LE OPINIONI

IL COMMENTO Sulle chat delle mamme tutta l’ansia del mondo della scuola

di Marco Martone

La chiusura delle scuole decisa dal governatore De Luca, per tutta la Campania, non è stato un fulmine a ciel sereno. La scelta, dolorosa e chissà quanto inevitabile, era un po’ nell’aria. E la serie di reazioni e di critiche, anche feroci che ne sono scaturite, dimostrano quanto sia delicato il momento che stiamo vivendo e quanto sia problematico schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra. 

E allora ci proviamo anche noi a prendere anche noi una posizione in merito. Quando il direttore del Golfo mi ha chiesto di scrivere un editoriale sulle problematiche del settore scolastico, in questi giorni di piena emergenza Covid, il mio pensiero è andato (non so per quale arcano motivo) alle varie chat diWhatsApp. Quelle che riuniscono le mamme (e qualche volta anche i papà) degli studenti italiani e che sono diventate una sorta di mantra familiare, una mania parossistica dalla quale non si riesce più a guarire. Ore e ore trascorse a comunicare stati d’ansia, paure, timori e preoccupazioni. Basterebbe leggere alcuni messaggi, ascoltare quelli sonori, per comprendere a che livello di indignazione, sia arrivato il genitore medio italiano. Ormai non si parla d’altro. La riapertura dell’anno scolastico, attesa in maniera febbrile dopo la forzata chiusura di marzo, è stata accompagnata da uno generalizzato stato di rabbia e semi-rassegnazione, che in queste ore è aumentato a dismisura.   

Del resto, la Scuola non poteva certo essere un’isola felice, al riparo da una emergenza che sta travolgendo tutto e tutti. Era ed è un luogo a rischio, per quanto controllato, per studenti e docenti. Perché difficile è il mantenimento delle distanze, ancor più il rispetto delle regole, soprattutto da parte degli alunni più piccoli, ai quali è problematico e oltremodo triste spiegare che non è possibile avvicinarsi o toccare il proprio amico del cuore. Il Covid è entrato tra i banchi di scuola, come era prevedibile e sta creando panico tra i genitori, caos nel sistema e preoccupazione tra gli insegnanti. Di queste ore la notizia, non buona, che anche alcuni istituti scolastici dell’isola d’Ischia sono stati interessati dall’emergenza. Nei giorni i scorsi il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha ribadito che la scuola ha avuto un impatto minimo sulla diffusione del contagio. Cosa vera, del resto, se pensiamo che all’enorme platea studentesca del nostro Paese, ha fatto da riscontro un numero in proporzione non altissimo di tempo in politici al virus. Resta il fatto che tanti istituti stanno operando in condizioni di grande difficoltà, con doppi turni, spazi adattati, carenza di personale, problemi nella fornitura di maschere e gel e didattica a distanza per singoli alunni. Chi ha figli in età scolare, può constatare quotidianamente quanto sia difficile la situazione e quanto in Campania e in Italia, le condizioni generali del sistema scuola siano molto gravi. Si era parlato, ad esempio, di banchi monoposto a rotelle ma ad oggi non tutte le scuole ne sono state dotate. Poi c’è la questione, molto delicata, dei trasporti. Gli studenti diretti alle scuole sono costretti a viaggiare su autobus, metropolitane e treni strapieni, dove il distanziamento è un’ipotesi e l’aggregazione è all’ordine del giorno. In un Paese civile, tutto ciò non è tollerabile. Il rischio, a lungo andare, è vedere snaturato il diritto costituzionale primario e garantito, quello allo studio. I casi di genitori che preferiscono tenere a casa i propri figli, per evitare rischi di contagio, sono in aumento. E questo è un dato che dovrebbe far riflettere e indurre a provvedimenti immediati. 

La didattica in presenza, del resto, andrebbe garantita con tutte le misure possibili. Perché, come abbiamo ripetuto più volte anche dalle pagine del nostro giornale, la scuola vera e reale è quella che si vive in aula, assieme ai compagni di classe, attraverso il contatto con i docenti. La didattica a distanza può essere soltanto un contributo alla crescita degli studenti e non certo un surrogato all’insegnamento diretto. Insomma un bene risultato prezioso durante la quarantena, ma che non può diventare una regola.

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I ragazzi sono felici di essere tornati a scuola. E ci devono rimanere”, ha detto recentemente  il ministro Azzolina. E noi la pensiamo esattamente come lei. Magari se si procede anche a nuovi investimenti, per mettere in sicurezze famiglie e personale didattico, va ancora meglio. E magari, in questo modo, si consentirà anche al governatore della Campania Vincenzo De Luca, di garantire ai nostri ragazzi un diritto sacrosanto, quello allo studio e alla crescita.

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