Il commento Rizzoli, quello che resta e quello che scompare

Ci sono situazioni che, da sole, impongono una domanda: chi doveva intervenire?Al Rizzoli di Ischia, secondo le segnalazioni, tre arti inferiori amputati sarebbero custoditi da oltre un anno in contenitori ROT, uno dei quali risulterebbe aperto. Anche l’odore nauseabondo denunciato attende verifiche. Sarà l’ASL a dover accertare i fatti e chiarire eventuali responsabilità. Ma una domanda, intanto, è inevitabile: com’è possibile che una vicenda tanto delicata arrivi all’attenzione pubblica senza risposte già chiare e documentate?

Un ospedale può avere carenze di personale, strutture in difficoltà e risorse insufficienti. Nessuno può pretendere la perfezione da chi lavora ogni giorno in condizioni complesse. Ma bisogna distinguere chi opera in prima linea da chi ha il compito di organizzare, dirigere e controllare.È proprio qui che si misura una direzione: nella capacità di individuare le criticità, assumere decisioni e verificare che le soluzioni vengano realizzate. Non nelle dichiarazioni, negli organigrammi o nelle relazioni amministrative.Quando, invece, i problemi si accumulano e le risposte tardano, non basta più invocare le difficoltà, bisogna capire perché le procedure non abbiano prodotto risultati, se le segnalazioni siano state affrontate e chi fosse tenuto a intervenire.

Una segnalazione deve generare una verifica, una verifica deve portare a una decisione, una decisione deve tradursi in un intervento concreto e documentabile. Se questa catena si interrompe, i cittadini hanno diritto di sapere dove e perché.

La direttrice generale dell’ASL Napoli 2 Nord, Monica Vanni, e la Direzione Medica del Rizzoli, guidata da Erminia Falconio, sono chiamate, ciascuna per le proprie competenze, a fare chiarezza sulle circostanze segnalate e sulle misure eventualmente adottate.Non è una questione di polemica, anzi, ma di trasparenza e responsabilità.Per Ischia, inoltre, l’ospedale non è una struttura qualsiasi, è un presidio essenziale, tanto più importante per una comunità insulare, che non può permettersi di considerare inevitabili le inefficienze. La fiducia deicittadini non si conquista chiedendo pazienza: si costruisce dimostrando che i problemi vengono affrontati e risolti.

Chi assume un incarico di responsabilità amministra un bene collettivo, non ne diventa proprietario. Le segnalazioni non sono fastidi da archiviare, le domande della stampa non sono interferenze e le criticità non possono trasformarsi in consuetudini.Il caso del Rizzoli deve essere verificato fino in fondo. I fatti dovranno essere accertati per la gravità della situazione, occorrerà ricostruire che cosa sia accaduto, quali interventi siano stati effettuati o omessi e quali responsabilità emergano dagli accertamenti. In un ospedale pubblico, chi ha il potere di intervenire e conosce, non può davvero permettersi di non risolvere un problema così grave.

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