LE OPINIONI

IL COMMENTO Possibile uscire dal corto circuito dell’oblio

La filosofia del divenire, del tutto scorre tanto da non potersi bagnare due volte nelle acque dello stesso fiume, utilizzando un’immagine eraclitea, ci aveva illusi del fatto che la nostra esistenza procede il proprio cammino come un treno ad alta velocità senza barriere. Invece, passo dopo passo, subentra in noi la forte percezione che siamo sul punto di essere trainati dentro uno strato di melma fangosa che ci spinge verso l’affogare. Tale pericolo dove si svela? Dentro il cuore, la mente, i nostri sentimenti espressi in modo sintetico da Catullo a Lesbia: ti amo e ti odio.

Nell’attuale itinerario del vivere quotidiano, sperimentiamo che la pulsione odiosa sta diventando l’elemento trainante delle relazioni socio-politiche, familiari, istituzionali, informative, comunicative, culturali fino a quelle religiose con toni autoreferenziali aggressivi. I “social”, una determinata carta stampata, una pletora di trasmissioni televisive ne sono espressioni di idiozia virulenta.

In questi giorni stiamo attraversando la delicata e sofferta problematica del Coronavirus. Ebbene cosa succede? Mentre le eccellenti e precarie ricercatrici del prestigioso istituto di virologia Spallanzani, dirette da una grande docente di biologia molecolare, figlia micaelica di Procida, riescono ad individuare il virus, di pari passi, tra ansia, angoscia, giuste preoccupazioni della collettività, una vasta gamma di “odiatori” fa partire la caccia agli untori e con una acerrima ferocia la concentra e la orienta, la mette in movimento verso l’intero popolo della Cina.

Come non parlare della ordalia giustizialista da Santa Inquisizione che ha chiuso le nostre polis in un labirinto senza vie d’uscita come la selva oscura di dantesca memoria. La visione plastica di tale andazzo l’abbiamo vissuta nel vedere in una trasmissione televisiva il direttore di un giornale, con toni sprezzanti, con uno sguardo luciferino e rancoroso, deridere, insultare, offendere una donna, una delle migliori espressioni del panorama informativo e comunicativo, lacerata dall’infanzia nel dolore per la perdita di un padre ucciso da un cinismo giuridico, eticamente orribile, che non ritiene ripugnante la permanenza in carcere di un innocente e portato avanti, nel corto circuito odierno dell’odio, da parte di torquemadini della politica, della magistratura, dell’informazione, della comunicazione con un seguito di tanti Don Abbondio, tra i quali, purtroppo, coloro che guidano l’unico garante politico che era rimasto dello Stato di Diritto. Inquietante, in tal senso, il massacro mediatico alle Sardine, per la foto con l’imprenditore al quale la rancorosa propaganda populista ha lanciato l’anatema di “criminale strutturato”. E che dire dell’atmosfera uggiosa, maldicente, ostile, melmosa, penetrata nell’“ecclesia” cattolica, forse solo silenziata dall’annunzio riformatore del Papa latino-americano, di coloro che vogliono ricondurre il Cristianesimo all’astratto formalismo sia devozionale (religione ridotta a mera messa in scena di riti e cerimonie) sia speculativo (religione ridotta ad arido intellettualismo, che considera la sessualità struttura di peccato). In altri termini una riduzione ad una questione dottrinale, svuotandola ancora una volta del proprio aspetto essenziale: la pratica evangelica dell’imitazione di Cristo che coincide con la follia, suprema saggezza, di Erasmo da Rotterdam che spinge il cristiano a fare della fede esercizio di vita, a perdonare i nemici, a far dono dei propri beni: come si può sperimentare un perfido attacco al nobile tentativo di cambiare verso Papa Francesco, probabilmente favoriti dal caos, dalla guerra, dalla diffidenza, dal solipsismo in cui è caduta l’umanità. Potremmo continuare all’infinito per imbatterci in ostacoli sempre insormontabili da impedire l’uscita dal laboratorio dell’odio. Forse no, la terapia di liberarci da tale malanno l’ha trovata, al momento, non presa in considerazione, il Pontefice con le “gocce della Misericordia”. Corriamo tutti a prendere il farmaco che procura l’armonia tra cuore e mente.

* FILOSOFO

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