LE OPINIONI

IL COMMENTO Piccoli passi che portano lontano

Ci sono amministrazioni che scelgono di inseguire gli annunci e altre che preferiscono iniziare dalle cose concrete. Nel più piccolo dei comuni dell’isola d’Ischia sembra delinearsi questa seconda strada: quella dei piccoli passi, forse meno appariscenti, ma destinati a lasciare un segno. Viene spontaneo pensare alla tartaruga, uno dei simboli della famiglia Medici di Firenze. Un’immagine che racchiude un significato profondo, sintetizzato dal celebre motto Festina lente: “Affrettati lentamente”. Non è un invito alla lentezza, ma alla prudenza, alla capacità di costruire senza improvvisare, sapendo che le opere più importanti richiedono tempo, metodo e costanza. Sabato è iniziata la pulizia dell’area adiacente all’ospedale, acquistata dalla precedente amministrazione ma rimasta finora inutilizzata, chiusa dietro dei cancelli. Quel terreno rappresenta oggi un progetto ambizioso: realizzare in futuro un parcheggio multipiano e destinare la superficie soprastante a uno spazio dedicato alle famiglie, con aree giochi e servizi, sfruttando la vicinanza con il presidio ospedaliero. Naturalmente, per arrivare a questo risultato serviranno progettazione, finanziamenti e tempi amministrativi che nessuno può comprimere. Nel frattempo, però, si è scelto di non lasciare quell’area nell’abbandono. Si è deciso di renderla almeno parzialmente fruibile, ricavando un parcheggio provvisorio. Non è il traguardo finale, ma è un primo passo. E spesso sono proprio i primi passi a fare la differenza. Intanto prende forma anche la macchina amministrativa. È stata ufficializzata la nomina dell’ingegnere Giovanni Monti come consigliere delegato alla Cultura e il suo percorso è iniziato con un appuntamento che ha saputo coniugare cultura e impegno civile.

Venerdì scorso si è tenuta la presentazione del libro Il Genio di Giovanni Falcone del magistrato Catello Maresca. Insieme all’autore sono intervenuti il magistrato Cesare Sirignano e l’avvocato Genni Tortora, componente di Unica. Ha moderato l’incontro Graziano Petrucci, con i saluti istituzionali della sindaca Mariella De Siano e dello stesso Giovanni Monti. È stato un incontro capace di coinvolgere il pubblico dall’inizio alla fine, mai pesante, mai accademico. Catello Maresca ha raccontato con grande semplicità e, a tratti, con un’inaspettata vena ironica, un lavoro che normalmente rimane invisibile agli occhi dell’opinione pubblica: anni di indagini pazienti, di sacrifici, di studio e di intuizioni che hanno contribuito alla cattura di pericolosi latitanti della camorra, come Michele Zagaria e Rocco Schiavone, e di Cosa Nostra, come Totò Riina. È emersa con forza una riflessione importante: per combattere la criminalità organizzata non bastano arresti e processi. Occorre comprenderne la struttura, la gerarchia, perfino il sistema di valori distorto che porta chi ne fa parte a considerare “giusto” il proprio mondo e discutibile quello della legalità. Una prospettiva inquietante, ma necessaria da conoscere se si vuole davvero comprendere il fenomeno mafioso.

Non sono mancati riferimenti ai messaggi che oggi raggiungono milioni di giovani attraverso fiction di enorme successo come Gomorra e Mare Fuori, oppure attraverso alcuni influencer, tra cui Rita De Crescenzo, diventati fenomeni mediatici spesso senza offrire esempi positivi. È inevitabile interrogarsi sul modello di società che stiamo proponendo alle nuove generazioni. Fa riflettere vedere come notorietà e guadagni possano arrivare con tanta facilità a chi costruisce il proprio successo sulla provocazione, mentre tanti giovani studiano per anni, affrontano sacrifici, conseguono lauree e specializzazioni e poi si ritrovano a fare i conti con stipendi modesti e prospettive incerte. È una contraddizione che non può lasciare indifferenti. Forse anche qui torna il significato della tartaruga dei Medici. Le cose che contano davvero non nascono in un giorno. Richiedono pazienza, perseveranza e la capacità di guardare oltre l’immediato. Vale per un’indagine contro la criminalità organizzata, vale per l’educazione delle nuove generazioni e vale anche per un’amministrazione comunale che prova a trasformare un terreno abbandonato in un’opera utile alla collettività. Sono piccoli passi, certo. Ma la storia insegna che i percorsi più solidi sono quasi sempre quelli costruiti un passo alla volta.

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