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LE OPINIONI

IL COMMENTO Turismo 2020: non tutto e’ perduto

Stiamo, a detta di governanti e scienziati, per accedere alla fase 2 della pandemia. Dunque non potremo più concentrarci esclusivamente sull’emergenza sanitaria ma, con una complessa manovra di stop and go, di check and balance (pesi e contrappesi), i governanti e gli amministratori locali dovranno trovare il giusto equilibrio tra la permanente esigenza di controllo sanitario e l’esigenza di allentare le briglia del cavallo economico, che ha due necessità: “ bere” credito e ricominciare a correre, magari non al galoppo ma perlomeno al trotto. In questo senso preoccupa, e non poco, il fatto che i nostri Sindaci dichiarino – ancora oggi – che non è tempo di pensare all’economia e che è pericoloso abbandonarsi a “ scenari” futuribili, alla teoeria, al progetto. La sensazione è che stia subentrando, nella psicologia di molti operatori economici e degli amministratori isolani, il fatalismo e l’arrendevolezza verso un futuro che a loro sembra dipendere esclusivamente dagli eventi esterni. In altre parole, danno l’impressione di avere già rinunciato a tutta la stagione estiva 2020. Si sono arresi ancor prima di combattere. Sembra sentire i versi di Arnaldo Fusinato in Addio Venezia: “ Il morbo infuria/ il pan ci manca/ sul ponte sventola/ bandiera bianca”. Versi che il poeta patriota Fusinato scrisse ad agosto del 1849, quando la Repubblica di San Marco si dovette arrendere agli austriaci, in quanto il colera aveva fiaccato e decimato le forze veneziane in campo.

No, non stiamo dicendo che aspettiamo la chimera di un’immediata nuova 2 primavera economica”. Il brevo premier Giuseppe Conte è stato frainteso quando ha parlato di arrivo della primavera. Si riferiva evidentemente alla 3 fase della pandemia, non alla seconda che è ancora di transizione. Stiamo dicendo una cosa diversa: è dovere di amministratori e imprenditori prefigurare, fin da adesso, nuovi scenari non per il 2021 ( quando prevedibilmente si disporrà di un vaccino in grado di risolverein maniera più radicale la terribile pandemia) ma per lo scorcio del 2020, da metà giugno ad ottobre. Per riprendere il titolo di un libro dello scrittore-poeta russo Evgenij Evtusenko, dobbiamo darci da fare per “ Non morire prima di morire”. Cercherò di dimostrare che la storia economica e la statistica ci suggeriscono notevoli spiragli di ottimismo. Quali precedenti ci possono aiutare a prefigurare il prossimo scenario economico? Possiamo mai assumere ad esempio la recessione a seguito dello scoppio della bolla immobiliare del 2007? O la recessione a seguito della bolla delle aziende dot.com el 2001? No, perché in questi due casi eravamo di fronte a crisi susseguenti a squilibri economici che avevano innescato il detonatore. Possiamo però (e ne ha fatto un’analisi perfetta l’economista Francesco Giavazzi su L’Economia del Corriere della Sera) prendere ad esempio la recessione che ci fu a seguito dell’epidemia di Spagnola nel 1918-19, che infettò circa 500 milioni di persone nel mondo, con oltre 50 milioni di morti. Ebbene, due lezioni possiamo trarre da quell’esperienza: che la recessione durò 7 mesi, non di più, e che il rimbalzo economico risultò tanto più efficace quanto più strette erano state le misure di contenimento e di isolamento. Infine quell’esperienza dimostrò che quanto più stringenti erano state le misure di isolamento, minore risultava la mortalità e maggiore la crescita economica. A non vedere tutto nero sono anche i vertici del settore Confturismo-Confcommercio che hanno commissionato un sondaggio ad SWG, dal quale è emerso che 7 intervistati su 10 di potenziali turisti pensano che l’emergenza durerà ancora due o tre mesi e il 50% di tali intervistati ha intenzione di fare una vacanza non appena finirà l’allarme, sia pure col mantenimento di forme di distanziamento fisico e con uso di mascherine. Emerge ancora, da tale sondaggio, che l’83% degli italiani farà vacanze in Italia e che il 44% la farebbe se potesse detrarre dalle tasse almeno parte del costo vacanziero. Questo conferma quanto mi sono sbilanciato ad ipotizzare in precedenti articoli e cioè che il turismo, tra i vari settori economici, è quello al momento più penalizzato ma poi sarà il primo a risollevarsi, anche in forme consistenti. Ad essere positivo, nonostante tutto, è l’amministratore di Alpitour, colosso italiano del turismo .E’ vero, egli riconosce, che a marzo il turismo si è praticamente spento.Ciò nonostante Alpitour è ottimista. Del suo fatturato di circa 2 miliardi all’anno di euro, viene considerato persa – per il 2020 – la fetta del turismo straniero per 500 milioni, ma sul turismo italiano afferma di ben sperare. Alpitour, oltre che puntare – per il 2020 – sul movimento interno degli italiani, lavorerà ad un ripensamento delle strategie di viaggio.

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