LE OPINIONI

IL COMMENTO Rissa sugli spalti, gli sconfitti sono i ragazzi

Quanti volti ha il mondo del calcio? Forse molteplici ma sicuramente due. Uno legato è quello legato alla passione, le emozioni, le sconfitte e le vittorie, la rivalità e lo scherno, lo sfottò e lo sberleffo. Aspetti che ci appassionano, da sempre, a quello che una volta veniva definito “lo sport più bello del mondo”. Le giocate di un campione, la parata di un  portiere, i cori delle curve, lo sventolio delle bandiere. Il calcio degli inguaribili sognatori, quelli che si mettono davanti alla televisione o anche soltanto attaccati ad una radiolina, per vivere 90 minuti di passione e di isolamento dal resto del mondo, che continua a girare. È il calcio che in questo periodo sta facendo innamorare tutti, grazie alla stagione straordinaria del Napoli, che guida il campionato di serie A e che si avvicina sempre di più ad un traguardo che milioni di tifosi, sparsi per tutto il globo, attendono da oltre 30 anni. È anche il calcio che fa sognare i tifosi gialloblù dell’isola d’Ischia, che dopo anni di stenti, tribolazioni, sofferenze e incertezze, possono applaudire una squadra che regala vittorie, gol e successi in serie e che, chissà, magari prova anche a tornare, nel giro di qualche stagione, su scenari prestigiosi, come un tempo neanche troppo lontano.

E qui finisce la favola e si apre invece l’altra faccia del calcio, quella più sporca, penosa, inaccettabile, quella di cui ci si deve vergognare, tutti. E il calcio lasciato nelle mani dei delinquenti, dei violenti e dei miserabili. Ed in questo caso, non c’è frontiera né latitudine, perché questa zozza teppaglia la ritroviamo proprio ovunque, da sud a nord, in Italia come in Europa. Basti pensare alla pantomima cui abbiamo dovuto assistere, tra Prefettura, Figc, Tar, Consiglio di Stato, Comitato per la sicurezza e organi vari,  in occasione della partita di Champions tra Napoli ed Eintracht di Francoforte. Un evento sportivo trasformato in un appuntamento da guerriglia per almeno quattro tifoserie, che incrociano odio e rancore e si sfidano a regular tenzone con  tanto di minacce e offese.

Quello che lascia più sconcertati, però, è accaduto proprio ad Ischia qualche giorno fa. Una partita di calcio trasformata in un’occasione di rissa, botte, pugni in faccia e colpi di cintura. È accaduto a Barano durante una gara tra ragazzini, di un campionato minore. Non ha importanza quali fossero le squadre, chi fossero i protagonisti in campo e meno che mai quale fosse  il risultato o la causa scatenante. È l’immagine di uno sport che non sa liberarsi dal cancro malefico dell’inciviltà, che spinge alcuni genitori, quelli che dovrebbero essere educatori ed esempi da seguire, a diventare i carnefici stessi della passione dei propri figli. Resta da chiedersi con quale faccia, quei genitori che sugli spalti del campo di Barano, si sono presi a botte per una partita di calcio, abbiano accompagnato i propri ragazzi a casa, con quale sguardo abbiano dato loro la buonanotte, con quali parole li abbiamo indotti a fare i compiti di scuola. Il tutto dopo aver perduto quel briciolo di credibilità e dignità, che pure dovrebbe albergare nell’animo e nel cuore di ciascuna persona. I figli di quelle persone sono gli unici veri sconfitti di una giornata che difficilmente riusciranno a dimenticare. Per le mamme che si sono picchiate davanti ai loro occhi, comincia ora una partita molto più importante, ben più difficile da vincere. Recuperare una credibilità perduta, riconquistare una fiducia messa sotto i tacchetti. Non sarà facile e le sanzioni che arriveranno non saranno sufficienti a mascherare la vergogna.

* DIRETTORE “SCRIVONAPOLI”

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