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LE OPINIONI

IL COMMENTO Piano comunale d’emergenza: bene i burocrati, male i politici

In Italia sono spesso i burocrati a frenare l’attuazione di leggi e iniziative politiche. Nella nostra isola e, in particolare al Comune d’Ischia, accade spesso il contrario e cioè che la burocrazia sia un passo più avanti rispetto alla politica. Di recente, su Facebook, Cesare Di Scala, noto patron del Bar Vittoria, si meravigliava della velocità, puntualità e precisione con cui gli era stata rilasciata la CIE (Carta d’identità elettronica), tanto da fargli sorgere il dubbio di trovarsi in Svizzera. Anch’io avevo potuto constatare, ben prima di lui, la funzionalità del servizio che, con la CIE, mi permetterà di fare a meno dello Spid, svolgendo la nuova carta le stesse funzioni di interlocuzione digitale con tutte le istituzioni pubbliche. E’ da poco che sono ritornato da una esperienza trentennale a Bologna (dove l’efficienza burocratica è proverbiale) e temevo (e lo temo ancora soprattutto nel campo della sanità) di un gap tra Emilia e Campania.

Non ho remore a riconoscere che avendo avuto a che fare con l’Ufficio Tecnico Comunale di Ischia (per quanto sguarnito e notevolmente sotto organico) coordinato dall’ing.Fermo e con il Responsabile dei servizi cimiteriali (poi assurto a compiti ben più importanti) ing. Luigi De Angelis, ho riscontrato competenza, disponibilità ed efficienza. Dunque, almeno per quel che riguarda il Comune d’Ischia, la struttura burocratica appare efficiente, senza il bisogno di dover citare altri dirigenti ed impiegati che sono mediamente all’altezza. Proprio da uno di questi Responsabili (il già citato ing. Luigi De Angelis, capo del Servizio 7) è partita la procedura per l’approvazione del Piano di Emergenza Comunale d’Ischia di Protezione Civile. Ha provveduto ad individuare, con procedura ad evidenza pubblica, il Responsabile per il supporto specialistico per la redazione del Piano, nella figura del geologo Romeo M.Toccaceli, con la collaborazione dell’arch. Luca Servodio e arch. Simone Verde che hanno, a loro volta,elaborato lo schema di Piano, in osservanza alla L. 100/2012.

Il Piano è ben articolato e vuole dare risposta ai molteplici rischi a cui il Comune e l’isola sono esposti: rischio idraulico, idrogeologico, vulcanico, sismico, incendi di interfaccia (che coinvolgono aree antropiche e naturali), inquinamento costiero, maremoto, soccorso animali. Naturalmente, la massima autorità Comunale di Protezione Civile è il Sindaco, a cui fa capo oltre che il COC (Centro Operativo Comunale) tutta una serie di organi territoriali coinvolti nella problematica. Ricordiamo che, rispetto al Piano Nazionale di Emergenza della Protezione Civile, compito del livello comunale è quello di prevedere e prevenire eventi calamitosi, secondo i programmi e i piani regionali; prestare i primi soccorsi ed elaborare Piani intercomunali di emergenza ( Attenzione a quest’ultimo aspetto, perché ci ritorneremo!). Altro aspetto da rimarcare è la “ centralità del cittadino”, ben evidenziata nello schema di Piano Comunale elaborato. Tale “ centralità” punta a dare un forte carattere di resilienza della popolazione all’intera pianificazione di protezione civile. Ora, proprio in osservanza a questo principio di “ centralità” del cittadino, è stato emesso dal responsabile Luigi De Angelis un Avviso di consultazione pubblica dello schema di Piano, sul quale i cittadini possono (con apposito modulo predisposto dall’Amministrazione e scaricabile on line) far pervenire, tramite PEC, entro il 3 giugno, proposte, suggerimenti,contributi e/o osservazioni. Recepite le istanze, il Piano dovrà poi essere sottoposto all’esame e approvazione del Consiglio Comunale, dal quale periodicamente dovrà altresì essere riesaminato, verificato e aggiornato.

Il Piano predisposto porta, in allegato, una vasta cartografia con l’indicazione di una serie di luoghi dove i cittadini dovranno all’occorrenza concentrarsi: Aree di attesa (ovvero di prima accoglienza) e cioè piazze, parcheggi, spazi pubblici; Aree di accoglienza (vicine a risorse elettriche,idriche e fognarie); Aree di ammassamento (dove sono presenti risorse e soccorritori). Ora, perché abbiamo introdotto l’articolo dicendo che la burocrazia ha svolto bene il suo lavoro, ma non altrettanto ha fatto la politica? Perché, ancora una volta, non si è tenuto conto dell’assoluta interdipendenza dei Comuni isolani. Ha senso elaborare e approvare un Piano di un solo Comune quando l’isola, per le sue caratteristiche e conformazione, presenta rischi comuni ed analoghi in tutto il territorio? Certo, se guardiamo al rischio sismico, sappiamo – per le serie storico-statistiche- che c’è una dorsale Casamicciola, Lacco Ameno e parte di Forio, maggiormente esposta. Ma chi, per scienza e coscienza, può escludere il resto dell’isola da rischi pressoché analoghi? Smottamenti, frane possono avvenire, come avvengono, ovunque nell’isola. L’inquinamento marino può riguardare tutta l’isola, dal momento che è circondata dal mare. Chi si può considerare esente dal rischio vulcanico? Che senso ha allora che il solo comune d’Ischia elabori un Piano Comunale, magari poi imitato a ruota dagli altri? Una somma di piani non fa un Piano omogeneo.

E’ pur vero, come abbiamo sottolineato in precedenza, che il Piano d’Ischia prevede la possibilità di un Piano intercomunale, ma allora non sarebbe stato meglio e più logico partire con un unico Piano intercomunale? Se il Comune d’Ischia individua una serie di aree (attesa, accoglienza,ammassamento) come le concilia e razionalizza un domani che si volesse unificare i singoli piani in un unico piano intercomunale? Insomma resta l’impressione che la politica tenda più alla facciata, alla corsa a chi arriva prima, che alla sostanza e concretezza dei provvedimenti. Entrando poi nel merito del lavoro svolto per l’elaborazione del Piano Comunale d’Ischia, rilevo due tipi di rischio a mio avviso non evidenziati: 1) rischio improvvisa e prolungata carenza di generi alimentari o energetici ( benzina, diesel, gas), a seguito di prolungate condizioni avverse meteo marine che fermano i trasporti marittimi o scioperi o altri impedimenti collegati all’insularità; 2) Rischio blocco smaltimento rifiuti sulla terraferma (scioperi, blocco discariche ecc.) come già avvenuto in passato. Non so se formalizzerò, da cittadino, con l’apposito modulo, tali osservazioni. Da opinionista del giornale, lo faccio comunque attraverso queste pagine e credo che un’Amministrazione attenta possa considerare segnalazioni (se ritenute valide) anche al di là delle PEC formali. E qui apro una piccola parentesi polemica (sempre e solo a scopo costruttivo) col Sindaco Enzo Ferrandino che, come da intervista a Il Golfo di mercoledì scorso, continua a non ritenere indispensabili i partiti politici nella vita amministrativa del paese. I partiti, per quanto siano in crisi di identità, per quanto possano essere carenti e “poco rappresentativi” (come li ha considerati il Sindaco), costituiscono ancora un baluardo della democrazia e un “corpo intermedio”, un anello di congiunzione indispensabile tra il potere amministrativo e la cittadinanza. Ipotizzare una democrazia degli enti locali fondata sul rapporto diretto cittadino-istituzione governante, è demagogico e improduttivo. Necessita chi sappia cogliere, omogeneizzare e razionalizzare le istanze individuali in bisogni collettivi, di gruppi, di fasce significative della popolazione. La democrazia, fino a prova contraria, funziona così e le scorciatoie possono riservare amare sorprese.

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