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LE OPINIONI

IL COMMENTO Procida ieri, oggi e domani

Era l’autunno del 1951 quando incominciai a studiare al Nautico. I ricordi, dopo tanti anni sono di svegliate faticose all’alba per arrivare al porto di Ischia dove alle sette meno dieci bisognava imbarcarsi sul vaporetto per la vicina isola di Procida. Eravamo centinaia di ragazzi di Ischia che avevamo scelto di frequentare quel tipo di scuola, ovviamente per gli sviluppi occupazionali che prospettava una volta esaurito il ciclo di studi. Ed era facilmente comprensibile il perché: eravamo usciti dalla seconda guerra mondiale da pochi anni, e la forte emigrazione dei giovani che non trovavano lavoro dava a chi sceglieva questo percorso l’opportunità di un lavoro appena terminata la scuola.

Guardare i transatlantici, da Campagnano, che passavano dietro al Castello fu la cosa che, illuminando la mia immaginazione, mi spinse a voler navigare. Non fuggire dalla mia terra ma solo partire per mondi che non conoscevi e le fantastiche sensazioni che si sarebbero provate per il ritorno. I Procidani, come ebbi poi modo di scoprire in seguito, esprimevano esattamente questa cultura. Frequentando e conoscendo tante famiglie procidane e la loro accoglienza, assorbivi lo spirito di questa gente diventando quasi parte integrante di quella comunità. Donne che in assenza dei mariti crescevano i pargoli facendo capire loro come l’assenza dei papà era necessaria per garantire il loro futuro e sostentamento.

Professore di inglese, alla Wif, che non conosceva bene la pronuncia, ma che era fornito di una umanità incommensurabile o come il grande prof di francese, Guido Cennamo, che ti faceva penetrare con Graziella di Lamartine e degli scrittori francesi nella profonda cultura francese. E poi l’isola senza auto con il profumo in primavera dei tanti limoneti. Che dire del freddo tremendo e pungente che non dava scampo giù alla marina con la tramontana? Immaginavi già, quando saresti andato a navigare, le fredde brume dei nord del mondo. E le paranze? Quanto pesce arrivava alle cinque della sera! I pescatori a noi studenti prendevano pochi soldi per la quantità enorme di favolosa “mazzamm” che ti davano.

Se non è cultura di un popolo questa cos’è la cultura? C’è poco da dire, un “bravo” va indirizzato al sindaco di Procida, Dino Ambrosino, che ha avuto l’ardire di Icaro senza pensare che avrebbe potuto vedersi sciogliere le proprie ali di cera. Adesso però il primo cittadino è chiamato a completare l’opera. Studiando o facendo studiare, come ha fatto ultimamente per la recente battaglia, un progetto per far diventare Procida l’isola delle biciclette elettriche e dell’assenza di inquinamento del mare da terra. Far utilizzare auto elettriche ma poche, solo a quelle persone che non sono in condizione di usare le bici con una mobilità intelligente per muoversi sull’isola.

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