IL COMMENTO Procida, il mare e le sue insidie

Domenica scorsa, 15 dicembre 2024, si è tenuta la dodicesima edizione del premio “Violet”in memoria di una bellissima bambina morta in tenerissima età. Questo premio ha il suo fondatore nella persona di Riccardo scotto di Marrazzo che ha anche il merito di aver creato la “casa di Graziella” nell’ex- conservatorio delle orfane a Terra Murata. Inutile dire che la location della manifestazione è semplicemente favolosa. Un terrazzo quasi proteso tra cielo e mare, la costa flegrea a poche miglia, la chiesa abbaziale di San Michele a pochissima distanza separata da una sorta di cortile di pochi metri quadrati. L’ex- conservatorio é allogato in quello che la tradizione vuole sia stata la residenza di Giovanni da Procida e che poi, nei secoli successivi, sia diventata la sede dell’Università procidana, vale a dire del Comune. Si vede subito, dalla disposizione delle due strutture, la Chiesa e questo palazzo, che i due poteri, quello politico e quello ecclesiastico, si fronteggiavano spesso guardandosi in cagnesco. Il tutto rientra nelle migliori tradizioni medievali. Questo excursus storico, però, può soddisfare la nostra voglia di conoscenza, ma non più di tanto.


La terrazza, in pieno sole, era affollata di bella gente. Sembrava quasi una festa, ma non lo era. Si trattava di dare un riconoscimento alla memoria dei morti della “Marina D’Equa”Un episodio tristissimo di più di quaranta anni fa. Mentre stavo in mezzo a tutta questa gente riflettevo sulla caducità delle vicende umane. Ero seduto al tavolo dei relatori e davanti a me avevo i figli ed i nipoti di Carlo Cacciuttolo morto nello scoppio dell'”Annamaria Ievoli”. Le morti a mare sono una tragedia che si perpetua nel tempo senza soluzione di continuità. Ogni epoca ha i suoi morti, che io ho definito “tutti santi”. Eppure noi procidani siamo talmente abituati a queste celebrazioni funeree che siamo quasi tentati di trasformarli in una festa. Per noi procidani la morte si confonde con la vita e viceversa. La vita dell’uomo di mare (per lo meno quello di una volta) è sottesa ad un filo fragilissimo. Basta un nonnulla per tagliarlo. E noi procidani, purtroppo, siamo coscienti di questo stato di cose. E pensavo anche a me stesso e riflettevo che io non sono cresciuto orfano di padre solo per un caso. Prima la guerra rischiò di portarselo via per sempre, ma lì c’era poco da fare: era un problema di tutti! Poi il mare: negli anni ’50, imbarcato su una nave di Torre del Greco, la “Rosalinda” affondò in pieno Atlantico e l’equipaggio fu salvato dalla “Anna Costa”in viaggio per il sud -America. Negli anni ’60 il “Liberty” su cui era imbarcato andò a sbattere su una mina vagante, residuo della guerra, nel canale di Kyill in Germania. Tutta la prua saltò in aria. Parti un chiodo che trfisse in fronte un marinaio. Se al posto di questi ci fosse stato mio padre io sarei diventato orfano. diventare orfani degli uomini di mare a Procida è un fatto che affonda le sue radici in tempi antichissimi. Quasi a confermare questa intensa “liason” tra la vita del mare e quella civile domenica scorsa sono stati premiati anche i Ragazzi dei misteri. A Procida vita religiosa, vita civile, avventure del mare fino alla morte so un tutt’uno. E, forse, è uno dei ochi paesi che ha una visione così globale ed unitaria delle vicende umane. Basti considerare che si è esibita anche uno splendido soprano, Katia Cerullo, in un magnifico abito rosso natalizio, con “Torna a Surriento” e “babbino caro”. C’erano anche le Grazielle ” in costume, quasi a suggellare questa sorta di Happening tra la morte in mare e la vita che continua. Forse solo noi Procidani siamo capaci di far convergere e compenetrarsi le due cose.
Ma un fatto mi ha lasciato perplesso: mi ero alzato per andare via ed una persona mi ha trattenuto. Con un’espressione tesa mi fa: “Ma perché non parlate mai di Gennaro Guida? In fin dei conti anche lui è morto in mare ed era anche giovanissimo”. In quel momento mi sono sentito un verme. Aveva ragione! Scusaci, caro Gennaro. La nostra memoria è corta. “I morti del mare sono tutti santi”: anche tu, Gennaro Guida…




