LE OPINIONI

IL COMMENTO Stati generali delle aree protette

DI LUIGI DELLA MONICA

Prendendo spunto dal workshop che si è svolto a Forio, nella “Colombaia” lo scorso 15 dicembre, che dopo il recentissimo restyling sta ritornando alla sua antica funzione di punta di diamante della cultura isolana, avevo focalizzato la mia attenzione sulla partecipazione dell’Ente “Parco Nazionale Appennino Lucano”, non fosse altro per la mia curiosità ancestrale verso la amletica questione meridionale, sintetizzata dal confinato in Matera Carlo Levi: “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Antonio Tisci

Ebbene, lo stesso Cristo si è fermato a Casamicciola, il suo Cuore ha sanguinato quando due anni fa la montagna dell’Epomeo, versante Nord Est è franata inghiottendo nel gorgo dei fanghi 13 fiori innocenti, per cui si annoverava la presenza anche del Commissario Governativo alla frana l’On.le Legnini, che molti identificano ormai come il capo degli Avengers, il supereroe del sogno ischitano di rinascita economica, nel segno della eco sostenibilità della futura visione urbanistica del territorio.

Nel seguire i lavori della conferenza di Roma delle aree protette, in data 17 dicembre, proprio l’intervento dell’Avv. Antonio Tisci, Commissario dell’Ente “Parco Nazionale Appennino Lucano”, ha colpito la mia sensibilità e ridestato l’intelletto su molte criticità della comunità isolana, che sembra voler essere ostile al cambiamento proposto e previsto dal nostro Commissario Legnini e da alcuni ideologi del Parco Nazionale dell’Epomeo, fra cui abbiamo fra i più illustri teorici il prof. Franco Borgogna, non avendosene a male gli altri suoi colleghi se non vengono citati in questa sede. L’avv. Tisci, il cui nome sulla locandina del workshop foriano era ben visibile, nella sessione romana ci spiega chiaramente che talvolta i problemi gestionali della manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree a rischio geologico pesano immensamente sulle finanze degli enti locali, al punto da comprometterne l’equilibrio, ma non bisogna omettere l’importanza del fattore partecipativo della comunità residente in loco. Un territorio per sua natura è occupato da soggetti organizzati in forma collettiva o individuale: le imprese, le associazioni! Queste realtà locali devono rimanere interconnesse con la macchina amministrativa, che però non deve imbrigliare le idee, le proposte e le iniziative in farraginosi meccanismi burocratici. Tisci ha ricordato che se esiste un parco nazionale, ciò è avvenuto per la volontà popolare espressa dal Parlamento della Repubblica, il quale ha inteso legiferare a vantaggio di una biodiversità presente in un dato territorio, intervenendovi con l’azione diretta e non mediata della presenza dello Stato.

Tuttavia, al di là delle normative di settore e delle indispensabili attività di supporto mediatico, gli Enti parchi hanno necessità di divulgare un vademecum educativo all’ambiente, in altri termini spiegare perché il rispetto dell’ecosistema conviene e porta benessere spirituale, fisico e reddituale.

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Spesso, spessissimo, scrivere sulle pagine di un giornale isolano significa ipotizzare astrattamente il soggetto a cui la punta della penna possa pungere, possa infastidire. Un’altra nemica sottile è l’accidia culturale verso la lettura dei giornali, poiché internet ha trasformato tutti in professionisti enciclopedici, che non abbisognano di opinioni critiche o di riflessioni sulle notizie e nemmeno di lauree scientifico-umanistiche. Io sostengo che la felicità degli isolani viene considerata un saldo attivo del proprio conto corrente visualizzato sullo smartphone, poco importa della educazione all’ambiente, alla visione di un’isola azzurra, dai mari cristallini, verde per le acque termali e la vegetazione lussureggiante, beige o nera per le sabbie degli arenili estesi a perdita d’occhio; poco importa se per “campare d’estate” dobbiamo tollerare gli ormeggi selvaggi, l’aratura sui fondali delle ancore, che sono disturbate dalle praterie di “posidonia”, i rifiuti abbandonati sulle pendici delle colline. Scusate ma a chi importa di una specie plantare sottomarina che alimenta i pesci piccoli, che danzanti nel mare si cibano di gamberetti, che a loro volta costituiscono il cibo di pesci medi destinati al consumo della ristorazione di alta qualità ittica.

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Prosegue ancora Antonio Tisci, nella conferenza degli enti parchi a Roma, nel citare le parole di Paolo Colli, (morto a 44 anni il 25 marzo 2005 Vicedirettore dell’Arpa, l’ideatore di campagne diventate storiche come la battaglia per i cotton fioc biodegradabili,  il compostaggio, le energie alternative, i campi anti-incendio nel Lazio, in Campania, in Sicilia), il quale ricordava che l’educazione all’ambiente serve a proteggere un territorio a vantaggio di chi non ha né parola, né voto, ma che ha diritto di vivere serenamente in un luogo, senza che esso venga violato e trasformato in cimiteri a cielo aperto, sia per l’inquinamento, sia per il dissesto, allo scopo di proteggere le generazioni future. I giovani devono essere strappati dagli smartphone, dai tablet, dalle console di gioco per essere portati a vivere l’ambiente circostante, a studiarlo, ad apprezzarlo, ad amarlo. Se è vero che sul versante Nord Est due anni fa precipitò una frana assassina, sul versante opposto vi sono a tutt’oggi le vigne “Frassitelli” che portano lustro, orgoglio ed economia al brand “Ischia”. L’Ente parco nella visione di Tisci dovrebbe diventare un propulsore culturale ed economico del territorio stesso, attirando anche investimenti privati in affiancamento al pubblico. Se ci pensate è il progetto che attuò il “cummenda” ad Ischia e Lacco Ameno con la forza espansiva di alcuni politici illuminati del secondo dopoguerra.

Fino a quando resisterà sottile, silenziosa e strisciante l’omertà de “lasciamoli campare durante la stagione, poi si vede in inverno il da farsi”, saremo sempre schiavi di noi stessi, isolati nell’isola che anziché accogliere giovani menti, artisti, innovatori, pensatori ed uomini operosi, sarà meta di pensionamento per vecchi nostalgici, luogo di fuga per i giovani onesti, cimitero ideologico destinato ad uomini proni al sistema malato, avidi di vanagloria e di suoi spazi esplicativi. Ischia ha respinto energicamente e con disprezzo il solo pensiero, nemmeno si è arrivati ad una proposta di legge istitutiva dell’Ente Parco Epomeo, e guarda con diffidenza al “Regno di Nettuno” ed alle altre associazioni della risorsa verde e marittima.

Il non detto che serpeggia da porta a porta è “non vogliamo controlli degli Enti parchi, lasciateci lavorare e portare il pane a casa, non ce ne fotte se è amaramente strappato ad uno stelo di posidonia, o che una tartaruga marina ingerisca plastica, o che un costone di montagna precipiti: vogliamo pensare ai fatti nostri”.

Gentili isolani, il tempo di questo reazionarismo ha i giorni contati, fatevene una ragione: uno, nessuno e centomila potranno essere i no al cambiamento, ma il coraggio di qualcuno prima o poi farà la differenza. Prendete insegnamento da Gisele, la nonna di Francia che ha fatto condannare 50 persone, affrontando da sola contro tutti i suoi carnefici la vergogna dello stupro, che si è trasformata nella sete di giustizia di tutte le vittime della violenza di genere. Quella stessa violenza che la natura subisce, ma non tollera mai fino in fondo e si ribella prevalendo ineluttabilmente sull’azione umana.

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