a tal segno da far giudicare imminente lo scatenarsi del tremendo turbine della guerra, rivolgiamo con animo paterno un nuovo e più caldo appello ai Governanti e ai popoli: a quelli, perché, deposte le accuse, le minacce, le cause della reciproca diffidenza, tentino di risolvere le attuali divergenze coll’unico mezzo a ciò adatto, cioè con comuni e leali intese: a questi, perché, nella calma e nella serenità, senza incomposte agitazioni, incoraggino i tentativi pacifici di chi li governa».

Ai governanti e ai popoli. I Governanti dichiarano le guerre – o non le dichiarano nemmeno come è accaduto fra Russia ed Ucraina – ma sono i popoli a farle e a subirne le atrocità. Attualizzando potremmo dire che governanti russi e ucraini si combattono usando i corpi innocenti di due popoli fra i quali ci sono famiglie comuni, amici, fratelli. «È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la Giustizia si fa strada. E gl’imperi non fondati sulla Giustizia non sono benedetti da Dio>>. Quale giustizia può invocarsi in un paese da vent’anni chiuso nella morsa di una dittatura strisciante, dove si zittiscono gli oppositori politici, che vengono incarcerati o uccisi? «La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che così la vogliono». Quanto è vero. Quanto è vero per la Russia del tiranno, ma anche per le atrocità commesse dagli ultra nazionalisti ucraini nel Donbass e nelle Repubbliche filo-russe dell’Est. «Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo». Verrebbe da dire che oggi invece non c’è quasi più tempo. I Russi e gli Ucraini muoiono ogni giorno a centinaia nelle città divenute campi di battaglia. Il suolo ucraino è calpestato, invaso, molte donne violentate, i civili messi in fuga, i soldati russi sono fatti prigionieri o uccisi dalla resistenza ucraina. Sembra che non ci sia già più tempo. Ma dovranno trovarlo i Governanti di tutte le nazioni. Dovranno trovarlo.

«E si sentiranno grandi — della vera grandezza — se imponendo silenzio alle voci della passione, sia collettiva che privata, e lasciando alla ragione il suo impero, avranno risparmiato il sangue dei fratelli e alla patria rovine. Faccia l’Onnipotente che la voce di questo Padre della famiglia cristiana, di questo Servo dei servi, che di Gesù Cristo porta, indegnamente sì, ma realmente tra gli uomini, la persona, la parola, l’autorità, trovi nelle menti e nei cuori pronta e volenterosa accoglienza. Ci ascoltino i forti, per non diventar deboli nella ingiustizia. Ci ascoltino i potenti, se vogliono che la loro potenza sia non distruzione, ma sostegno per i popoli e tutela a tranquillità nell’ordine e nel lavoro». Sembra un’esortazione di oggi. Ma anche un avvertimento. Ascolti il Capo del Cremlino. Lui che si sente forte. Ascolti per non diventare debole, a causa dell’ingiustizia. Ascolti se non vuole solo essere potente nella distruzione.

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Papa Pio XII

«Noi li supplichiamo per il sangue di Cristo, la cui forza vincitrice del mondo fu la mansuetudine nella vita e nella morte. E supplicandoli, sappiamo e sentiamo di aver con Noi tutti i retti di cuore; tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia — tutti quelli che soffrono già, per i mali della vita, ogni dolore. Abbiamo con Noi il cuore delle madri, che batte col Nostro; i padri, che dovrebbero abbandonare le loro famiglie; gli umili, che lavorano e non sanno; gli innocenti, su cui pesa la tremenda minaccia; i giovani, cavalieri generosi dei più puri e nobili ideali». Nell’ anelito alla pace sacrificata da tutte le guerre, c’è tempo per sentire il cuore che batte delle madri ucraine, costrette a fuggire con i figli innocenti, ma anche delle madri russe che attendono notizie dei figli ventenni inviati al fronte senza più fare ritorno. «Ed è con Noi l’anima di questa vecchia Europa, che fu opera della fede e del genio cristiano. Con Noi l’umanità intera, che aspetta giustizia, pane, libertà, non ferro che uccide e distrugge. Con Noi quel Cristo, che dell’amore fraterno ha fatto il Suo comandamento, fondamentale, solenne; la sostanza della sua Religione, la promessa della salute per gli individui e per le Nazioni».

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Sono passati oltre settant’anni da questo appello di Pio XII e nonostante Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e il manifesto di Ventotene, l’Unione Europea, questa vecchia Europa, opera della fede e del genio cristiano, vede ancora contrapporsi due nazioni che entrambe si professano cristiane. «Memori infine che le umane industrie a nulla valgono senza il divino aiuto, invitiamo tutti a volgere lo sguardo in Alto ed a chiedere con fervide preci al Signore che la sua grazia discenda abbondante su questo mondo sconvolto, plachi le ire, riconcili gli animi e faccia risplendere l’alba di un più sereno avvenire. In questa attesa e con questa speranza impartiamo a tutti di cuore la Nostra paterna Benedizione. Benedictio Dei Omnipotentis Patris et Filii et Spiritus Sancti descendat super vos et maneat semper». Valga – oggi come allora – l’appello del Successore di Pietro. Un’unica voce si levi dalla Chiesa di Cristo in nome dell’unica pace: la pace possibile. Che preservi da nuove sciagure, che risparmi vedove e orfani da altri dolori. Possa l’Ucraina ritornare presto indipendente e sovrana, aiutata da tutti i popoli amici nella ricostruzione delle città distrutte e possano i russi ritrovare la concordia e l’unità guidati di nuovo sulla via della pace.

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