LE OPINIONI

IL COMMENTO Suore indagate, si faccia chiarezza: no a processi sommari

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DI ANTIMO PUCA

Suore, queste sconosciute. Figure in bianco e nero, da molti ritenute “donne a metà”. Se poi accade di frequentarle da vicino, si scopre che, quando vivono in pienezza la propria vocazione, sono “due volte donna”, nella gratuità del loro amore verso gli altri e in una maternità umana e spirituale moltiplicata per mille. Nei luoghi più dimenticati, nelle trincee della vita, quando tutti scappano, loro rimangono. Nella storia della Chiesa, hanno messo i piedi a sogni che hanno salvato milioni di persone e cambiato pezzi di mondo. Un “grido silenzioso” grava su alcune consorelle per i ruoli che svolgono in strutture ecclesiali, parrocchie e istituzioni. Il che da luogo a veri abusi di potere ed esse subiscono pesanti emarginazioni che creano tanta sofferenza. Quella che subiscono non è solo grave ingiustizia, ma soprattutto impedisce loro di vivere la propria vocazione e carisma, privando la comunità di un dono prezioso.

Il maltrattamento di un minore risveglia in noi un’emozione di un’intensità e di una portata che va oltre l’esprimibile.  È scioccante, quasi inconcepibile, che qualcuno faccia del male a un bambino. È la forma peggiore di tradimento. Volta dopo volta, vediamo intere comunità che si mobilizzano per bambini che si teme siano stati maltrattati. Quando un solo piccolo è in pericolo fa notizia a livello nazionale. Talvolta la questione affonda nel cuore della dottrina stessa della Chiesa. I bambini piccoli sono innocenti e preziosi agli occhi di Dio. Gesù Cristo trascorse alcuni dei Suoi momenti più teneri con i bambini e riservò il Suo linguaggio più duro per coloro che li maltrattavano: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare» (Matteo 18:6). Questo è un linguaggio molto forte usato dal Principe della Pace, Il figlio di Dio.

Il ruolo della Chiesa nella guerra della comunità contro il male dei maltrattamenti è conoscere al meglio, affrontare i problemi esistenti e condividere le esperienze con coloro che sono ugualmente motivati in questa lotta. I vescovi, pertanto, sono già pesantemente coinvolti nella sicurezza e nel benessere della loro comunità ecclesiastica.  È da tanto che la Chiesa incoraggia a parlare del maltrattamento dei minori, a istruirsi su come riconoscere queste tragedie e prevenirle. Dal 1976, nelle pubblicazioni della Chiesa sono apparsi molti articoli, i quali hanno condannato il maltrattamento dei minori e educato i fedeli al riguardo. Tante volte hanno parlato sull’argomento in occasione delle conferenze mondiali della Chiesa. Il maltrattamento dei minori è l’argomento regolare. Tutte le persone e le istituzioni devono fare la loro parte, ma, alla fine, le famiglie forti, amorevoli e attente sono la difesa migliore contro il maltrattamento dei minori. 

La famiglia è uno strumento dell’Onnipotente. E’ la sua creazione. E’ l’unità fondamentale della società. Alcune persone che criticano la Chiesa di Gesù Cristo asseriscono che la Chiesa mette all’ultimo posto i bisogni delle vittime. Alcuni articoli estremi suggeriscono persino che la Chiesa scansi le vittime. Questi “critici” ritraggono in maniera capovolta la fede della Chiesa. La cui prima preoccupazione è aiutare le vittime. È secondo la natura cristiana tendere la mano con compassione e amore a coloro che stanno lottando con l’agonia provocata dai maltrattamenti. È parte integrante del Ministero ecclesiale. Nella Chiesa, le vittime possono trovare una guida spirituale che alla fine le porta alla guarigione attraverso la fede in Gesù Cristo. Alle vittime dei maltrattamenti è offerta anche una consulenza professionale, in modo che possano trarre giovamento dalla migliore conoscenza secolare, a prescindere dalla loro situazione economica. La responsabilità principale della Chiesa è quella di aiutare coloro che sono stati maltrattati e di proteggere coloro che potrebbero essere vittime di futuri maltrattamenti. Benché NESSUN SISTEMA È INFALLIBILE, le vittime ricevono la protezione e le attenzioni di cui hanno bisogno. Quando c’è il sospetto di un maltrattamento, la Chiesa invita i propri fedeli a mettersi per prima cosa in contatto con le autorità giudiziarie e poi con il vescovo locale per ricevere consulenza e sostegno. La Chiesa si conforma pienamente alle Leggi relative all’attività investigativa relativa a maltrattamenti sui minori e si adopera per assicurare i perpetratori alla giustizia. I membri della Chiesa trovati colpevoli di maltrattamenti sui minori sono soggetti anche alle leggi di Dio. Come cristiani, crediamo nel perdono. Il perdono, però, non rimuove le conseguenze del peccato. 

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L’opera della Chiesa è un’opera di salvezza. Desidero sottolineare questo aspetto. È un’opera volta alla salvezza delle anime. La chiesa desidera aiutare sia la vittima che colui che ha commesso l’offesa. Il cuore della chiesa è rivolto alla vittima e deve agire per assistere questa persona. Ma questo stesso cuore ecclesiale è rivolto anche all’offensore seppur non potendo tollerare il peccato del quale potrebbe essere colpevole. Dove c’è stata un’offesa, c’è una sanzione penale. Il processo della legge civile farà il suo corso. Il processo ecclesiastico farà il suo corso. Questa questione è delicata da una parte e grave dall’altra. Tuttavia, dobbiamo sempre ricordare che, quando la sanzione è stata pagata e le richieste della giustizia sono state soddisfatte, ci sarà una mano gentile e di sostegno, tesa in aiuto. Possono continuare ad esserci restrizioni, ma ci sarà anche gentilezza. C’è da augurarsi che queste parole e le inchieste “da giornale “ portino per le consacrate riconoscimenti e tempi nuovi. Chiedo alla magistratura di fare luce completa e al più presto sulla vicenda Casamicciola per verificare la realtà di quanto veramente accaduto, per far sì che le vittime abbiano giustizia, ma anche per evitare, se possibile, che questo fango vada ad intaccare la storia e la quotidianità di un Istituto che tanto ha fatto per l’emancipazione dei minori “speciali” (e specialmente provati dalla vita fin dal principio) e per dare loro un’integrazione sociale e un futuro. C’è di che rimanere esterrefatti. sia che la cosa si dimostri vera sia se fosse diversamente. Mi rammarico molto, tuttavia, che le denunce di fatti così terribili, che secondo POCHISSIME  ‘testimonianze’ andavano avanti da decenni, non siano state fatte illo tempore ai servizi sociali territoriali, alle istituzioni che hanno il compito di controllare l’operato, alla magistratura stessa. 

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Quanto riportato da social, giornali e mass media di ogni sorta ci ha lasciato sgomenti, ma potrebbe trattarsi di una montatura. Le accuse devono essere circostanziate e precise. È invece inammissibile che venga formulata un’accusa generica e cumulativa. I casi di violenza vanno dettagliatamente circostanziati e documentati. E’ invece inammissibile che venga formulata un’accusa generica e cumulativa come quella avanzata e riportata dai quotidiani di ogni sorta. Accusa che mortifica una Congregazione benemerita e di riflesso una Diocesi. Se c’è stato anche un solo caso di violenza  su minore io sono pronto a schierarmi incondizionatamente dalla parte della vittima. Ma allo stato attuale mi sembra che le vittime siano proprio religiose e religiosi trascinati nel fango.

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