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LE OPINIONI

IL COMMENTO Se le fiammate del convegno sul clima non riscaldano i ragazzi

Nel nome di Pietro Greco, il Circolo Sadoul, ancora una volta, ha organizzato un Convegno di grande livello culturale sul Cambiamento climatico. Non è la prima volta che il Sadoul offre collaborazione e spunti alla scuola ischitana su “cambiamenti del clima e ben-essere”. Già nel 2019, dal 7 al 9 marzo, si era tenuto il Convegno “Scuola, Scienza, Società” a cui avevano preso parte le classi quarta e quinta del liceo scientifico. Di quel Convegno furono pubblicati gli Atti sulla Rivista quadrimestrale di Analisi e Monitoraggio Ambientale “Ambiente, Rischio, Comunicazione”. In quell’occasione era ancora presente Pietro Greco, che tenne una Relazione dal titolo “Tre decenni di politica del clima” e c’erano – come nel convegno di quest’anno – anche Agostino Mazzella e Francesco Rispoli. Nel 2019, Pietro Greco illustrava l’avvento, sullo scenario globale, dell’Homo Sapiens che “insipientemente”, passando- all’incirca diecimila anni fa – dall’economia della caccia e pesca a quella della coltivazione e dell’allevamento, incominciò ad abbattere foreste, a creare le condizioni per lo sviluppo di incendi, a distruggere le biodiversità, a crescere demograficamente in maniera esponenziale. Al Convegno dell’11 e 12 ottobre 2021, Pietro Greco è stato il grande assente, anche se evocato continuamente. A tale Convegno, per ovvi motivi, i ragazzi erano presenti, un gruppo alla volta, per assolvere i loro doveri scolastici. I relatori ( professori universitari come Ugo Leone, Mario Lorusso, Marina Rigillo, Michelangelo Russo, Francesco Rispoli e giornalisti specializzati come Francesca Buoninconti, Marco Merola, Cristina Pulcinelli) ce l’hanno messa tutta nel tentativo di divulgare un ricco materiale scientifico che oltre ad illustrare le cause e gli effetti dell’eccessiva antropizzazione della Terra, hanno portato visivamente le immagini di situazioni mondiali concrete e di soluzioni che la scienza moderna (con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni) sta studiando ed applicando nel tentativo di mitigare le conseguenze del riscaldamento del nostro pianeta.

Tutto bene, dunque? No! Purtroppo, e lo diciamo con grande rammarico, a questo grande sforzo culturale non è corrisposto un interesse della società ischitana e (più preoccupante ancora) nemmeno un adeguato grado di attenzione dei ragazzi presenti in sala, intenti più ai loro telefonini che a ciò che veniva detto e illustrato dai conferenzieri. Non c’era da illudersi sulla partecipazione di amministratori dei Comuni isolani o consiglieri comunali, ma mi aspettavo la presenza degli innumerevoli estimatori di Pietro Greco. Qualcuno dirà che l’evento non è stato pubblicizzato abbastanza, ma io non ho fonti di informazione superiori a quelle che normali cittadini hanno. Come ne sono venuto a conoscenza io, ne saranno venuti a conoscenza tanti altri. Del resto non si è detto che i social sono un potentissimo mezzo di informazione istantanea che tiene tutti aggiornati in tempo reale? E allora, così come ci viene propinata l’ultima ricetta della tal casalinga o del tal cuoco, perché non ci è stato un tam tam su un evento di così grande attualità e spessore culturale? E perché i ragazzi in sala, alla domanda di un conferenziere: “Sapete cos’è l’Antropocene?” non hanno saputo rispondere? Nessuno dei ragazzi. E allora c’è qualcosa che non va nella scuola, nella didattica, nelle famiglie, nel modo di aggiornarsi e informarsi di ciascuno di noi. Certo, sul palco non c’era Greta Thumberg che col suo linguaggio, immediato e giovanile, sa come avvincere e accendere i coetanei. Sul palco (ma anche sotto il palco come ha preferito fare il prof. Francesco Rispoli, con un intervento magistrale) c’erano professori abituati a colloquiare con studenti universitari o a confrontarsi con colleghi al loro livello. Ma questo non spiega a sufficienza il fossato che esiste tra mondo della cultura e resto della società. I relatori si sono anche confrontati e scontrati con veemenza sul significato di “resilienza” (termine da espungere dal vocabolario italiano, secondo il prof. Rispoli, in quanto dà l’idea di un combattente che non combatte, un’Ercolino sempre in piedi, che continua ad incassare colpi, oscillando ma ritornando sempre nella posizione iniziale) e si sono scontrati sulla prevalenza tra i due termini “adattamento” e “mitigazione”. Sono stati tirati in ballo, oltre che scienziati, filosofi illustri, come Immanuel Kant che, dopo la Critica della Ragion Pura, scrisse la Critica della Ragion Pratica, per concludere che ad ogni osservazione e giudizio deve necessariamente seguire un’azione conseguenziale. Ricordate: “Due cose riempiono l’animo…il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me?” Questo per far capire che il problema vero non è l’adptation, l’adattamento alla nuova realtà creata dal cambiamento climatico. Il vero problema è il “dovere morale” di agire e farlo presto. E francamente concordo con l’analisi di Rispoli quando, confutando le tesi di un giornalista divulgatore scientifico (Marco Merola) ha rigettato l’idea di lanciare ai giovani un messaggio disperante di “essere pronti ad adeguarsi ad un mondo diverso”.

Questo non accende ma spegne ogni speranza nei giovani che, giustamente, pretendono che si consegni loro un mondo vivibile per lo meno quanto lo abbiamo vissuto noi. Non vogliono essere cavie e soggetti sperimentali di una Terra sconvolta. La scuola, i mezzi di comunicazione devono far capire ai giovani che il rapporto Uomo-Natura, diventato conflittuale per colpa dell’uomo è un non senso. L’Uomo è Natura. Noi siamo parte di un pianeta che comprende gli animali e i vegetali. Allora il problema vero è di “agire” eliminando le cause e non soltanto attenuando gli effetti, incominciando dal prendere decisioni importanti ed immediate al prossimo COP26 di inizi novembre a Glasgow. Non so in quanti leggono ancora ad Ischia i quotidiani (che vendono quote risibili) e vengono sbeffeggiati come organi di informazione superflui o menzogneri. Ma segnalo ugualmente l’ultimo numero del mensile Pianeta 2021, allegato al Corriere della Sera. Un numero che illustra la strada irta e piena di incognite e scetticismo verso la Conferenza Onu sul Clima, visti i miseri risultati dei precedenti incontri internazionali. Anziché unirsi per un contrasto totale al riscaldamento della Terra entro il livello di più 1,5°, livello che viene ritenuto di guardia, oltre il quale ci aspettano disastri ecologici, i Paesi del mondo sembrano piuttosto orientati a tentare irresponsabilmente di lucrare qualche beneficio economico a scapito di altri Paesi, come ad esempio la decisione di un Patto Militare USA-Gran Bretagna- Australia per limitare l’ingresso della Cina nel Pacifico. Conclude il giornalista Guido Tonelli su Pianeta 2021: “Qualcuno si illude che questa politica porti a risultati significativi nella lotta contro i cambiamenti climatici?” E passando dai Grandi della Terra ai nostri piccoli amministratori locali, chiedo: “Qualcuno si illude che la disattenzione verso quella che è stata definita la “seconda pandemia” dopo il Covid e cioè la pandemia ecologica, possa portare un contributo alla lotta per un mondo futuro (per i nostri nipoti e pronipoti) non peggiore di quello che abbiamo vissuto noi?”.

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