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LE OPINIONI

IL COMMENTO Perché non è giusto sparare sui sindaci

Non sparate sul pianista, si diceva una volta. E l’espressione, tutto sommato, rende bene l’idea anche nel caso di specie. Lasciamo perdere quello che è accaduto nella giornata di ieri (di cui parliamo diffusamente in altra parte del giornale) e soffermiamoci invece su quanto successo domenica. In quella che, tranquillamente, può essere definita una domenica bestiale. Nella quale succede di tutto: succede che i sindaci redigano un’ordinanza per bloccare l’arrivo dei turisti lombardi destinati negli alberghi ad Ischia (il fine era quello, inutile soffermarci su tecnicismi di varia natura), che il Prefetto la annulli, che all’improvviso si metta in moto una macchina fatta di commenti e osservazioni. Tutti condivisibili, per carità, ma capirete che quando il coordinatore regionale di Forza Italia ed un europarlamentare ed esponente di primo piano del Pd dicano la loro non in due distinti momenti ma con un comunicato congiunto (sic, ah quanto rimpiango la Prima Repubblica…), allora capirete come l’indizio sia di quelli abbastanza chiari e rilevanti. A proposito di coincidenze, entrano in ballo anche Luca D’Ambra ed Ermando Mennella con una dichiarazione che certo poteva essere un attimino più garbata: i rappresentanti della categoria degli albergatori spiegano senza mezzi termini di lodare “il pronto intervento del Prefetto di Napoli per aver ristabilito la legalità annullando un’ordinanza chiaramente illegale, con iniziative che andavano oltre le competenze comunali”. Va bene ogni opinione, ma forse un linguaggio più soft sarebbe stato più generoso e apprezzato dai destinatari della “strigliata” (le virgolette non sono casuali). Insomma, pareva di assistere quasi a un tiro al bersaglio pianificato, giusto o sbagliato che fosse. Poi, certo, la cosa è passata sotto traccia visto che si stava discutendo di materia decisamente più pregnante come quella del coronavirus, che ormai fa accapponare la pelle al solo nominarlo (o scriverlo, come nel caso di specie).

Insomma, non vorremmo parlare di analisti della domenica (considerata anche la giornata festiva) ma è chiaro che a posteriori l’operato dei sindaci di casa nostra non è stato certamente peregrino, sia pure magari con qualche errore di forma sui quali però non ci soffermiamo non volendo ergerci a giuristi oltre che annoiare chi ha la pazienza di leggerci. Non amo particolarmente i social, dai quali (al pari di molti miei coetanei) avrei già fatto a meno se non fosse che la professione che svolgo me lo impedisca per ovvi motivi. Ma se è vero che ormai facebook è anche il termometro degli umori di una piazza (per quanto virtuale), riscontro che non c’è stata – per fortuna – unanime condanna verso gli amministratori isolani (anzi), per quanto oggi il politico finisce nel mirino in maniera molto spesso preconcetta. A prescindere, insomma, sbaglia e basta. Ma provo a pormi un interrogativo, mentre scrivo nel tardo pomeriggio di ieri: leggo che molti Comuni della Campania chiudono scuole ed annullano manifestazioni ed eventi solo perché sono venuti a sapere che sul territorio c’è qualcuno in quarantena o perché magari un gruppo di anziani è tornato da una vacanza tra Viareggio e Venezia, e venendo posto sempre in quarantena. Per quale motivo, allora, qualcuno trova così assurdo che a Ischia si cerchi di limitare i danni impedendo per motivi precauzionali lo sbarco di un gruppo di turisti residenti in Lombardia e per giunta non così distanti dalla cosiddetta zona rossa? Quando poi leggo la home page di un quotidiano regionale e mi balza davanti il titolo “Coronavirus Campania: controlli e quarantene per chi viene dal Nord”, mi rendo conto che allora l’iniziativa quantomeno nella sostanza tutto era fuorché priva di senso e logica. Certo, fermare cento turisti non sarebbe stata la panacea di tutti i mali, perché magari l’epidemia potrebbe prima o poi venir fuori nel resto dello Stivale e a quel punto davvero non resta che “andare a nascondersi” ma in una fase in cui il quadro della situazione potrebbe non essere ancora completamente delineato sarebbe stata comunque una precauzione non di poco conto.

E poi ci sono un’altra serie di questioni. Di principio, si vorrebbe evitare la possibilità di contagi sull’isola, con i quali potremmo dire “addio” alla stagione turistica prima ancora che la stessa si metta in moto (e il 2020 pare anche essere un’annata ottima, stando alle previsioni). Non solo, non so se tutti hanno bene in mente la situazione dell’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, dove non si è attrezzati nemmeno per poter diagnosticare il virus. Si dirà che in molti altri ospedali d’Italia succede la stessa cosa, ma è fin troppo facile rispondere che trovarsi in terraferma è un conto e sull’isola un altro. Pensate all’arrivo di un paziente sospetto all’eliporto e poi al suo trasferimento in elicottero, vabbé credo che tutta la trafila possiate configurarvela da soli. E poi, pensate se all’improvviso qualcuno si presentasse al pronto soccorso invece che avvertire come da prassi il 112: se l’ospedale dovesse chiudere temporaneamente per la disinfestazione, non oso immaginare quale ostacolo potrebbe rappresentare il mare in caso di emergenze. Certo, anche concettualmente l’ordinanza doveva essere studiata meglio: i sindaci, ad esempio, avrebbero dovuto pensare che le stesse precauzioni andavano adottate anche per i nostri concittadini che si sono recati di recente al Nord Italia o che addirittura ci vivono o lavorano ed ogni tanto fanno una capatina sul nostro amato “scoglio”. Insomma, cautela e tutela sì ma a trecentosessanta gradi e senza fare “figli e figliastri”.

I sindaci ischitani, al tirar delle somme, sapevano che sarebbero potuti andare incontro al veto imposto dal Prefetto di Napoli, avrebbero potuto girare la faccia dall’altra parte e far finta di nulla e magari un giorno appellarsi al fatalismo. Non lo hanno fatto, assumendosi una grossa responsabilità e prendendo una decisione forte, significativa e congiunta, che può piacere e non piacere (e questo giornale e chi ne fa parte, come sempre, accetta tutte le opinioni e soprattutto non si ritiene depositario della verità assoluta) ma che andava in buona fede a difesa della cittadinanza isolana. A giudicare da quello che si legge nello sconfinato universo del web, lo hanno capito in tanti. La speranza, ovviamente (e i debiti scongiuri sono autorizzati) è quella di non dover dare loro ragione a posteriori spiegando che avevano avuto l’occhio lungo.

P.S. Non possiamo chiudere senza rimarcare alcuni episodi francamente deprecabili e che condanniamo senza mezzi termini. Una cosa sono le operazioni di buon senso, altra il razzismo. Detto per inciso, nessuno può chiedere di identificare soggetti per verificarne l’origine e la residenza, questi sono episodi accaduti ma che non stanno né in cielo né in terra. Per cose del genere ci sono le forze dell’ordine, laddove le stesse lo ritengano necessario. Punto e basta.

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gaetanoferrandino@gmail.com

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