LE OPINIONI

IL COMMENTO Strade sicure, ma da chi le vogliamo?

DI MARIO GOFFREDO

Trovo avvilente l’impegno manifestato e sbandierato dalle Amministrazioni comunali quando si tratta di interpellare o compulsare altre Istituzioni, nella misura in cui lo si fa eludendo e distraendo da quanto (e veramente tanto) si possa fare sul proprio territorio di competenza in prima persona, senza il necessario ed invocato intervento di altro e diverso Ente. Leggo di una richiesta fatta dal Sindaco di Lacco Ameno, anche a nome degli altri Sindaci isolani, del consueto tavolo congiunto in Prefettura per affrontare l’ormai insostenibile insicurezza delle nostre strade. Ma se i Comuni intendono lavorare realmente per la sicurezza stradale, cominciassero dall’eliminare tutti gli stalli con striscia blu posti ai margini di strade già strette ed anguste. Pericolo tangibile per la presenza di elementi di ingombro mobile su strade che restano pur sempre quelle di un’isoletta. Ingombro oltretutto oneroso economicamente ed in alcuni casi a solo beneficio delle società private concessionarie. Se in Prefettura portassero le misure delle carreggiate residue in moltissimi casi a doppio senso di marcia, ne vedremmo delle belle. 

Vietassero come da normativa vigente il passaggio a veicoli di peso superiore alle 18,5 tonnellate e lunghezza superiore ai 9.20 metri anche se questo dovesse compromettere il giro di affari orbitante attorno ai megabus turistici e anche se tali misure dovessero essere d’ostacolo ad alcuni bus di linea, le cui misure sono veramente inaccettabili per un servizio di trasporto su gomma in un territorio come il nostro. Oltretutto le misure menzionate andrebbero a buon ragione ancor più ridotte nell’anello stradale ricompreso nei Comuni di Barano d’Ischia, Serrara Fontana e Forio ove le strade si riducono ancor di più per la morfologia del territorio e la fragilità dello stesso.

Cominciassero i Comuni a controllare i varchi abusivi continuamente aperti su strada e spesso in prossimità di curve che rendono le vie vere trappole. Investissero, contrariamente a quanto sino ad ora fatto, in parcheggi non in pieno centro, che catalizzano traffico e disordine con i relativi pericoli, ma posti perifericamente ai centri abitati e serviti da un servizio pubblico che va potenziato con investimenti locali, vista e dimostrata l’incapacità della gestione regionale. In tal modo si creerebbero concentricamente, a partire dai centri abitati, delle vere e proprie riserve di vivibilità precluse all’ormai incontenibile voracità veicolare. Creassero e curassero i Comuni infrastrutture per la mobilità pedonale e leggera come le biciclette (a pedalata assistita o meno), totalmente assenti dalla agenda e sensibilità amministrativa, con marciapiedi ridicoli e ben poco funzionali quando non del tutto mancanti, piazze e piazzette anguste e ingombre e molto volentieri concesse ad una distesa di tavolini e attività che rendono luoghi pubblici di pertinenza privata, segnaletica pedonale sbiadita e abbandonata, piste ciclabili sempre promesse e mai realizzate.

Cominciassero i Comuni a non consentire a ditte come la Cpl Concordia per esempio, che ha curato la metanizzazione, di lasciare le strade come trincee di guerra dopo i cantieri.

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E sono solo pochissimi esempi nel mare magnum di cose che i Comuni e noi tutti possiamo fare per primi. Smettiamola di chiedere ad altri ciò che per primi possiamo e dobbiamo fare!  

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