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LE OPINIONI

IL COMMENTO Storie raccontate dai social in segno di coronavirus

DI MICHELA TALIERCIO

Non avrei mai immaginato di arrivare a scrivere queste cose. Sappiamo tutti che due mesi di “prigione”, se così si può definire, non sono il massimo, ma ora vorrei sapere, da chi predica bene e razzola male, partendo dai miei coetanei: non avete nonni, non avete genitori, non avete parenti anziani? Cosa vi passa per il cervello? Diamo fiducia all’Italia, ai giovani. Ma che fiducia e fiducia… apro Instagram, vedo le storie dei ragazzi della mia stessa età e non, per chi non sapesse cosa sono le storie su Instagram sono delle foto o video che rimangono per 24 ore sul tuo profilo, e c’è di tutto.

Ritornando al discorso, apro queste storie e cosa vedo? Persone che si abbracciano, si baciano sulla grancia, che si toccano il viso con le mani, senza mascherina… Che bell’esempio che stiamo dando miei compatrioti. Non ho mai visto tante storie con gente che pur con la mascherina non rispetta il “distanziamento sociale” che resta l’arma principale per sconfiggere il covid-19. E poi ci sono io che dal basso, ho salutato mia zia che stava sul balcone, che avrei voluto abbracciarla e di cui avrei voluto sentirne il profumo come sempre,abbracciare le donne che per me contano; io che ho incontrato i miei cugini sulle scale di casa loro e che per salutarci abbiamo fatto gomito e gomito, sottolineo con la mascherina denominata “intelligente” perché protegge me e gli altri e in più a tre scalini di distanza.

Ora sto con le lacrime agli occhi, che voi ci crediate o meno, ma a me mancano come l’aria, non riesco a respirare senza loro e senza accarezzarli, scompigliarli i capelli, baciarli con la forza di mille labbra. Perché devo soffrire quando poi ci sono persone che se ne infischianodelle regole? Partendo dai giovani, e qui direi che non sarebbe una cattiva idea che i genitori licontrollinocon maggiore presenze, perché assieme ai figli sono quelli che parlano, parlano e poi sono i primi a non rispettare le regole. Mi dispiace per tutti i medici, gli infermieri e tanti vecchi e nuovi “eroi” che tornano stanchi la sera, che non possono riabbracciare i loro figli, guardarlinegliocchi e chiedergli: Come è andata la videolezione di oggi? Che mi racconti? Essere genitori come lo sono sempre stati. Dove sono i controlli? Come diceva la giornalista Anna Politkovskaja: “Quello che conta è l’informazione, non la tua opinione a riguardo”anche se penso che a volte nel dire quello che ci tocca di più si ritrovino anche altre persone. Vogliamo pensare alle persone che non stanno nelle loro case perché bloccati altrove, per via del loro lavoro? Io ho due persone care lontane per il loro impiego: mio zio e mio padre. Il primo si trova in America, il secondo in Trentino; sul primo non so cosa aggiungere perché comunque si trova in uno stato differente ma per il secondo mi chiedo: Non permettiamo a un fuorisede di ritornare nella sua abitazione, ma permettiamo ad adolescenti e non di creare assembramenti? E comunque se volete fare tanto i grandi dimostrando agli altri di essere “sopravvissuti” ad un qualcosa che non è niente rispetto a quello che hanno fatto i nostri nonni, e quello che stanno facendo medici, infermieri e tutto il reparto sanitario, credetemi che non lo siete, anzi vi screditate da soli.

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