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LE OPINIONI

IL COMMENTO Riformare la medicina di base

Il Coronavirus ha messo in evidenza una preoccupante dicotomia: da una parte un alto ed efficace ruolo delle strutture ospedaliere, dall’altra la dimensione fallimentare della continuità assistenziale territoriale sull’intera scala nazionale. Le aziende sanitarie locali si sono manifestate inadeguate, incapaci di svolgere la funzione di porta di ingresso che e accompagni con competenza, cura, attenzione il cittadino nei meandri del Pianeta Sanità. Esempio di tale declino, per noi isolani, è reso visibile dal volto esausto di due infermiere che, in balia delle onde, portano avanti la barca procidana.

Urge una rivoluzione copernicana da tempo auspicata ma sempre ostacolata da gretti egoismi, parassitarie rendiate di posizione della medicina di base. Come? Costituire la Rete della Salute in cui la continuità assistenziale diventa circolare nel senso che scompare la figura del medico di famiglia, ridotto ad un burocrate di ricette, per dare vita ad un medico plurale in una turnazione delle 24ore giornaliere, utilizzando anche la telemedicina. Ciò implica che tutti gli operatori socio sanitari siano soggetti attivi proficui, attraverso una formazione permanente, selettiva, pronti ad essere gli angeli custodi di chi soffre, con una attenzione particolare agli ultimi, agli indifesi, ai gracili (bambini, anziani).

Per gente di mare, come noi, che spesso da isolani si passa ad isolati, è necessario che la Rete della Salute, sia concepita compatta ed armoniosa con in pronto soccorso di alta qualità e garanzia alla salvaguardia immediata della Vita. Ecco, in prossimità delle elezioni regionali, comunali, uno dei punti prioritari il servizio socio sanitario, insieme alla scuola, alla cura dell’ambiente, al solidale senso di comunità, all’ordine del giorno dell’agenda di coloro che avranno l’onere e l’onore di governare. Da credenti della speranza staremo in attesa.

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