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LE OPINIONI

IL COMMENTO Ricostruzione, tra dubbi e speranze

DI ELENA WHITEHEAD

Nella primavera che avanza, le temperature diventano più miti e ci invitano ad uscire per respirare l’aria frizzantina che stimola lo spirito e tonifica le membra. Ciò, se può valere anche per gli abitanti delle zone terremotate, il risultato non è lo stesso. Essi, uscendo, hanno un’unica meta: incunearsi nelle stradine abbandonate dove le macerie, sostenute dai tubi metallici, danno l’impressione di un villaggio spettrale in cui la vita di un tempo sembra un ricordo preistorico. Nella situazione di sofferenza di un’intera comunità, il tempo passa con insopportabile lentezza, perché non porta la speranza di un futuro credibile. Si vorrebbe, perciò, sentire una parola incoraggiante che possa restituire il perduto entusiasmo. Tuttavia, ciò che viene detto appare spesso sfumato e confuso ed allora altro non resta che rifugiarsi nelle immagini del passato che inondano gli occhi di lacrime. Se prima l’inverno giustificava lo stare in casa, oggi, l’uscire è soltanto un pellegrinaggio verso quelle rovine che contengono ancora suppellettili di una vita. Se poi qualche passante fa domande, le risposte sono solo lamentosi mugugni.

Eppure, siamo in uno Stato di diritto, dove vi sono organi competenti che dovrebbero supportare cittadini in difficoltà, ma manca ancora l’invocata chiarezza. Si vaga nel buio di disposizioni che dicono, smentiscono, riaffermano richiamando a nuovi e vecchi emendamenti. Viene da dire che tutto, come ne “Il ballo di Peppe” dei Cugini di Campagna, è caratterizzato da “un passo avanti e un passo indietro e poi la mossa si farà”. Sembra che ogni organo predisposto faccia a modo suo, ignorando il passato ed il futuro che logicamente dovrebbero essere correlati da un rapporto di causa ed effetto. Questo atteggiamento danneggia a dismisura la parte più fragile della società, ossia, coloro che hanno dedicato ad un tetto accogliente il sogno di una vita, spesso vissuta in lavori usuranti, lontano dalla famiglia e non di rado, tra cocenti umiliazioni. Il tutto con l’obiettivo primario di avere il concreto rifugio per una serena vecchiaia. Possedere una casa è per i nonni ed anche per i genitori di una certa età, un impareggiabile e un doveroso conforto che nelle nostre zone fa ancora fatica a cedere alle nuove tendenze. Eppure, già agli inizi del novecento, in America, dove si andava in cerca di fortuna, si diceva che non c’era la necessità di costruirsi una casa, perché in quei luoghi tutto ruotava intorno alla produttività. Le abitazioni, si vendevano e si fittavano secondo gli spostamenti lavorativi e le convenienze che si presentavano.

Questa mentalità è, oggi, largamente condivisa dai nostri ragazzi, che mirando ad affermarsi nelle varie professionalità, non fanno mistero di dire che per loro dove sta il Papa (il lavoro), lì c’è Roma (la casa). A queste considerazioni, si affiancano opinioni diverse, sostenute oggi, come già in passato, da illustri scienziati della materia, che sconsiglierebbero la ricostruzione in loco. Di conseguenza, sta crescendo il numero di quanti si sentono agitati dall’incertezza che turba anche chi tra i giovani è costretto a restare nella casa di famiglia, quando invece potrebbe avere una vita o tante vite, chi sa dove, a modo suo. La gente è frastornata, ma confida nella competenza dell’0n. avv. Legnini che non si è fatto pregare ed ha iniziato degli incontri aperti al pubblico, dove ognuno possa avere una parola chiarificatrice.

Tra tutte le categorie interessate, quella imprenditoriale è la più provata. In essa si distingue per assiduità e coraggio la figura di Mario Romano. Egli non demorde. È sempre in prima fila negli incontri con tecnici, amministratori e Commissario, ai quali si presenta con una serie di domande ed osservazioni che richiamano alle dovute responsabilità. Sembra un lottatore che scende nell’arena. Egli non interloquisce, come si usa fare negli spazi a sedere, ma si sposta intorno, come se volesse coinvolgere tutti i presenti. Parla con il senno di chi ha speso una vita nella gestione dell’Azienda di famiglia. Egli vorrebbe così riprendere la sua attività in modo dignitoso per il Paese, per i dipendenti, per i villeggianti che vorrebbero tornare, e per quanti che oltre a salvaguardare la propria casa, concordano nell’importanza dell’accoglienza turistica. Di conseguenza, il problema che qui si pone è di primaria importanza. Di fronte alle voci circolanti sulla corretta ricostruzione, occorre, al più presto una soluzione per non fare la fine dell’asino di Buridano, che morì per non saper decidere da quale mangiatoia nutrirsi e da dove abbeverarsi.

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Al di là dei vari Tizio e Caio che si presentano come i “bene informati”, sembra giusto riporre ogni speranza nel Commissario Legnini perché è la persona di fiducia che il Governo ci ha mandato dopo le pregresse tribolazioni. Egli, infatti, con la dignità che lo caratterizza, non vorrà, certamente, passare alla storia locale con il marchio di chi non ha conseguito i tanto attesi risultati. Di conseguenza, non sarà proprio Lui a tradire le speranze, di quanti fiduciosi, lo hanno acclamato fin dal primo giorno e saprà bene con la sua esperienza come mettere in atto le strategie necessarie e a chi affidarsi per verificare palmo dopo palmo lo stato dei luoghi e la loro evoluzione. Oltre a ciò, per tutti i soggetti interessati alla ricostruzione, c’è l’obbligo morale di rimettere in sesto quel patrimonio di acque salutari che hanno reso famosa la nostra Casamicciola in tutto il mondo.

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