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LE OPINIONI

IL COMMENTO O cambia la pubblica amministrazione o il paese va a fondo

Il prof. Lello Montuori – che ha dedicato tutta la sua vita al Diritto Amministrativo con grande onestà intellettuale – pone questioni nei suoi interventi pubblici di grande interesse collettivo soprattutto grazie alla sua esperienza sul campo di dirigente di un ente locale. Il suo ultimo intervento apparso su Il Golfo del 18 luglio 2020 pone l’accento sulla cosiddetta finanza derivata degli enti locali (Regione, Provincia o Città Metropolitana, Comuni) e sulla cosiddetta finanza di progetto con il sistema dei bandi. E’ un argomento di scarsa presa o comunque ostico quello della finanza locale ma dovrebbe essere al centro di un impegno politico degli amministratori locali che non sono solo il sindaco – elevato di fatto a podestà con la legge del 1993 sull’ elezione diretta e dal testo unico degli enti locali del 2000 – con i suoi assessori – che per legge sono dei collaboratori del sindaco e quindi non hanno alcuna significativa autonomia politica- ma anche i consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza. Anzi. Proprio il consiglio comunale dovrebbe assumere – come delineato dalla Legge – un ruolo volitivo di effettiva guida del Comune. La crisi che mi appare più vistosa nel farraginoso nuovo sistema degli enti locali è proprio quella del consiglio comunale ridotto ormai ad una ratifica ex post delle decisioni del sindaco ed una approvazione formale degli atti contabili perché la spesa è tutta gestita dal sindaco e dalla giunta.

Ho studiato “ finanza degli enti locali” e “ Ragioneria Pubblica” circa 50 anni fa. Ho ancora conservato il primo ed il secondo volume del testo di Andrea Villani “ Le strutture amministrative locali” ( Franco Angeli Editore 1968-prima edizione) che ormai possono essere considerati “ reperti archeologici” di quello che si poteva fare e non è stato fatto e di quanto si è fatto male. Quante speranze di rinnovamento e di “ efficienza amministrativa” sono andate deluse!!!! Quante speranze di rinnovamento con le leggi “ Bassanini” per modernizzare la Pubblica Amministrazione a metà degli anni ‘ 90 sono ormai nei libri dei sogni!!!!

La finanza locale non trova pace da almeno 40 anni cioè dai decreti Stammati con marce in avanti e marce indietro, con il piede sull’ acceleratore per una finanza soprattutto derivata cioè impostata soprattutto sui trasferimenti statali e poi con il piede sul freno per riportare in auge la finanza propria con imposte e tasse di sola competenza comunale. L’ esperienza – unita alla competenza – quindi di chi vive l’amministrazione di un ente locale diventa preziosa in un momento storico come quello che stiamo vivendo con la pandemia del Covid–19 che sta terrorizzando tutto il mondo e tutti i mercati finanziari. Ecco perché c’era tanta attesa e tanta speranza negli interventi di sostegno dell’ Unione Europea a Stati come l’Italia, la Francia, la Spagna, la stessa forte Germania, il piccolo Portogallo, la debole Grecia, e così via con l’ eccezione della avara Olanda. I Fondi europei per l’Italia saranno di 209 miliardi di euro. Una cifra notevole per un Paese fortemente colpito dal virus. L’utilizzo produttivo di questi fondi per la ripresa dell’economia e per la difesa dell’occupazione è fondamentale.

E’ quindi necessario oggi che non solo lo Stato Centrale accentritutti i finanziamenti per il rilancio e per il Mezzogiorno con una sola centrale di spesa ed io sostengo che occorre ricostruire il Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica al quale affidare l’ intervento straordinario nel Mezzogiorno ma che il sistema degli enti locali – nelle more di una ennesima riforma che abolisca le Province citate in Costituzione ma che accorpi il più possibile con Sistemi Locali di Sviluppo omogenei i 7904 Comuni italiani – comunque si faccia trovare pronto nella sua organizzazione burocratica per non gettare al vento questa opportunità o questa necessità con interventi a pioggia o inutili tanto per non perdere i finanziamenti. La logica di non perdere i finanziamenti ha fatto nascere opere inutili o quelle che un illustre meridionalista, Giovanni Russo, chiamava oltre vent’anni fa le opere perpetue cioè quelle iniziative che non vedono mai la fine come è il caso nostro del grande depuratore ad Ischia o del mega-depuratore della ex-Casmez del 1976 o detto PS3 cioè il progetto speciale per la depurazione di tutta la Campania. Discutiamo e sprechiamo soldi pubblici per la depurazione da quarantasette anni. Ed ancora: per Osservatorio Geofisico di Casamicciola nel 2003 si ottennero 700mila euro di fondi europei, finanza derivata, per un Centro Didattico. Mai nato. Poi altri 500mila per una sala congressi. Mai nata. L’acquisizione al Comune dal Demanio Statale dopo 92 anni mai nata. Ed ancora: venticinque anni per una Fondazione La Colombaia con fondi regionali e provinciali per giungere all’abbandono senza conoscere lo stato del passivo e riproporre oggi un ulteriore stanziamento pubblico senza una produttività in un contesto di rilancio turistico o una elementare Programmazione.

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Un Comune dovrebbe avere un Ufficio Speciale per la Pianificazione Territoriale e per la Programmazione Economica costituito da alte professionalità capace di rendere agibili gli investimenti pubblici e privati tesi a rilanciare l’economia e l’occupazione. Se è piccolo o grande per grandi compitiè competenza dello Stato. Ad esempio: si scriverà per altri 50 anni del complesso Pio Monte della Misericordia di Casamicciola così come si scrive e si denuncia da 48 anni con una montagna di carte bollate di innumerevoli parti in tutti i Tribunali e gli Uffici della Repubblica ma non si arriverà mai all’ investimento perché non c’è agibilità giuridica. Il ruolo dell’ente locale non è quello dell’ imprenditore privato. Il suo compito è di favorire la crescita economica e sociale e semmai di aiutare l’ impresa anche con partecipazione dirette al capitale di rischio. Ma è dovere dell’ Ente Locale fissare quello che gli inglesi chiamano il timing, cioè il tempo entro il quale l’opera pubblica o privata si deve realizzare. E’ il caso della Ricostruzione a Casamicciola e Lacco Ameno dopo il terremoto del 21 agosto 2017. L’ing. Giuseppe “ Peppino” Conte ha inviato alcuni giorni fa al Comune di Casamicciola un documento di sette cartelle sulla Ricostruzione. Già Sindaco di Casamicciola, già funzionario ai Lavori Pubblici della Regione Campania rende un Servizio alla Collettività. Contestata i criteri del Commissario alla Ricostruzione, Carlo Schilardi, relazione in maniera dettagliatissima le leggi, le ordinanze, le interpretazioni sulla Ricostruzione di un intero paese dell’isola d’ Ischia su di un’area di circa 5 Km2. Rileva e contesta il ruolo di Invitalia fissato in Convenzione con un Program Manager di cui non si conosce il nome ma si conosce la spesa per la consulenza di circa 2 milioni di euro. E’ stato inviato a tutti i 15 o 12 consiglieri comunali di Casamicciola oltre che al sindaco-podestà. Meriterebbe una compiuta pubblicazione ed un dibattito perché un Piano attuativo di una Ricostruzione si discute con ampia partecipazione. Niente di tutto questo. Come è possibile un Commissario con sede a Roma e Napoli come se Casamicciola fosse il Congo Belga di Re Leopoldo II del Belgio mentre le macerie stanno ancora in Via Borbonica e Via Spezieria e un tunnel di ferro e di paura e 8 edifici pubblici e para-pubblici stanno marcendo al sole ed al vento per non parlare dell’area del Pio Monte della Misericordia dalla Marina a Piazza dei Bagni o delle ville storiche come Villa Giuochi o Villino Epomeo e tutta l’area “intubata” di Piazza Majo con il Palazzo Iacono detto “Beresina” e tutta l’area di Via D’ Aloisio, La Rita e “ e Pantane”. Ed ancora il Fango con l’ ex.SPA Hotel Grazia ed il Palazzo Ferrandino. Ma non basta: tutta l’area di corso Garibaldi con i Palazzi Iacono e Notte e le macerie spaventose delle ex-terme Pio Monte e gli alberghi e e le terme chiuse da De Luise a Maltempo. Una enorme ferita civile ed umana a cielo aperto con 2mila persone senza casa e senza luoghi della Memoria. Con la Chiesa Parrocchiale del Parroco Santo Don Giuseppe Morgera chiusa. La Ricostruzione è tutta finanza derivata.

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Dibattiti pubblici – come quelli proposti dal prof. Montuori o dal dottor Borgogna su Il Golfo – sono necessari ed attendono risposte concrete se vogliamo costruire pagine nuove di storia senza ricorrere agli amarcord di quello che si poteva fare. Nel settembre del 1997 partecipai a Roma ad un workshop sui nuovi scenari della Comunicazione Pubblica organizzato dal CENSIS. Mi colpì l’osservazione dell’allora direttore generale Giuseppe Roma: ”Un buon amministratore deve essere capace oggi di utilizzare al meglio le risorse disponibili essendo ormai oltre il 60% delle risorse degli enti locali di propria competenza e deve saper fare marketing per trovare nuove risorse finanziarie dalla finanza derivata. La professionalità degli uomini di apparato diventa indispensabile perché questo nostro Paese va a fondo se non migliora la Pubblica Amministrazione”. Scrissi le mie osservazioni su quel workshop e ne ho conservato memoria nel mio libro “Ischia, l’ isola che non c’è” con il titolo “Dai funzionari pubblici la rivoluzione copernicana negli enti locali”. L’allora segretario generale della Provincia di Napoli, dottor Bruni, volle che fosse diffuso fra tutti i dipendenti perché si era avviato una straordinaria campagna di formazione per tutto il personale. Chiudevo il pezzo nella convinzione che ci trovavamo in una rivoluzione industriale e che avvertire una rivoluzione non è facile e forse nemmeno piacevole ma o se ne prende atto o la si subisce. Aggiungo ora al tempo del Covid -19 che se non cambiamo passo ne saremo travolti.

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