LE OPINIONI

IL COMMENTO Opinione critica e opinione di massa

Cerchiamo di illustrare, nella maniera più semplice possibile, un concetto complesso espresso, in un importante seminario-web, coordinato dal prof. Francesco L. Rispoli e a cura del Dipartimento di Architettura della Federico II di Napoli. Il prof. Parascandolo, giornalista, presidente di Rai Trade, professore di Scienze della Formazione alla Sapienza di Roma e alla Federico II di Napoli, ha trattato il tema: Opinione critica e opinione di massa. E che cosa ha sostenuto? Ha ipotizzato che l’esplosione della Rete (ancor più al tempo di Covid 19) come mezzo di informazione e comunicazione, ha prodotto due diverse specie di abitanti di Internet che, pur servendosi degli stessi mezzi di comunicazione, si rendono invisibili gli uni agli altri e incompenetrabili tra loro. Convivono, senza incontrarsi, essendo distanti per linguaggio, dialettica, razionalità.

Da un lato c’è un dilagare dello “shistorm” (tempesta di letame) dall’altro un patrimonio di informazioni, cultura (70 milioni di pubblicazioni scientifiche), una miniera di conoscenze. Internet, dunque, è una specie di universo parallelo, un Giano bifronte. dove la strada dell’odio e dell’incultura non si incrocia mai con la strada dello studio e della ricerca scientifica. Ma – dice Parascandolo – la stranezza non è tanto la coesistenza di questi due mondi paralleli che s’ignorano, quanto la sottovalutazione che, in generale, viene fatta del fenomeno di accesso democratico al patrimonio informativo e culturale da parte di tanti soggetti che, altrimenti, non avrebbero avuto accesso a questo tesoro di informazioni. Fatto sta, però, che l’accesso, apparentemente gratuito, di una grande massa di soggetti all’informazione planetaria, trasforma l’utente della Rete in “utente-merce” in quanto veicolo di pubblicità milionarie per i colossi del web. Più clicchi, più pubblicità procuri, senza nemmeno rendertene conto. Paradossalmente, non è l’utente di Internet ad essere beneficiario di un servizio gratuito ma, al contrario, l’utente svolge un lavoro di produzione e attrazione di pubblicità, senza essere remunerato. E c’è sicuramente una relazione diretta tra questa “alienazione” da lavoro informatico non retribuito e il professore di una “massa critica” incolta, odiatrice, complottista ed estremista. Come accade per i talk show televisivi, nei quali più alto è lo scontro tra fazioni, più s’innalza il volume di accessi e la raccolta pubblicitaria, così avviene anche nella canea della massa critica della rete.

Senza voler considerare che su questa “opinione di massa” viene a pesare quello che teorizza la psicologa e filosofa statunitense Shoshana Zuboff (Università di Chicago) e cioé “Il capitalismo di sorveglianza” ovvero la cattura e lo sfruttamento, a fini commerciali, delle emozioni dei cittadini attraverso la rete. Tutto ciò si traduce in un giudizio negativo verso quei partiti politici che non sono stati fin qui capaci di leggere questa situazione e si traduce nel rigetto di una visione apocalittica di Internet che, se da un lato ha creato “mostri dell’opinione di massa” dall’altro sta formando un’opinione critica (seppur minoritaria) espressione di un nuovo umanesimo, fondato sulla libertà, raziocinio, solidarietà e giustizia, per adesso ancora latente ed appannata dall’ingombrante opinione di massa ma che, nel momento in cui prenderà piena coscienza di sé, ribalterà le sorti della rete e della capacità valutativa dell’uomo. Affinché possa prevalere questo epilogo roseo, auspicato dal prof. Parascandolo, è necessario però che il pensiero critico minoritario resista alla tentazione de seguire la corrente e di allinearsi a ciò che piace alla maggioranza. Un grande della letteratura latina, Lucio Anneo Seneca, scrisse nel De Vita Beata (La Felicità): “Non c’è niente di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare ma dove vanno tutti”. E adesso riflettiamo un momento su come tale lettura si può tradurre per l’isola d’Ischia. Ovvia la considerazione che Ischia partecipa inevitabilmente ai fenomeni che investono l’intera società. Ma, nel nostro caso, c’è di più. Ischia ha i suoi due universi paralleli (opinione di massa e opinione critica) non solo “nella” Rete e “a causa” della Rete, ma ce li ha anche nel corpo sociale: esiste un netto contrasto tra una molteplicità di associazioni culturali, di volontariato, non profit, del terzo settore, di ottimo livello e una molteplicità di individualismi, corporativismi, localismi. E sono due mondi distinti e paralleli che non comunicano tra loro. E, come nella rete la massa critica fa il gioco dei colossi della pubblicità web, così nella realtà politico sociale isolana, l’universo degli individualismi, opportunismi, corporativismi e localismi, fa il gioco di consiglieri comunali e amministratori che si perpetuano con questo scambio utilitaristico favore personale-voto. Mentre per la Rete. l’utente si trasforma, involontariamente, in utente-merce e presta un lavoro non retribuito, nella società isolana il cittadino-votante si trasforma, volontariamente, in cittadino-merce. Anche qui ci sono precise responsabilità dei partiti (liberali e democratici) che non sanno o non vogliono leggere la situazione. E se il prof. Parascandolo ha , giustamente, previsto un finale “roseo” per la Rete, nella previsione che l’opinione critica, prima o poi, prenda il sopravvento sull’opinione di massa, non possiamo – al momento – concludere, con pari ottimismo, sulle sorti dell’opinione isolana.

Non si scorgono, all’orizzonte, segnali dell’opinione critica (Associazioni e isole di cultura-informazione) tali da ribaltare le sorti. Da che cosa incominciare? Da una rifondazione dei partiti politici che non devono andare più a ruota di Sindaci e amministratori ma semmai deve accadere il contrario: i Sindaci e gli amministratori devono muoversi in una logica di confronto nelle sedi dei partiti che, costituzionalmente, sono deputati a “determinare la politica nazionale” (art.49 della Costituzione). E quando il Sindaco non si riconosce in nessun partito, deve comunque dar conto alle liste che hanno contribuito a farlo eleggere. Bisogna altresì partire da un consolidamento dei media locali che avrebbero bisogno di allargamento delle basi editoriali, di autonomia finanziaria rispetto ad altri organi di stampa, di una sorta di azionariato diffuso o popolare, che svincoli gli organi di informazione da ogni complesso di subordinazione. Un’ultima cosa è necessaria: che la Scuola smetta di restare chiusa nel suo recinto e nella torre eburnea in cui normalmente si arrocca e faccia sentire la sua voce e la voce dei suoi studenti fuori dal chiuso delle aule. C’è, da anni, un lockdown della formazione scolastica, che sarà anche ottima da un punto di vista strettamente didattico e di programmi scolastici, ma la risonanza di quel che i ragazzi e i giovani apprendono in quelle aule non arriva all’esterno e, in tal modo, si acuisce il distacco tra giovani e istituzioni, tra studenti e mondo politico economico, tra discepoli e cultura delle varie espressioni della società. Voglio chiudere questo tentativo di leggere la realtà isolana in una luce diversa dalla solita, con un omaggio ad un grande della cultura, napoletano ma al tempo stesso universale, Eduardo De Filippo, di cui oggi ricorre il 120° anniversario dalla nascita ( 24 maggio 1900). Egli, all’atto della nomina a Senatore a vita, conferitagli il 26/9/1981 dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, disse, nel suo discorso di ringraziamento: “Non chiamatemi Senatore, ci ho messo una vita a diventare Eduardo”. Che attinenza c’è tra le parole di questo grande attore-autore teatrale con quanto precedentemente scritto in questo articolo? C’è che ognuno di noi, come ha fatto Eduardo all’atto dell’insediamento in Parlamento, deve avere piena coscienza di sé e del ruolo che può svolgere nella società. Prima che essere Senatore della Repubblica, De Filippo era e ha voluto essere Eduardo. Al pari, ognuno di noi cittadini, prima che essere utente del web e prima che essere votante, è innanzi tutto “essere pensante”, con specifiche capacità ed abilità e con una propria coscienza, da non tradire mai a da non posporre a nessun altro interesse.

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