IL COMMENTO Pontoni in “alto mare” e Pozzuoli aspetta la svolta

La vicenda del mancato montaggio del nuovo pontile galleggiante, nel porto di Pozzuoli, è grottesca se non addirittura assurda. Della vicenda ci siamo occupati più volte anche sul Golfo e in questi giorni, sull’argomento sono tornate le testate giornalistiche più importanti, il Mattino, Canale 21 e Teleischia. Il tentativo dei giornalisti è quello di cercare di capire e far capire alla gente quello che sta accadendo ma anche provare a smuovere le acque (in questo caso il riferimento è particolarmente appropriato), sollecitare le istituzioni, accelerare i tempi e magari ridurre le attese di un’intera comunità. Tentativi spesso vani, che si scontrano con una realtà fatta di burocrazia, errori di gestione, qualche volta anche disinteresse e scarsa lungimiranza.
O forse si tratta soltanto di buoni propositi, che si scontrano con una realtà più difficile di quella che in principio si pensa di dover affrontare. Un eccesso di ottimismo, magari. La vicenda dei pontoni che dovranno servire a migliorare le operazioni di imbarco e sbarco dai traghetti in arrivo e in partenza verso Ischia e Procida, ricorda vagamente altri progetti che in questo periodo stanno riguardando la città di Napoli e rispetto ai quali, anche in questo caso, è alta l’attenzione dei media locali. La Galleria Umberto Primo, piazza del Plebiscito e corso Umberto. In tutti questi casi si parla, ormai da mesi, se non da anni, di progetti di riqualificazione, rinascita, rigenerazione, ammodernamento, restauro, rifacimento, valorizzazione e messa in sicurezza. Poi passano i giorni, le settimane e i mesi. I progetti restano tali, come i buoni propositi e le attese della città. E così, corso Umberto attende ancora l’apertura dei cantieri per la sostituzione del vecchio cordolo spartitraffico, pericoloso e antiestetico. La Galleria Umberto aspetta i cancelli che impediscano a vandali, baby gang e clochard di imperversare di notte in uno dei luoghi più belli d’Italia. E piazza del Plebiscito, luogo iconico di Napoli e simbolo di un antico rinascimento partenopeo, attende la sua svolta e nell’attesa si trasforma periodicamente in un mega stadio da concerti. Ormai sono più le volte che la piazza è occupata dal palco e dalle gradinate per ospitare artisti e spettacoli, che non libera in tutta la sua bellezza. L’impressione è che si stia esagerando. Sette spettacoli di Gigi D’Alessio (con tutto il rispetto) non saranno un po’ troppi? Ma questo è un altro capitolo. Torniamo, invece, ai pontili fantasma di Pozzuoli. Ancora in “alto mare”, si potrebbe ironizzare. L’assurdità della vicenda sta nel fatto che, paradossalmente, le strutture galleggianti verranno sistemate a ridosso della banchina esistente, quando la stagione estiva sarà di fatto già alle spalle. Certo, meglio tardi che mai, ma appare un controsenso, visto che l’obiettivo era proprio quello di evitare problemi e disagi nel corso di una stagione che si presentava già con tante incognite, vista la recrudescenza del fenomeno del bradisismo, che non accenna a diminuire e che oltretutto ha condizionato il movimento turistico dei Campi Flegrei anche da punto di vista psicologico. E invece i pontoni arriveranno quando il flusso di viaggiatori sarà ridotto. Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane e quanto anche le istituzioni isolane si muoveranno, in sinergia con Regione e Comune di Pozzuoli, per risolvere la questione. Prima o poi i pontoni galleggianti saranno sistemati nel mare di Pozzuoli, renderanno il porto meno attraente e più sicuro. Altri tratti di mare saranno sottratti al panorama, proprio come accadde tra gli anni 70 e 80, quando lo scalo subì una profonda trasformazione, sempre a causa del bradisismo. Azioni necessarie quando la natura prende il sopravvento e costringe gli uomini a trovare soluzioni e alternative. Nel rispetto dei tempi previsti, sarebbe meglio.






Non è più facile abbassare le banchine con discese pendenti di 50-60cm come a calata diMassa?
Tutto sto casino poi si vede che la bambina dov’è ormeggiato il pontone ha la stessa altezza bastava creare le corsie di imbarco e sbarco e far ormeggiare lì i traghetti