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LE OPINIONI

IL COMMENTO Porto di Lacco Ameno, la guerra infinita

DI LUIGI DELLA MONICA

Confesso che non sono molto esperto delle dinamiche che stanno portando la amministrazione comunale di Lacco Ameno ed il gestore privato ad interloquire a colpi di “carta bollata”. Sono semplicemente amareggiato per le occasioni perse del post “Covid19”, in conseguenza di un sistema tecnico-giuridico farraginoso, che ingenera soltanto incertezze ed errori interpretativi in seno alla pubblica opinione, la quale è sempre di più disorientata nel comprendere a pieno la presunta ragione ed il presunto torto, se così si può dire, che si riverberano sul decollo economico delle infrastrutture portuali turistiche in generale. Un’isola, 36 km di periplo delle coste, approdi consentiti a singhiozzo e soltanto per alcuni tipi di unità nautiche da diporto, in concreto i mega yachts o trovano posto difficilmente nel Porto di Ischia, oppure danno fondo in rada all’ancora, a largo di Cartaromana, Ischia Lido, Casamicciola, oppure nella Baia dei Maronti.

Talvolta, gli stessi “tender” hanno una stazza talmente grande che devono trasbordare i passeggeri sulle lance delle cooperative e, sin qui, nulla da obiettare, ma una regolamentazione dei posti barca, un piano di stazionamento del traffico marittimo fuori dei porti non è stato mai affrontato come progetto di ampliamento dei posti barca. Ho visto tante, troppe volte, gommoni extralarge accostare presso il vecchio pontile di Piazzale delle Alghe nella più totale anarchia ed ancora io stesso nel navigare con una piccola lancia presa a noleggio nella Baia di Cartaromana fare fatica a scorgere la corsia di transito delle barche, posizionata per evitare violazioni dell’area Regno di Nettuno: il motivo è semplice, un muro di barche ormeggiate indiscriminatamente con decine di bagnanti, i quali spesso si immergono in acqua anche pericolosamente, non curanti del passaggio degli operatori delle cooperative autorizzate ad effettuare il servizio taxi del mare. Ovviamente, si assiste al collasso dell’ecosistema, affogato da scarichi delle pompe di sentina, da docce di acqua dolce e shampoo inquinanti, rifiuti umidi per i pranzi consumati a bordo galleggiano in mare.

Le rare e provvidenziali attività di controllo delle Forze dell’Ordine statisticamente dimostrano che i “visitors” sono spesso provenienti da diverse località campane e laziali, anche distanti diverse miglia marine, ma del tutto avulse dal contesto economico rivierasco dell’isola, la cui immagine ne rimane irrimediabilmente inquinata, anche e soprattutto in ragione della circostanza che questi natanti, usualmente, non spendono un euro, se magari si eccettua l’occasionale bunkeraggio, sulle coste di Ischia. Spero che qualcuno ricordi un mio precedente articolo sui campi boa, i quali sono indiscutibilmente un traguardo da raggiungere nell’interesse della collettività imprenditoriale, ma anche della sicurezza della navigazione da parte dei dilettanti dell’estate e nel segno della riconversione “green” dell’isola. Alcuno potrebbe ipotizzare che lo scrivente sia un opinionista amante dell’utopia, in antitesi con il precedente articolo del concreto disfattismo sulla protezione UNESCOdell’isola, ma esistono segnali che rincuorano anche i più scettici. Antonio Pinto, nel porto turistico Cala degli Aragonesi, acerrimo fautore della riconversione in energia solare del territorio isolano, è stato il portatore della Bandiera Blu, questa sconosciuta. Mi sembra quasi di immaginarla come la bandiera a stelle e strisce che l’astronauta Armstrong infilò nel suolo lunare nel lontano 1969! La bandiera blu dovrebbe essere figlia dell’energia pulita e non madre, ma va bene lo stesso, pur di seguire il buon esempio bisogna puntare sulla riqualificazione ambientale dell’isola come risorsa di amenità degli abitanti stanziali, contemporaneamente a quella economica.

Il marketing sull’isola “covid free” ha generato il tutto esaurito nelle prenotazioni dei mesi centrali dell’estate, almeno per quanto mi è dato sapere, e bene ha fatto l’amministrazione comunale di Ischia ad ordinare i 10 mq per persona ospite; nulla, però, sarebbe paragonabile al richiamo turistico di Ischia “petrol free”. Nessuno pensa al paradosso che i maggiori investitori mondiali sulla ricerca e la produzione dei pannelli solari sono propri i Paesi dell’OPEC del Medio Oriente e che la Repubblica Popolare Cinese, la quale addirittura adotta a pieno regime i combustibili solidi, è all’avanguardia nel settore. Un’isola del Mediterraneo, scottata dal sole per oltre 6 mesi all’anno ed anche più, la quale ospita ben trentasette vulcani fra spenti ed attivi, sorgente geotermica naturale, alimenta il proprio fabbisogno energetico mediante i combustibili convenzionali. Onestamente, non mi sento di propugnare slogan ambientalisti puri e semplici, ovvero animati dal senso del radical chic che angustiano il progresso nella nostra amata Italia, perché la transizione dalle fonti di energia fossili a quelle ad emissioni zero è un fenomeno estremamente complesso che necessita di opportune politiche di bilanciamento fra rischi di impresa degli attuali distributori dei prodotti petroliferi e di quelli delle fonti solari, le cui modalità non compete indicare a chi scrive. Ciò non di meno, bisogna fare tesoro di questi dati geo-economici per implementare e migliorare il “brand” Ischia nel Mondo.

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Non ricordo chi precisamente, per cui non posso assumermi la paternità di questa frase, argomentò di trasformare Ischia come Montecarlo. La strada è impervia e lontana, ma il terremoto naturale dell’agosto 2017 e quello epidemiologico del 2020\21 dovranno costituire la prima pietra del monito per il graduale cambiamento. Allo stato odierno, i settori del diporto nautico, delle fonti energetiche e della protezione ed incremento delle aree verdi su tutto il territorio dell’isola di Ischia sono interessati da fenomenologie c.d. a macchia di leopardo, alternandosi zone di eccellenza a zone di vuoto normativo, che, ahinoi, vengono percepite dai forestieri e possono indurre i visitatori incuriositi dalla bellezza ed unicità di Ischia a non farvi ritorno altre volte. Io detesto le recensioni sui social, perché a volte disvelano sotto falso “nickname” persone che artificiosamente intendono denigrare gli altri, animante dal solo spirito di gelosia, di invidia oppure di ignoranza grossolana, ma nell’epoca odierna sono lance acuminate conficcate irreversibilmente nel costato dell’operatore malcapitato. L’eco mediatica di queste recensioni si propaga sul web come un virus nocivo ed insidiosissimo, che è in grado di danneggiare n volte un intero comparto turistico: purtroppo, una parola scortese di un singolo, decontestualizzata dallo specifico singolo episodio, può essere frutto di perniciose generalizzazioni e banalizzazioni; una casa affittata ad una famiglia “equivoca” allontana 5,10,20 famiglie tranquille e ligie alle regole, che sono disposte anche ad un forte sacrificio economico per fittare a prezzi alti, per le loro usuali possibilità, sull’isola; se però questo sacrificio non è ricompensato da assenza di inquinamento naturale, acustico e da equilibrata fruizione degli spazi comuni, anche la più bella delle isole del Golfo di Napoli viene scartata come meta delle vacanze.

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Purtroppo le amministrazioni locali e gli operatori di settore, nel post “Covid”, non possono più rivestire la funzione di rette parallele che non si incontrano mai. Le guerre giudiziarie, come quelle ideologiche, non conducono mai a vinti e vincitori, perché anche questi ultimi debbono dispiegare energie intellettuali e fisiche straordinarie, talvolta distogliendosi dalle criticità di problemi più attuali ed urgenti. Il mio sommesso parere è quello di auspicare una soluzione che possa mediare il su citato rischio di impresa del gestore con quello della comunità lacchese ed isolana tutta, allo scopo di conseguire il pieno e sereno bilanciamento fra interessi pubblici del godimento della risorsa naturale mare per i residenti storici e dello sfruttamento economico e redditizio degli accosti della nautica da diporto.

Senza eccedere in follia oppure in utopia, spero vivamente che il traguardo della bandiera blu del porto turistico di Casamicciola, nel segno della lungimiranza del Sig. Antonio Pinto, che è il visionario – in etimologia greca l’idea è un visione di un evento futuro da realizzare in concreto – della riconversione solare, si giunga, all’esito del contrasto del porto turistico di Lacco Ameno ad una seconda bandiera blu e fino a riempire l’isola di vessilli color del mare, risorsa di vita e di benessere economico. Tuttavia, sempre nel segno della fantasia non dissimile dalla realtà, spero si possa giungere ad una progettualità dell’ormeggio in rada, anche per le grandi imbarcazioni di extra lusso, ed una tariffa unica per lo stazionamento e l’approdo di mezzi nautici e dei passeggeri, così da moltiplicare il reddito turistico, rimpinguare le casse dei comuni, perché norme chiare, univoche ed intellegibili conducono a presenze esponenziali di ospiti, ma soprattutto alla qualità dell’identità del turista dell’isola, che è un bene assoluto ecosostenibile da raggiungere ad ogni prezzo: anche Procida 2022 ci ricorda che è ora di strappare le vesti dell’abito consunto di Ischia meta dei turisti scostumati; la nostra isola ha bisogno di èlite e di eccellenze.

* AVVOCATO

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