IL COMMENTO Valery Gergiev a Ischia, perché la cultura vinca sull’odio

Alla fine hanno vinto loro, quelli che davanti al peso della cultura, dei valori dello sport, del fascino della lettura e del coinvolgimento della musica, mettono questioni di carattere etico, politico e forse anche economico. Il concerto sinfonico diretto dal maestro russo Valery Gergiev, previsto nell’ambito della rassegna Un’Estate da Re, nel cortile del Complesso vanvitelliano di Caserta, è stato annullato. Al direttore, a capo del Bolshoi di Mosca e del Marinsky di San Pietroburgo, uno dei massimi protagonisti del panorama sinfonico mondiale, non è stato perdonato il fatto di non aver mai condannato l’operato di Vladimir Putin in Ucraina. Come se questa circostanza avesse un peso sulle note che escono dagli strumenti di un’orchestra o sulle emozioni che le stesse note sono capaci di trasmettere agli spettatori. Non è la prima volta che accade una circostanza del genere. Da quando è cominciata questa maledetta guerra, analoghe decisioni sono state prese anche alla Scala di Milano.
E laddove agli artisti russi è stato consentito di esibirsi, non sono mancati i momenti di tensione, come nel caso della soprano Anna Netrebkvo, che lo scorso anno è stata sonoramente contestata, non per una stecca o un’esibizione poco gradita ma semplicemente per il fatto “inaccettabile” di essere di nazionalità russa.
L’idea, però, che ideologie e principi legati alla politica internazionale, sacrosanti ci mancherebbe, possano uccidere a loro volta le forme di espressione che appartengono a tutti, al di là delle bandiere, è qualcosa di inaccettabile. Con lo stesso metro di valutazione si dovrebbe stendere un velo nero sul cinema, lo sport, i libri, la commedia e anche sul turismo russo. Ognuna di queste forme di vita e di espressione potrebbe avere dei collegamenti, più o meno diretti, con le politiche di Putin e degli oppressori. I linguaggi universali, invece, appartengono a tutti e fanno parte di quello che resta, ormai, di antichi valori che sfuggono, per fortuna alle dinamiche drammatiche di un conflitto. Negare l’arte russa equivale a fare a meno di tutto quanto è legato, storicamente alla Germania nazista. Finanche l’antica Grecia troverebbe ostacoli a veicolare la sua cultura sulla base di valutazioni legate a soprusi e violenza. Nel libro di Luciano Canfora “La grande guerra del Peloponneso” (lettura che consiglio vivamente), si percepiscono analogie e punti di contatto tra i conflitti del passato e le guerre delle epoche moderne. Invasioni, violenze, sacrifici, tentativi di mediazione e diplomazia. Immagini dell’antichità che diventano attuali nella realtà che stiamo vivendo. Non per questo la cultura e l’arte che dal passato abbia ereditato deve essere condizionata e messa in disparte. Per parlare di cose a noi molto più vicine. Siamo così sicuri che alcuni degli artisti che osanniamo tanto, rapper, neomelodici, cantanti da strapazzo, che riempiono gli stadi e diventano idoli dei nostri ragazzi, conservino tutte amicizie, conoscenze, ideologie e comportamenti da carmelitani scalzi o educande da collegio?
In fin dei conti Gergiev era stato invitato a Caserta esclusivamente per dirigere un gruppo di abili musicisti, non altro. Non era quello il luogo dei comizi, degli appelli o della solidarietà al leader russo Putin. Prima o poi la guerra in Ucraina finirà e allora bisognerà fare i conti con una nazione che è culla di cultura e con gli artisti che da quella nazione arrivano in Italia e vanno nel mondo a divulgare la propria arte.
E allora perchè non lo invitiamo ad Ischia il maestro Gergiev? L’isola verde da molti anni vive una sorta di “gemellaggio” con i turisti russi. Come per decenni è stato per i tedeschi, sono stati proprio loro a scegliere Ischia per le vacanze. Russi e ucraini, spesso seduti fianco a fianco nello stesso ristorante in riva al mare. Perché allora non portare a Ischia la musica dell’”amico di Putin”, nel segno di un’amicizia che dura nel tempo, al di là dei pregiudizi, contro la sopraffazione del male sul bene. Un concerto sotto al Castello Aragonese, davanti agli scogli di Sant’Anna, con la Baia di Cartaromana a fare da palcoscenico. Nel nome dell’unico principio che dovrebbe spingere le persone ad ascoltare musica, la forza delle emozioni.
* DIRETTORE “SCRIVONAPOLI”






Complimenti per l’articolo
Non hanno vinto loro…..HANNO fatto un’ altra brutta figura da sommare alle precedenti …come a Gaza con le vittime innocenti…..non vincono gli ebrei….aumenta il genocidio.
E’ veramente sconfortante vivere in un’epoca di totale ignoranza verso l’ arte e la totale sottomissione ai valori politici dettati da personaggi che usano le guerre solo per fini economici . Il popolo Russo, come quello Ukraino, è sempre benvenuto e benvoluto da tantissimi italiani che non si identificano in questa minoranza becera e cattiva che tifa contro la cultura e l’ arte . Speriamo che un giorno, vicino, questa guerra finirà e sarà liberata la gente che nulla c’entra con le politiche anche sbagliate dei loro governi….
Ottimo articolo!