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LE OPINIONI

IL COMMENTO Per elevare il popolo ci vuole un…CUOCO

Si scorge all’orizzonte, e molto prima di quanto si potesse immaginare, una delusione montante verso il nuovo Governo e tanto scetticismo sulle virtù taumaturgiche di Draghi. E’ bastato paventare il lockdown fino a Pasqua e trovare, tra i sottosegretari nominati, figure dalle competenze discutibili perché scemasse d’improvviso l’entusiasmo (eccessivo per la verità) accesosi in precedenza. Tanto per fare un esempio delle scelte imbarazzanti, lo “stratega” Renzi (guastatore per vocazione) non ha trovato di meglio che riproporre Teresa Bellanova (licenza di terza media ed esperta solo di agricoltura) sottosegretaria alle Infrastrutture e Ivan Scalfarotto (laureato in Giurisprudenza ed ex bancario) sottosegretario all’Interno .In ciò sacrificando il più preparato tra i renziani: Luigi Marattin (professore associato di Economia Politica all’Università di Bologna) ed anche Gennaro Migliore (laureato in fisica) meridionale e frequentatore della nostra isola che, in barba al cognome che porta, non è stato inserito tra i “migliori”. Ora, avendo io espresso, in un editoriale antecedente alla formazione del nuovo Governo, una serie di perplessità sulla genesi della crisi, sulle alleanze del nuovo governo e sul concetto di “governo dei migliori”, mi sento titolato – al contrario – a invocare , ora, calma e ragione. Questo non è il migliore governo possibile, Draghi è una grande risorsa del Paese ma non è Mandrake, come Conte non era il responsabile dei guai dell’Italia, ma non possiamo partecipare, come popolo italiano, al gioco al massacro a cui si sono dedicati in molti ( soprattutto quelli innamorati della propria immagine più che dell’immagine del nostro Paese).

Vorrei rilanciare, in proposito, da queste colonne, un appello che la scrittrice Dacia Maraini lanciò su Il Corriere della Sera a fine anno 2020. L’editoriale si intitolava: “Cari italiani siamo meglio del nostro nichilismo”. L’incipit dell’articolo recitava: “Ho fatto un sogno. Ho sognato che gli italiani si svegliavano diversi, consapevoli ed orgogliosi della bellezza e della creatività del loro Paese, che decidevano di smetterla con le risse, le accuse, gli odi e gli insulti. Ho sognato che lasciavano morire di stento i furbetti del tornaconto personale, si rimboccavano le maniche per lavorare insieme, con spirito comunitario, per il Bene del Paese e per il futuro dei figli”. Poi la scrittrice sottolineava la negatività di coloro che ce l’hanno con tutto e con tutti e sbandierano la propria opinione come se fosse il Verbo, dando per scontato che tutto il resto fa schifo. E poi dava una lettura, un taglio originale e particolare al fenomeno dei giovani che se ne vanno all’estero: “Non è soltanto per ragioni di lavoro, ma perché in altri Paesi si sentono coinvolti da un’immaginazione costruttiva e da una fiducia nei talenti e nelle innovazioni, mentre a casa trovano soprattutto annunciatori di sciagure, denigratori di tutte le istituzioni e invettive contro ogni nuova utopia”. E qui non posso non aprire una parentesi sulle critiche che si stanno appuntando anche verso la cosiddetta “Transizione ecologica” sulla quale è stato creato un nuovo ministero. Si ironizza, si pensa che sia uno schiribizzo dei 5 Stelle. Si ignora che in Francia esiste il “Ministero della Transizione ecologica e solidale” dal 2017 e il primo ministro di questo nuovo comparto fu Nicolas Hulot, popolare conduttore di trasmissioni televisive a sfondo ambientalista. Hulot si dimise dopo 15 mesi, ritenendo troppo lento il passaggio del governo ad un’economia sostenibile, ma poco dopo i Gilet Gialli ritennero esattamente il contrario e misero il paese a ferro e fuoco per l’aumento del diesel. Nel 2013 Macron capisce la lezione, che le grandi riforme non si possono fare partorendole nell’élite e imponendole al popolo. Il processo è più difficile. Ecco allora che Macron, nell’ottobre del 2019, crea uno strumento senza precedenti: la Convenzione per il clima. 150 cittadini estratti a sorte nella popolazione francese sono stati chiamati a individuare misure di contenimento per ridurre, entro il 2030, del 40% le emissioni di gas serra.

Vincenzo Cuoco

Ma anche la Spagna istituì, a giugno 2018,il Ministero per la transizione ecologica e la sfida demografica, col primo ministro socialista Sanchez. Il problema del crollo delle nascite e del progressivo spostamento delle popolazioni da aree interne alle metropoli è di una gravità enorme che richiederebbe anche in Italia grande attenzione. In Svizzera, tra sette ministeri, c’è il Datec (Ministero Ambiente, Trasporti,Energia) ed è retto dalla socialista Simonetta Sommaruga. In Belgio hanno il Ministero per il Clima, per l’Ambiente, per lo Sviluppo Sostenibile e per il Green Deal. Pertanto, appaiono davvero fuori luogo tutte le ironie per l’istituzione di un Ministero analogo in Italia. Noi, in Italia, guardiamo sempre con diffidenza qualsiasi tentativo di una visione nuova. Ha ragione Dacia Maraini: “Sembra che siamo presi da una specie di euforia mortuaria e autodistruttiva che spegne ogni entusiasmo, ogni volontà di affrontare con coraggio e passione il futuro collettivo”. Si ironizza perfino sul Terzo Settore, sul volontariato che pure mobilita 5 milioni di italiani. Si ironizza sugli inviti rivolti ai giovani a tornare a coltivare la terra, ovviamente con i nuovi ritrovati scientifici e tecnologici e nel rispetto dell’equilibrio ecologico. Si dice prosaicamente che ai giovani non va di dover andare a “zappare la terra”. Ha ragione Maraini a porsi la domanda: “Perché tanto nichilismo? Un po’ più di orgoglio e di passione, cari connazionali, per tirare fuori la nostra amata Italia, piena di risorse eccellenti, della stagnazione dell’immaginazione produttiva”.Non ho nulla da aggiungere alle parole della scrittrice. O perlomeno non ho nulla di “mio” da aggiungere.

Dacia Maraini

Posso però aggiungere due concetti non miei, ma da me largamente condivisi: un concetto espresso da Mauro Bonazzi, professore di Storia della Filosofia Antica all’Università di Milano. Riportando la distinzione che faceva Max Weber agli inizi del 900, Bonazzi mette su fronti opposti coloro che badano ai principi e agli ideali e coloro invece che badano ai risultati più che ai principi. Il politico deve scegliere tra queste due diverse tendenze, opera tra Scilla e Cariddi. Conclude il prof. Bonazzi che Etica delle intenzioni ed Etica della responsabilità si devono completare a vicenda. Il buon politico non può optare per un solo corno del dilemma. Per dirla in breve “per realizzare nel mondo ciò che è possibile bisogna aspirare all’impossibile”. Ecco, se trasponiamo ciò nell’attuale situazione politica, capiremo che bisogna che ognuna delle forze politiche abbia un orizzonte ideale (anche se contrapposti) per ottenere tutto ciò che è possibile. Infine voglio citare un ultimo contributo esterno. Questa volta scelgo un grande protagonista del pensiero partenopeo, Vincenzo Cuoco, storico, filosofo e uomo politico del Regno di Napoli alla fine del 1700. Risale a questo secolo la presa di coscienza della classe dirigente meridionale di dover rappresentare gli interessi popolari. Forte dei risvolti negativi della Rivoluzione francese e della rivoluzione napoletana del 1789, Cuoco giunse alla conclusione che le teorie dei filosofi e dei gruppi sociali più consapevoli non possano realizzare la rivoluzione pilotandola dall’alto. “Per produrre una rivoluzione – egli scrisse – è necessario il numero e sono necessari i conduttori, che presentino al popolo quelle idee”. Per quanto riguarda me, modesto opinionista locale, ho sempre contrastato l’idea dei nostri politici isolani, quando contrappongono i “ fatti” alle “idee”, l’azione al pensiero. Ci vogliono entrambi. Su questo giornale, parlando della costituzione del nuovo governo, alcuni giorni fa Lello Montuori evidenziava che il “brutto” Governo Draghi si sia reso necessario “nelle condizioni date”. Dopodiché si è chiesto: “ma chi le ha date queste condizioni?” deducendone che le ha date il popolo, che ha votato. Sulla scorta dei concetti che ho precedentemente riportato, rispondo al legittimo quesito di Lello Montuori che se c’è un popolo che vota in maniera inavvertita è perché i più consapevoli, la classe dirigente, coloro che pensano e “vedono” prima e meglio degli altri non riescono o rinunciano a indirizzare il popolo sulle idee e sui progetti più sensati. E’ tutta qui l’opera della classe dirigente: fare da “levatrice” ed “ elevatrice” della cultura popolare. Il peggio si ha quando, per vedere risultati immediati elettorali, ci si limita a solleticare la “ pancia” e gli istinti del popolo. Per la rinascita del popolo italiano e ancor più del popolo meridionale e della popolazione della nostra isola, ci vorrebbe un…Cuoco, con qualche clone.

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