LE OPINIONI

IL COMMENTO Sant’Anna e quella festa da preservare

DI ANTIMO PUCA

Esiste un patrimonio storico culturale legato al nome di Ischia. Siamo consapevoli delle difficoltà legate all’amministrare un Comune come Ischia. Sopratutto con l’avvicinarsi dell’evento Sant’Anna. Talune decisioni e una gestione e programmazione poco chiara vengono prese senza un reale coinvolgimento dei cittadini. Sant’Anna non è uno slogan e va costruita insieme. Se il Comune intende sostenere progetti come Sant’Anna, dovrebbe assumersi anche l’impegno pubblico di rendicontare con trasparenza i tempi, i costi e le fasi di avanzamento, affinché la cittadinanza possa comprenderli e valutarli. La gettonata festa è spesso uno slogan adottato da aspiranti politici e suoi aderenti che devono campare perché non hanno altro. Ma poi non sono in grado di assumersi una responsabilità e prendere una posizione. È importante avere un senso critico di quanto accade. Ma occorre avere anche un senso partecipativo. A tutto ciò si aggiunge una gestione ordinaria che appare inefficace. Le strade dissestate, le buche senza riparazione, interventi di manutenzione abbandonati a se sono segni tangibili di un’amministrazione che fatica a rispondere alle esigenze quotidiane. Grandi difficoltà si registrano anche a causa di rigide restrizioni di orari di alcune strade principali che causano gravi disagi a chi lavora sul territorio. Corrieri e trasportatori subiscono ritardi e addirittura sanzioni, senza che si intravedano soluzioni concrete o un piano chiaro per il futuro. Tra il malcontento generale, fa scalpore la decisione del Comune di continuare ad affidare l’evento Sant’Anna sempre ai soliti eventisti improvvisati della oligarchia contemporanea. Un geometra salito al potere quasi assoluto ed artiste maldestre e improvvisate.

Qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini perché a Ischia si ha la sensazione che sia dato una sorta di monopolio a persone a cui poco o nulla importa delle radici, della memoria storica e della tradizione secolare autoctona.

Scelte incoerenti lasciano una ferita nel tessuto sociale. A questo si aggiunge un altro aspetto che molti cittadini sottolineano da tempo: è facile vedere la Polizia Locale impegnata a sanzionare le auto in sosta irregolare. Ma quasi mai si assiste a un loro intervento per dirigere il traffico nelle ore più congestionate. Certe assenze pesano e contribuiscono a peggiorare la percezione di una gestione distante e poco concreta.
Le politiche urbanistiche e turistiche del nostro territorio non dovrebbero limitarsi a soddisfare interessi esterni o temporanei, ma dovrebbero tenere in prioritaria considerazione i residenti, che qui vivono tutto l’anno, mandano avanti le attività e tengono in vita la comunità.

Un dissenso, se espresso con rispetto, non dovrebbe essere un fastidio da aggirare, ma un elemento fondamentale di una Democrazia sana.

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Governare non significa solo decidere. Significa ascoltare, spiegare, rispondere. È proprio questo stile che dovrebbe diventare la norma anche per l’Amministrazione. La festa genera un indotto che interessa tante categorie ed industrie. Bande, fuochisti, aziende di luminarie, fiorai, ambulanti, giostrai, organizzatori di eventi, aziende di service audio/luci e, a cascata, tutti gli operatori facenti parte della catena produttiva sono solo alcune delle realtà interessate dall’indotto economico sviluppato dalla Festa. Quale sarebbe il ritorno economico se la programmazione è praticamente assente? Come creare interesse nei pochi turisti di élite che ancora approdano ai nostri luoghi? Vale la pena investire cifre importanti per avere risultati minimi? È questo il modo di accogliere i nostri ospiti? È questo il modo di servire i cittadini che ancora ripongono speranze nelle Amministrazioni? È questo il modo di fare attrattivo e dare vita ai nostri luoghi, al nostro borgo?

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Sant’Anna rappresenta un enorme tesoro dal valore incommensurabile. Un forziere pieno di pepite d’oro: la tradizione locale, il folklore, la sagra, la cultura, il patrimonio immateriale, il turismo. Un tesoro che, se non sarà adeguatamente valorizzato e protetto, rischierà di scomparire per essere sostituito da grandi bugie. Il rispetto delle regole, l’accettazione della burocrazia, investire in qualità e tipicità, tutelare il patrimonio immateriale e culturale, quello nascosto, rivalutare la cultura popolare, la sopravvivenza economica sono tutte tappe che dovrebbero permetterci di sopravvivere là dove si tende a far scomparire. Luigi Di Vaia non può sottrarsi alle proprie responsabilità di assessore delegato all’evento più atteso dell’anno. Questa responsabilità deve essere trasmessa ai cittadini. Luigi Di Vaia deve affrontare le conseguenze dei soldi avuti e distribuiti per strutturare la festa ogni anno. Portasse a conoscenza dei cittadini quanti soldi è costata ogni anno. Di Vaia dovrebbe avere sensibilità e profondità di animo, regole di convivenza che rispettino le scelte dei cittadini che ripongono in Lui fiducia e attese, idee innovative che siano rispettose di Ischia e della sua identità, della memoria, delle radici, e dell’ambiente, nuove start up, inventiva. Ma anche una Intelligenza calibrata che non snaturi l’essenza di Ischia e della festa come invece sta accadendo. Ci vorrebbe rispetto del luogo, della baia e della sua ecologia, ormai contaminata di oggettistica superflua che porta poco al benessere reale della società e al ritorno turistico. E ci vorrebbe un’economia in cui regni ciò che è locale e che con le sue scelte può valorizzare l’identità di Ischia è l’identità della festa. Sant’Anna dovrebbe essere in grado di aiutare gli ischitani a creare occasioni di sviluppo autonomo valorizzando le esperienze dell’economia locale e turistica. Si dovrebbero fornire servizi efficienti e snelli, orientati alle soluzioni ottimali e reali e non alle soluzioni speculative come succede già da un decennio. Occorre che al centro della festa ci sia ischia, la sua identità, la sua comunità e il suo valore unico e irripetibile. È stato messo a capo della più importante festa identitaria solo chi fa meno danni, piuttosto che chi fa il bene del Paese, orientato dal potere forte oligarchico di turno anche con finti filantropi ma che decide per tutti. Occorre crescere nella PARRESIA, termine di origine greca che indica la reale franchezza nell’esprimere il proprio pensiero. Dire di ciò che non funziona, prendendone atto, per arrivare a proporre soluzioni ottimali, riformulando idee funzionali e a volte anche semplici. Occorre però fare lo sforzo di preparare un programma che può interessarci. Ma anche prepararne degli altri. Perché una corretta visione dell’identità di un popolo si potrà avere soltanto se uno guarda sempre da più punti di vista. Un apprezzato professore universitario diceva sempre a noi studenti: “se hai idee di sinistra non leggere solo giornali di sinistra, ma leggi anche quelli di destra e di centro, e se sei di destra, leggi anche quelli di sinistra e di centro, idem se sei di centro, leggi giornali di sinistra e di destra, solo così potrai avere una piena visione ampia di ciò che accade nel tuo Paese e di ciò che può essere fatto per il vero “bene comune”.

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