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LE OPINIONI

Il commento Società artificiale e dintorni: eppur si muove

“Eppur si muove” è un’esclamazione attribuita a Galileo Galilei che l’avrebbe pronunciata, a difesa della sua tesi eliocentrica, durante il processo intentatogli dal Tribunale dell’Inquisizione. In realtà, la frase fu letteriaramente inventata, nel 1757, da Giuseppe Marc’Antonio Baretti (detto Scannabue) in The Italian Library. Ebbene, c’è una notevole analogia tra le due teorie che si scontravano al tempo di Galilei (autore del testo “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”) e le due divergenti tendenze culturali dell’Italia attuale: come il geocentrismo frenava e negava l’eliocentrismo, così – al giorno d’oggi – una visione antiscientifica o pseudo-scientifica frena e si oppone al progresso scientifico vero. Sapete bene che, in particolare sui social, non c’è più teoria scientifica che tenga, l’opinione dello scienziato equivale a quella di un qualunque Panzironi che si avvalga di un buon eloquio e di tante interviste televisive truccate. D’altra parte gli scienziati (mi riferisco in particolare al campo sanitario) hanno dato di sé una pessima immagine nella fase della pandemia, contrapponendosi e insultandosi tra di loro, accreditando l’idea che il parere diverso è – di per sé – ignoranza e malafede, la verità è che la medicina, come tanti altri rami scientifici, è una scienza non cristallizzabile e non perfetta per sempre, ma in continua evoluzione, per cui ciò che appare certezza oggi, domani può non esserlo più. Sempre più frequentemente si hanno, come sostiene Thomas Samuel Kuhn, cambi di paradigma. Ma, sinceramente, non è tanto questo che mi preoccupa; non è la contrapposizione tra scienza ed antiscienza, accademici e venditori di fumo, quanto la contrapposizione tra una concezione democratica e liberale della scienza e una concezione burocratica ed antipopolare della scienza.

Mi spiego meglio e mi rendo conto che, a primo acchito, questi ragionamenti possano apparire sofisticazioni e questioni di lana caprina. In termini molto elementari, voi pensate che sia un’effettiva evoluzione l’applicazione di centralini automatici ai quali siamo sempre più costretti a rivolgerci, per qualsiasi servizio di pubblica utilità, dalle banche alla telefonia, dalle utenze di gas, luce, acqua alle prenotazioni di alberghi, navi, treni? Pensate che sia scientifico “premere uno” o “premere due” e fare almeno 10 passaggi prima che alla fine “stremato” il sistema informativo ti dica “se vuoi interloquire con un umano, attendi in linea”? E’ scientifico che Sky o una qualunque delle società che svolgono servizi analoghi ti invii una mail per comunicarti o chiederti qualcosa e tu non puoi rispondere rapidamente con lo stesso mezzo perché la tua mail viene respinta? Questo non è progresso, questo è semplicemente un modo di acuire il già sbilanciato rapporto tra potere economico e cittadini. E’ un altro efficace metodo per risparmiare forza lavoro ed ampliare la disoccupazione. E’ forse progresso vero, per venire ai piccoli problemi locali e quotidiani, che per dare in fitto una casa bisogna dare, con modalità diverse e procedure diverse, gli stessi dati degli inquilini sia al Comando Vigili Urbani che al Portale Web Alloggiati della Questura di Napoli? Scusate, ma non sarebbe più giusto che i Comandi Vigili e la Questura incrociassero i loro dati e interloquissero con i loro sistemi informatici? Non è , anche questo, un modo di appesantire gli obblighi dei cittadini per alleggerire quello dei poteri pubblici? Ma dove sono i nostri “liberal”. Quelli sempre pronti a vedere attentati alla libertà individuale? Dunque, la nostra società attuale è quella degli algoritmi usati non a fine di progresso bensì al fine della “sottomissione” dei cittadini ai poteri forti. Dunque da noi l’automazione non è al servizio del cittadino e della semplificazione della vita di ognuno di noi bensì alla complicazione al cittadino e semplificazione alle grandi centrali economiche.

Una società “artificiale”, fatta di voci metalliche a cui non puoi replicare e con cui non puoi interloquire. Ma “eppur si muove” perché – nonostante tutto – esiste un mondo scientifico ed accademico, un universo di intellettuali veri che – come i salmoni – vanno controcorrente e verso un futuro meno incerto e meno passivamente robotizzato e schiavo della moderna società. Ed esempi eloquenti di ciò, arrivano proprio dalla Campania, da Napoli, da quella città che riscuote successo e trova amalgama sociale se deve esaltare la squadra di calcio (e il Napoli calcio se lo merita) ma che poi mostra tutta la sua “decoesione” se fa turismo: i Mao Mao contro gli anti Mao Mao, gli alberghi contro i bed and breakfast, gli urbani contro i periferici, gli intellettuali contro la plebe. Ebbene, proprio da Napoli, Paradiso abitato da diavoli (per dirla con Benedetto Croce) partono iniziative scientifiche che ci fanno sperare e ci fanno dire “Eppur si muove” nella speranza che copernicanamente si ribalti la concezione dell’universo incentrato sui poteri economici intorno ai quali deve ruotare il cittadino ad una concezione “umano-centrica” in cui gli algoritmi e l’Intelligenza Artificiale devono ruotare intorno al cittadini. E notizia recente che, con l’anno accademico 2020-2021, l’Università Federico II di Napoli farà parte di una Convenzione con il CNR, la Sapienza, il Politecnico di Torino, il Campus Bio-medico di Roma e l’Università di Pisa, per un Dottorato di Ricerca in Intelligenza Artificiale. Ci sarà, a cura del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, un finanziamento complessivo di circa 15 milioni di euro. Il nuovo Dottorato (la cui sigla è PhD – A.I. it) si articolerà in 5 corsi: Alla napoletana Federico II tocca il coordinamento dell’Area Agrifood e Ambiente. Le altre 4 aree sono: Salute e Scienza della vita, Sicurezza e cibersecurity, Industria, Sanità. Istituti specializzati calcolano che l’A.I. (Intelligenza Artificiale) può portare ad una crescita del 16% del Pil mondiale. L’Italia è già al 5° posto mondiale come impatto scientifico e la Federico II non è nuova ad esperienze del genere: eccellenze didattiche scientifiche sono già la Apple Academy, la 5G Academy. Ma c’è anche un’altra brillante iniziativa napoletana, quella che vede impegnati l’Università Suor Orsola Benincasa e Agenzia Nazionale per i Giovani e la Fondazione Santobono- Pausillipon in un Protocollo d’intesa finalizzato ad ideare progetti comuni sui temi dell’educazione, della cittadinanza europea, della partecipazione ed inclusione sociale per valorizzare le potenzialità dei giovani che, si spera, a questo punto possano coltivare in Italia le proprie ambizioni e le proprie abilità. Nasce così una nuova figura di alta formazione universitaria: lo “Youth Worker”, l’animatore socio-educativo per giovani. Questo per quanto riguarda Napoli, e Ischia?

Ischia, mi dispiace dirlo, si attarda, Crede, presuntuosamente, di essere in grado di selezionare napoletani buoni e napoletani cattivi, come se si trovasse nell’Olimpo della civiltà. Anziché attardarsi a distinguere tra “civili” e “mao mao” cerchi piuttosto di agganciarsi alla Napoli che guarda al futuro. Non facciamo i nordisti del sud! Ha ragione Giancarlo Carriero che, nell’intervista rilasciata a Gaetano Ferrandino, ha detto che siamo noi che dobbiamo creare un “humus culturale” in cui attecchiscano turisti diversi e migliori, senza stare lì ad offendere chi, comunque, democraticamente va alla ricerca di svago e turismo, a prescindere dalla propria educazione e civiltà. Anziché invocare impossibili rimpatri della plebe dei tatuati della provincia napoletana, miglioriamo le relazioni con la Napoli della Cultura, della Scienza, del Progresso. Non c’ è dubbio, dal medioevo culturale si esce con l’Alta Formazione e con la “democratizzazione” e divulgazione dell’Intelligenza artificiale. Dalla Società Artificiale dobbiamo transitare alla “Intelligenza Artificiale”, al servizio della collettività. Dall’aristocrazia degli algoritmi dobbiamo passare alla democrazia della Scienza.

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