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LE OPINIONI

IL COMMENTO Turismo a Ischia. L’attimo presente come sintesi di passato e futuro

di LUCIANO VENIA

Siamo al tornante della storia. Ischia sinonimo di Turismo da 200 anni ha subito una lunga serie di cataclismi strutturali come la crisi bancaria finanźiaria del 2008 ancora percepibile in alcuni violenti strascichi di sofferenza economica, una crisi del suo ciclo del prodotto accompagnata dal calo sensibile degli investimenti pubblici e privati, il credit crunch (la scarsa propensione delle banche ad erogare credito alle piccole e medie imprese), l’impatto delle riforme del lavoro con la riduzione dei post di lavoro a tempo indeterminato per gli ischitani proietattisi fuori isola, lo tsunami della riforma della indennità di disoccupazione con la riduzione dei mesi pagati e il balletto di aspi, naspi, discoll e simili (questo azzera l’economia di sei mesi all’anno togliendo dalla capacità finanziaria delle famiglie dei lavoratori 30 milioni di euro ogni anno pari all’incirca a 60 miliardi di vecchie lire spese in meno (…) per beni e servizi, il devastante terremoto con epicentro a Casamicciola ed effetti economici di lunga scadenza sull’intero comprensorio isolano e fortissima ricaduta sul capoluogo comune di Ischia e su Forio oltre che nelle aree fisicamente interessate dall’evento. E nel 2020 la crisi drammatica del coronavirus, profonda come una guerra mondiale. Il mio amico Sindaco di Forio, Francesco Del Deo ha individuato nella mancanza di responsabilità sociale delle banche da un lato e nella loro incapacità a sostenere il sistema Ischia una questione centrale. Sono pienamente d’accordo anche perchè subito dopo il sisma certi sportelli senza alcuna remora e nel silenzio colpevole e ambiguo dei comuni hanno chiesto il rientro dei finanziamenti e hanno voluto creare problemi molto gravi, per alcune vicende stiamo valutando il ricorso alla magistratura, neanche considerando i 2 morti, i 2000 sfollati e la spaventosa crisi conseguente al terremoto, a centinaia di imprese e famiglie. Una vicenda vergognosa ed anomala; talora sospetta.

Altro fattore di grave lesione al vantaggio competitivo del sistema turistico locale è stato un forsennato consumo di suolo, la devastazione di alcuni siti naturali, la compromissione del paesaggio e il depauperamento della risorsa ambientale. La cementificazione speculativa visibile dall’alto con aerofotogrammetria ha rivelato un sacco del territorio esteso e capillare. Fortuna che la natura rigogliosa fa di ogni seme nel vento un albero e un fiore, cosi da rinnovare il verde. Tuttavia la catastrofe delle pinete malate e non curate, offese e uccise ha rappresentato un colpo definitivo alla nostra immagine. Resistono benché mal potati sulle nostre strade i fantasmagorici fiori di oleandro, le palme scampate al punteruolo rosso e un rigoglioso sottobosco spontaneo. Per non parlare delle anomalie nella bocca vecchia del porto di di Ischia, la sostituzione criticata e anomala dei basoli antichi sulle strade e sul pontile aragonese che porta al Castello. Orrore. L’erosione delle spiagge, lo sfarinamento delle coste, un traffico da grande metropoli, una arretratezza siderale nella logistica e distribuzione delle merci completano il quadro assieme alla anarchia e alla disorganizzazione nei trasporti. Tuttavia non siamo all’anno zero ed esistono validi imprenditori piccoli e grandi che lottano ogni giorno contro ogni avversità e sono gia’ripartiti nonostante i gravi problemi generati da provvedimenti eccessivi e sbagliati che hanno di fatto impedito il lavoro a maggio e giugno al nostro impianto turistico. Imprenditori tenaci, capaci, generosi che lottano contro tasse e burocrazia ogni giorno supportati dai nostri meravigliosi lavoratori che hanno una grossa preparazione e rappresentano la forza suprema del sistema Ischia. Lavoratori e imprenditori costituiscono risorse straordinarie e un pannello di validissime abilità professionali davvero in grado di pareggiare le città d’ arte e le altre stazioni turistiche del mondo pilotando un rodato ma complesso congegno turistico in grado di attrarre quote importanti del flusso . Possiamo e dobbiamo migliorare, dapprima ottimizzando le nostre risorse ambientali, strumentali, professionali e finanziarie, innovando e digitalizzando processi produttivi e servizi, per poi estendere ed intensificare l’uso delle tecnologie digitali; infine rinnovando e recuperando i nostri stili, le nostre tradizioni, le nostre storie, i nostri monumenti, la nostra identita’ e le nostre memorie penso alla marineria, all’artigianato, alle produzioni tipiche locali. Altre dimensioni di potenziale sviluppo sono a) il turismo crocieristico lasciando approdare in rada e convogliando a terra per lunghe escursioni ed attivita’di shopping i passeggeri spesso di buon livello finanziario. Sarebbe un polmone nuovo, una turbina supplementare per il nostro commercio strangolato da tasse anche locali astronomiche, abusivismo, vendite on line; b) il turismo culturale ed ambientale mettendo in rete i musei di Villa arbusto, Santa Restituta, le Chiese, gli scavi di punta chiarito, il Castello il Torrione, il Museo del mare al Ponte, la casa del Santo patrono San Giovan Giuseppe della Croce, la citta’ sommersa di Aenaria, la cd torre di Michelangelo, l’antico carcere di Punta Molino le case nella pietra, i pizzi bianchi, le fumarole, la pietra cantante col suo gorgoglio di acque calde, le fonti e sorgenti Sant’Angelo e le infinite bellezze dei siti naturali molteplici di cui e’ricca l’isola di Ischia. c) una regia unitaria per la promozione dell’enogastronomia valorizzando cantine, tenute, parchi, campi, depositi e la valorizzazione dell’intera filiera insieme al recupero dei mestieri della pesca e del contadino. Tutto cio’ insieme al rilancio del termalismo e del turismo balneare pilastri della nostra storia economica.

Serve poi una rivoluzione copernicana con la realizzazione di una ferro-strada leggera lungo il periplo dell’isola dove far scorrere tram ad alta capacità ed eliminando le emissioni dei gas di scarico e dove trasferire anche merci e bagagli poiché il camion, mezzo del novecento, nei centri storici non deve più essere ammesso oltre certe dimensioni e tonnellaggi e solo con motori non inquinanti. Una rivoluzione verde che prediliga elettrico e idrogeno o gpl invece dei diesel e dei motori a scoppio. Un piano del verde con ripristino e manutenzione delle pinete, recupero della sentieristica, pulizia dei boschi, immensa piantumazione di fiori e piante anche sui terrazzi e i tetti per soffocare di bellezza il cemento. L’alba ha lo stesso colore del tramonto. E nell’attimo presente scorrono due vie senza fine, il passato e il futuro.

«Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all’indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un’eternità.»[17] Ed è l’eternità che implica la ripetizione, che rende necessaria la dottrina dell’eterno ritorno: l’infinità eterna del passato e del futuro, infatti, per la loro stessa essenza, includono il tutto, qualsiasi avvenimento passato e futuro che, nell’attimo presente, nella “porta carraia”, non si contraddicono più; anzi, essi si richiamano scambievolmente, proprio perché se il passato si svolge eternamente ed è principio e fine, alfa e omega, allora non è altro che la ripetizione di ciò che accadrà, e il futuro eterno non ripropone che gli infiniti accadimenti già presenti nel passato. I due eterni fiumi del passato e del futuro confluiscono nella cascata senza fine dell’eterno ritorno». Nietzsche nella sua dottrina dell’eterno ritorno qui attinta da “Cosi’ parlo’ Zarathustra” ci fa guardare il mondo con occhio nuovo e senza paura. Un ritorno ad Ischia superpotenza del turismo, intesa cosi’ come Gille Deleuze tratteggia la sostanza del pensiero del filosofo col martello (Nietzsche) «Il rapporto sintetico che l’attimo ha con sé in quanto presente, passato e futuro fonda il rapporto con gli altri attimi. L’eterno ritorno è così la risposta al problema del passare; esso perciò non va interpretato come ritorno di un qualcosa, di un uno o di un medesimo. Intendere l’espressione “eterno ritorno” come ritorno del medesimo è un errore, perché il ritornare non appartiene all’essere ma, al contrario, lo costituisce in quanto affermazione del divenire e di ciò che passa, così come non appartiene all’uno ma lo costituisce in quanto affermazione del diverso o del molteplice». In questo presente, in questo attimo dobbiamo quindi fare la sintesi. Programmare strategicamente l’avvenire con piani di intervento rivoluzionari. Ogni autentica rivoluzione però e’ un ritorno all’Antico. Ci attende un inverno difficile ma poi tornerà il Sole.

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