LE OPINIONI

IL COMMENTO Sandokan, per Ischia un’occasione perduta

DI LUIGI DELLA MONICA

Dopo 50 anni ritorna il mito e la Rai nonostante la concorrenza spietata di tutte le piattaforme digitali riesce a fare la differenza per il cine turismo in Calabria. Le Castella (Isola Capo Rizzuto): il celebre Castello Aragonese è stato scelto come porto di Labuan, punto nevralgico della serie. Qui è stato battuto il primo ciak calabrese con Can Yaman protagonista, grazie a un allestimento scenico che ha trasformato la fortezza in un molo colonia inglese, tra traffici, sbarchi e scene d’azione. Tropea Capo Vaticano (Baia di Grotticelle): le famose spiagge e scogliere della Costa degli Dei hanno ospitato sequenze a cavallo, lunghi inseguimenti e scene immerse in una natura ancora intatta. Vibo Marina (Timpa Janca, banchina Fiume): queste aree portuali sono state trasformate in set per le manovre navali, gli approdi e le operazioni di carico e scarico. Lamezia Terme e Gizzeria (Laghi La Vota): lagune e fondali bassi offrono lo scenario perfetto alle fughe tra sabbie e imbarcazioni da pesca.

La memoria ischitana è corta sull’”Amica geniale”, fonte un giovane esercente di Ischia Ponte: “Non ci sta una donna di New York che non abbia letto tutta la saga della Ferrante”. Nulla si è fatto perché i sei comuni sono impegnati a farsi concorrenza fra loro, anche perché certamente la produzione Rai Cinema si doveva accorgere da sola che Ischia è l’isola più bella del Mondo. Intanto fioccano le interviste dei commercianti che denunciano la fiacchezza del sistema economico in generale. Francamente sono anni che mi scervello a capire cosa si sia rotto prima e dopo il COVID nella visione isolana macro e micro economica. Impera su tutto il patrimonio ideologico e culturale la frase: “si è sempre fatto così e va bene”, nessuno osa cambiare. Leggevo il mio Collega Petrucci che elogiava Forio per essere stato il primo comune isolano a dare impulso al distretto del commercio. Peccato che manchi un tassello nell’insieme: Forio quando le condizioni meteo soprattutto in inverno consentono il collegamento diretto via mare può anche fare a meno di Ischia o di Casamicciola, ma ciò la natura talvolta lo impedisce. Senza una sinergia con gli altri comuni, nemmeno Forio può osare di aspirare al primato che ha avuto. È ovvio che l’isola non ha scenari naturali tanto spaziosi per consentire inseguimenti a cavallo che simulino l’Indocina o l’Indonesia, ma il castello aragonese, il precedente de “Il Pirata dell’isola verde”, di “Cleopatra” certamente li ha.

Ho già scritto in passato che l’alternativa alla riottosità dei turisti a fare ingresso in Ischia nel periodo invernale, perché le terme sono chiuse, è costituita dal cineturismo ed in questo neppure sono il solo a sostenerlo e certamente questo tipo di riprese video non si rende possibile nei mesi centrali della stagione estiva. Il Film Festival ed il Global Festival ci hanno portato buoni auspici, perché un paio d’anni fa c’è stato un film molto venduto su Amazon intitolato “Cassino a Ischia” ed attualmente sono in corso ulteriori lavorazioni di altra produzione americana.

Il sogno potrebbe essere realizzare una Cinecittà Ischia, che possa costituire volano per il cambiamento economico finanziario dell’isola, abbandonata a se stessa dal letargo autunnale ed invernale. Mi si potrebbe replicare che l’isola non dispone di locali o di siti idonei a tanto spazio, ma sicuramente la sua conformazione geologica si presta alla creazione di ecosistemi cinematografici meravigliosi. Ischia potrebbe reperire dei piccoli locali logistici per il materiale essenziale e fornire ospitalità nei suoi alberghi ai tanti attori, attrezzisti, collaboratori, registi… Elemento ostativo a tale progetto è la chiusura delle strutture alberghiere medio piccole per NASPI, mentre l’unica capienza disponibile è degli alberghi di super lusso, che devono assolutamente proliferare sull’isola, ci mancherebbe, ma le grandi produzioni pur solvibili badano sicuramente al risparmio e non intendono pagare 500 euro a persona per tutta la “troupe”.

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Queste considerazioni sono frutto di un pensiero elementare, non presumo di essere scopritore dell’America, ma mi sembra di percepire una grande ipocrisia di fondo, generalizzata nell’opinione pubblica. Gli USA sono amati ed osannati quando portano turisti di super lusso sull’isola e nelle piccole attività al dettaglio, ma sono disprezzati perché portatori di guerra nel Mondo, quello stesso sistema che oggi si mantiene in pace ed in serenità economica proprio grazie all’alleanza NATO e, prima ancora, grazie all’aiuto determinante che Winston Churchill chiese nel secondo conflitto mondiale proprio alla inizialmente neutrale America. Soprattutto oggi, all’indomani dell’inserimento della cucina italiana nel patrimonio culturale dell’UNESCO, Ischia deve escogitare percorsi enogastronomici quale attrattiva di turismo internazionale, che deve partire dalla protezione dell’ambiente terrestre e marino. Esistono 20 cucine regionali italiane? No, io oserei dire che ne esistono oltre 90, quante sono le Province italiane ed Ischia deve assolutamente tutelare in seno al patrimonio UNESCO la ricetta del “coniglio all’ischitana”. Si deve tornare all’antico modo di allevamento del coniglio di fosso, si deve creare un sistema di controllo dei ristoratori per impedire l’utilizzo di carne diversa, si deve mappare il territorio agricolo per incentivare la coltivazione biologica e naturale.

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Rispetto a tutto questo scenario non si può attendere, la comunità deve partecipare attivamente alle risoluzioni delle ataviche criticità del territorio, senza campanilismi ed egoismi locali: quando una attività riesce bene, tutti devono esultare all’unisono da Sant’Angelo ad Ischia Ponte, altrimenti le emigrazioni dei nostri giovani continueranno inesorabili ed inarrestabili. In una parola, bisogna riunirsi davanti ad un tavolo tecnico e studiare soluzioni, non parlare a vuoto come posso fare io che mi danno per suscitare il senso di amore per la comunità e non per l’individualismo esasperato.

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