IL COMMENTO Procida, antropologia del turismo

DI GIORGIO DI DIO

Abbiamo dei privilegi a Procida. Bellissimi paesaggi, la vista dei gabbiani che si alzano involo sfruttando le correnti ascensionali, i loro garriti lanciati verso il cielo, il mare dolce e carezzevole, il porto dove le navi attraccano dolcemente galleggiando su un mare che sembra in cartolina. Ma anche navi spinte dal forte vento che sembrano scomparire, per poi ricomparire coperte da schiuma bianca. Navi che sbandano, cime che si tendono e sembrano volersi spezzare. Sono cose che ci appartengono, il cielo che ci copre come una soffice coperta, il mare che è parte di noi con tutti i suoi ricordi come foto chiuse in un cassetto. È in quest’isola che mangiamo, dormiamo, sogniamo. È in quest’isola che le donne crescono i figli e aspettano i loro uomini lontani sul mare. Ma c’è chi non vuole vivere il dolore dell’assenza, c’è chi si immagina vicino alla propria compagna ogni giorno, chi vuole vivere accanto ai figli i tuti i giorni. Ed è per questa ragione e per molte altre che a Procida si è sviluppata una nuova economia. Soprattutto si è sviluppato tantissimo il turismo, generato e incrementato dalla nomina di Procida a capitale italiana della cultura 2022.

Gli economisti ci insegnano che la ricerca economica deve superare i recinti di quello che abbiamo fatto in passato e deve aprire nuovi percorsi. Cosa non facile a Procida dove tutti gli introiti finanziari seguono due sole direzioni: la navigazione e il turismo. Tutte le altre attività costituiscono solo un indotto, accessori alle due attività principali, ma soprattutto accessorie al turismo. Il commercialista incrementa il suo lavoro in proporzione alle nuove attività o all’accrescersi delle vecchie in virtù dell’aumento del turismo. Gli ingegneri, gli architetti i geometri incrementano la loro attività in proporzione a tutti i nuovi lavori e progetti che derivano dalla nascita di nuovi alberghi e di nuovi b&b, dall’apertura di nuove attività. I grossisti incrementano le loro vendite perché aumentano i consumi al dettaglio per effetto del turismo. Servono più camerieri, più baristi, più addetti alle pulizie. I negozi al dettaglio, i pubblici esercizi, bar ristoranti, alberghi, b&b, aumentano i loro ricavi grazie all’incremento del turismo. Naturalmente chi pensa di aprire una nuova attività cerca di non distaccarsi dalla direzione che sembra la più facile e la più sicura.

Ma è lecito chiedersi: Un ipotetico crollo del turismo porterebbe al tracollo a catena tutta una serie di attività? Che fare allora? Supere irecinti del turismo e dellanavigazione e aprire nuovi percorsi? Il modello di economia Procidana sembra incapace di cogliere il valore della diversità. Troppe attività sono l’una uguale alle altre. In periodi di crescita economica come quello attuale il problema non si avverte, ma in periodi di calo economico resterebbero solo i più forti. Le risultanze attuali dell’economia procidana ci dicono, però, che è giusto così. Non si spara alla mucca finché fa il latte. Finché i turisti continuano a venire conviene investire nel turismo. E allora bisogna puntare sempre di più sul turismo per renderlo stabile, duraturo e inattaccabile? C’è uno stretto rapporto tra politica economica e turismo e tra mutamenti culturali e turismo.  Dal punto vista economico ilturismo crea nuove entrate che possono essere reinvestitein modo tale da rendere l’isola più accogliente per i visitatori. C’è un segmento che vale la pena analizzare ed è il rapporto tra residenti e visitatori. Gli attori del turismo sono tre: L’ospite, l’ospitante e lo spazio(che è l’isola di Procida). Questi tre attori si devono incontrare in un rapporto di accoglienza da parte dell’ospitante, di cultura del viaggio e di nuove conoscenze da parte dell’ospite e dalla capacità ricettiva da parte dello spazio. Organizzare il turismo non è cosa agevole perché spesso dagliabitanti viene associato a comportamenti negativi: maggiori furti, maggiori probabilità di risse, invasione delle strade, notti rumorose che non fanno dormire chi il giorno dopo deve andare a lavorare, fiumi di persone che rendono difficile la vita dei residenti.

Si ha, quindi, un incontro tra il forestiero che, da un lato è benaccetto perché porta soldi, e dall’altro lato è considerato un nemico perché alla fine, ci dà fastidio.

Insomma, non lo vogliamo ma ne abbiamo bisogno, il che implica un tipo di relazione con aspetti contrastanti e il cittadino procidano, stretto tra le sue tradizioni, la sua tranquillità, e le sue necessità, rende il fenomeno del turismo di una certa complessità, che, seppur non evidente a prima vista, crea un peso sociale.

C’è poi da considerare il terzo attore del turismo: lo spazio.

Lo spazio deve essere organizzato. 

Nell’impatto turistico degli ultimi due anni c’è stato poco tempo da dedicate allo spazio. Il turismo è stato un assalto imprevedibile è incontrollabile. Ma ora con più calma bisogna fare delle scelte, arricchire i luoghi, renderli più accessibili e non secondo le nostre preferenze ma ipotizzando quello che può più piacere ai turisti. Ma lo spazio ci viene anche rubato. Occorre trovare una pianificazione che possa colmare le distanze tra la nostra vita privata e le esigenze dei turisti, tra la nostra tranquillità sociale e l’interesse economico. L’antropologia del turismo studia il rapporto tra turisti e comunità locali in un’ottica di turismo responsabile, con al centro il rapporto dell’uomo con “l’altro”. Studia i quartieri dove persone diverse, culture diverse, costumi diversi si incontrano e dove gli abitanti locali si devono incrociare non sempre con le stesse persone ma con perone che cambiano continuamente. Sembra proprio Procida, no?

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