LE OPINIONI

IL COMMENTO Quando il divertimento diventa degrado

Oggi due momenti dedicati alla memoria delle vittime del piroscafo affondato a Ventotene il 24 luglio 1943: al mattino l’apposizione di una targa in via Remigia Gianturco, in serata la commemorazione alla Torre di Guevara

DI ANTIMO PUCA

Il divertimento dei minori diventa degrado e abbandono. Sotto gli occhi delle Istituzioni e della Chiesa sta andando in scena uno spettacolo quotidiano e notturno che si finge di non vedere: spazi pubblici trasformati in bivacchi degradati, serate che scimmiottano le dinamiche più sfrenate di una discoteca all’aperto e atteggiamenti che trasformano le chiese e i luoghi d’incontro in qualcosa che somiglia tristemente a un postribolo a cielo aperto. I protagonisti di tutto questo sono i minorenni, che sfuggono quasi completamente al controllo delle famiglie. Don Giuseppe non fa del moralismo sterile, né vieta il sacrosanto diritto al divertimento e alla socialità, che alla loro età è vitale. Il problema è il limite che viene ampiamente superato. E don Giuseppe ha il coraggio di dirlo con energia, rompendo il silenzio generale.

Quando il perimetro della serata diventa l’eccesso alcolico, il vandalismo, l’assenza di rispetto per i Beni Comuni e l’esibizione di una sessualità precoce e sbandierata senza alcuna consapevolezza, significa che le istituzioni, la chiesa e noi adulti abbiamo fallito in qualcosa di fondamentale. Don Giuseppe ci invita a chiederci, con grande onestà, dove sono i genitori mentre accade tutto questo, se sanno davvero dove sono i propri figli, con chi si accompagnano e come trascorrono le loro serate. La libertà e la fiducia sono elementi educativi preziosi. Ma quando si trasformano in totale assenza di controllo diventano abbandono. Don Giuseppe ci fa notare che lasciare i minori a se stessi, senza regole e senza spingerli a prendersi la responsabilità delle proprie azioni significa lasciarli soli davanti a pericoli più grandi di loro piuttosto che essere genitori moderni.

Questa situazione non si risolve solo invocando una maggiore presenza delle forze dell’ordine o chiedendo interventi repressivi al Comune. Certo, il controllo del territorio è necessario. Ma la radice del problema è educativa e culturale. E Don Giuseppe lo ribadisce con la forza e la tenacia che da sempre lo contraddistingue come Sacerdote presente costantemente tra le genti. C’è bisogno di un patto comune tra le famiglie, le scuole, la chiesa locale e le istituzioni locali per restituire ai minori il senso del limite, del rispetto per se stessi e per gli altri. La chiesa locale, da sempre chiamata a redarguire sui temi del Senso Civico e della morale, non può girare la testa dall’altra parte. Un sacerdote non può accorgersi dei ragazzi solo quando succede qualcosa di irreparabile. E’ tempo che La Chiesa locale riprenda il proprio ruolo di guida, di porre dei confini netti e di insegnare che il divertimento vero non ha nulla a che fare con il degrado. E don Giuseppe ce lo fa capire in profondità. Grazie infinite, don! Che La Madonna della Libera Vi accompagni nel duro ruolo di sacerdote tra le genti.

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