LE OPINIONI

IL COMMENTO Perché Pietro Greco è il nome giusto per la Biblioteca Antoniana

Questa è un’isola a vocazione fortemente individualistica e a scarsa propensione per la coesione. Siamo perfino capaci di dividerci (e non in modo elegante) tra sostenitori di Onofrio Buonocore e Pietro Greco (entrambi benemeriti, per motivi diversi); l’uno fondatore della Biblioteca Antoniana, del Centro Studi per l’Isola d’Ischia, di scuole (media e magistrale) e direttore di giornali locali, oltre che sacerdote ed insegnante, l’altro giornalista, saggista, conduttore televisivo, tra i migliori divulgatori scientifici, non solo italiani. Dispiace che ci si trascini (e poi perché solo all’ultimo momento, quando l’iter per arrivare alla intitolazione è stato abbastanza lungo?) in una polemica che non fa bene alla memoria di Pietro Greco e, nello stesso tempo, rischia di sminuire i meriti anche di Buonocore, atteso che – giocoforza – costringe a paragonare i due personaggi. La serata di mercoledì 5 è andata liscia, con folto pubblico (poi diremo dell’aspetto anagrafico dei presenti in sala), con interventi calibrati del Sindaco Enzo Ferrandino, della giornalista scientifica Cristiana Pulcinelli, dell’editor Rossana Cecchi e, giustamente, in tale sede non si è ritenuto opportuno fare cenno alle polemiche in atto. Credo che solo la brava direttrice della Biblioteca, Lucia Annicelli, avrebbe potuto spiegare perché preferire il nome di Pietro Greco a quello di Onofrio Buonocore, pur nel rispetto di questo illustre ischitano. Mi è sembrato piuttosto anomalo e inusuale che proprio la direttrice della Biblioteca non sia stata invitata (o non ha voluto) fare una breve introduzione sull’importanza della Biblioteca e del nome che le si è voluto dare. Ora, non è strano che un giornalista come Antonio Lubrano esprima sui social un’opinione diversa, come rientra nella normalità che Raffaele Castagna, cultore della storia locale, appassionato direttore della prestigiosa e storica rivista culturale “Rassegna d’Ischia” si dica contrario e favorevole al nome di Onofrio Buonocore. Un po’ più grave è che il Comitato direttivo del Centro Studi (collegato storicamente alla Biblioteca) annunci battaglie per far rivedere la decisione presa dal Comune d’Ischia. Ed è grave che si addebiti la decisione di intitolare la Biblioteca a Pietro Greco ai “presuntuosi” del Circolo Sadoul, i cui meriti non possono essere messi in discussione e di cui la moglie di Pietro Greco è Presidente. Non vorrei che dietro questo attacco al Sadoul si nasconda in realtà un’insofferenza più generale verso le Associazioni culturali e gli intellettuali in genere.

Provo a dire, in sintesi, perché il nome di Pietro Greco è quello più adatto. Innanzi tutto perché una Biblioteca comunale deve essere necessariamente laica. Pietro lo era, il sacerdote Buonocore no. Poi perché una Biblioteca comunale di una prestigiosa località turistica internazionale deve varcare i confini isolani, regionali, nazionali, e Pietro, grande divulgatore scientifico a mezzo libri, saggi, televisione, aveva questa dimensione moderna, mentre il sacerdote Buonocore, non per demeriti ma per la limitatezza delle comunicazioni del tempo in cui è vissuto, non aveva questa dimensione spaziale. Infine, per il rigore scientifico abbinato a una visione multidisciplinare (come sosteneva Italo Calvino: “Per la cultura ci vuole il contributo congiunto di letteratura, filosofia e scienza) e Pietro spaziava con competenza su tutti e tre i campi. Questi sono i motivi ed è bene che venga riconosciuto all’Amministrazione comunale, al Sindaco e, in particolare, al consigliere prof. Agostino Mazzella, che più di ogni altro si è speso per la causa, il merito di aver visto giusto. Ma, attenzione, non passi sotto silenzio l’intervento dello scrittore Maurizio De Giovanni, che ha detto delle parole bellissime sull’importanza della lettura e ha notato, come in tante altre circostanze di incontri culturali, l’assenza dei giovani under 30. I giovani rimangono abbacinati dalle immagini, dall’immediatezza, ma questo cristallizza il sapere, oltre che delegarlo a forze superiori ed oscure. Solo la lettura, i libri, le biblioteche rendono i soggetti capaci dell’immaginazione, della creatività; e dunque della capacità di elaborare pensieri complessi. Ecco la lezione finale: piuttosto che dividerci sui nomi, dalle caratteristiche diverse e comunque meritevoli, sforziamoci ( il potere pubblico prima di tutto) a risvegliare nelle giovani generazioni la voglia di sognare, di immaginare, di pensare, senza l’imposizione imbalsamatrice dell ‘ultimo instagram. E credo, e chiudo, che Pietro Greco, per modernità di vedute, per empatia, per scioltezza di linguaggio, sia il veicolo più adatto a riconciliare la frattura intergenerazionale.

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