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LE OPINIONI

IL COMMENTO Una casa ai terremotati e stop ai cavilli legali

Ogni giorno notizie contrastanti arrivavo dal politico di turno che si interessa in un qualsiasi modo della ricostruzione delle zone terremotate. Due anni fa, i politici hanno fatto voce grossa per avere lo stesso trattamento di Amatrice, si diceva che esso era il modello ideale che doveva essere applicato anche ad Ischia. Un anno dopo non si è più parlato di ciò! Anzi i suddetti politici sono riusciti ad avere una legge speciale che è stata anche denominata “decreto Ischia”.

Oggi invece vogliono avere lo stesso trattamento di Catania e Campobasso. Ma insomma cosa vogliono questi politici? Che idee hanno? Mi chiedo se essi hanno una idea della problematica della ricostruzione! Fino ad oggi non sono stati resi pubblici dati che indicano quanti metri cubi devono essere ricostruiti! Quanti di essi devono essere condonati, quanti sono le persone che devono per forza avere una casa? A quando sembra il tutto si è inceppato per la problematica dei condoni. Certamente per poter pianificare ed argomentare è importante sapere la relazione tra i metri cubi da ricostruire e quanti di essi sono da condonare! Qui accanto vi sono due cubi che potrebbero rappresentare i metri cubi da ricostruire. Il cubo più piccolo è, in relazione, il 10% di quello più grande. Se la superficie da ricostruire è rappresentata dal cubo più grande io non capisco perché bisogna sprecare energie e risorse per soddisfare i bisogni di pochi? Il cubo più piccolo, quello da condonare, in questo caso è irrisorio! Coloro i quali hanno costruito abusivamente hanno commesso un reato, sapevano che era illegale e devono supportarne le conseguenze.

Non possono pretendere, egoisticamente, che la maggioranza debba sacrificarsi per un così esiguo gruppo di abusivisti! Se invece è il contrario, e cioè la superficie da condonare è il cubo più grande, questo significa che quasi tutte le case erano illegali ed esse sono state costruite male, su terreno altamente a rischio e sfruttando il favore clientelistico del politico di turno. Qui il problema è ancora più facile da risolvere! Infatti solo il 10% avrebbero bisogno e diritto ad avere una casa! Gli altri hanno rischiato e gli è andata male! Non deve, in questo caso, essere la comunità a soddisfare le esigenze di persone che hanno approfittato “del favore” del politico di turno! Oltre alla quantificazione della superficie da ricostruire bisogna poi quantificare il rischio a cui si va incontro se si ricostruisce nella zona attualmente terremotata! Vogliono i terremotati attuali far rivivere ai figli, nipoti ed altri discendenti quello che è successo a loro stessi: un terremoto che gli ha portato via la casa e gli amici e paura che può succedere di nuovo? Insomma, la gente che vuol tornare a vivere nello stesso luogo ove era prima, deve riflettere se vuole che i loro posteri (figli, nipoti, ecc.) dovranno vivere le stesse sensazioni da loro provate durante e dopo il sisma. A questo punto mi chiedo: che senso ha togliere le macerie e le case ancora in piedi alla Sentinella, La Rita, Fango e Piazza Maio, depositarle da qualche parte per poi ricostruire? Questo processo richiede 3 passaggi: smantellare, trasportare e ricostruire! Non è più semplice costruire altrove e far diventare la suddetta zona un monito per i posteri! Importante è inoltre sapere ove ricostruire! Vogliamo prima condonare e poi ricostruire nella stessa zona oppure ci togliamo di torno tutti i cavilli legali e ricostruiamo le case in un luogo ex novo e più sicuro riguardo al rischio simico ed idrogeologico! Tagliamo la testa al toro, lasciamo perdere i condoni e le problematiche legate ad esse e ricostruiamo altrove, cosi si risparmia tempo, denaro ed energie, non bisogna fare alcun compromesso nel correggere errori secolari ed alla fine si è anche più efficienti.

Mi chiedo se è mai stato fatto un referendum tra i terremotati per sapere se e dove (i terremotati!) vogliono ricostruire? La risposta è sicuramente no. Qui bisogna stare attenti a non lasciare a coloro i quali fanno la voce più grossa di rappresentare l’opinione di tutti i terremotati. Non sono neanche convito che i terremotati vogliono la ricostruzione. Se vorrebbero veramente la ricostruzione avrebbero oggi già assediato il comune, incendiato auto, malmenato le forze dell’ordine, ecc. Questo è quello che si nota quando il bisogno e reale ed impellente in tutte le città e paesi europei. Quindi non capisco come possono, i politici, andare a Roma e chiedere una ricostruzione non sapendo se i loro cittadini vogliono veramente la ricostruzione e dove. Come vogliono quantificarne i costi? Infatti costruire nella stessa zona è sicuramente molto più oneroso che costruire altrove È certamente più facile se si va a Roma con numeri alla mano e si spiega ai parlamentari: noi abbiamo 1500 persone senza tetto sulla testa ed abbiamo bisogno di € xx.xxxxx,00. Così i parlamentari si possono fare una idea precisa del bisogno ed agire di conseguenza. Volendo cercare punti ideali per la ricostruzione io penso che ve ne siano diversi. Ragionando in questi giorni, mi sono reso conto che ogni comune dell’Isola d’Ischia ha da 1 a 2 campi sportivi. Ed essi si trovano in zone altamente urbanizzate o nelle immediate vicinanze. Con la mobilità che abbiamo oggi è veramente importante avere sull’Isola così tanti campi sportivi? Il comune capoluogo ne ha addirittura due, Forio ne ha anche due. Essi si trovano anche in luoghi relativamente sicuri riguardo il rischio simico ed idrogeologico (comunque da appurare prima di mettere mano ai lavori.). Perché non si sfruttano le superfici di questi campi sportivi per ricostruire? Le infrastrutture vi sono già e lo sforzo per la ricostruzione è relativamente minimo. Instaurando su di essi le nuove case con 4 piani e le tecniche di costruzione più moderne (anche riguardo il rischio sismico) esse potrebbero ospitare circa 1500 famiglie. Con ciò si prendono due piccioni con una fava. Si ricostruisce in modo sicuro ed efficiente e ci si libera di tutti i cavilli legali riguardanti le case abusive.

* GEOLOGO

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