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LE OPINIONI

IL COMMENTO Vi racconto la mia rivoluzione per la mobilità

Di LUCIANO VENIA –

Nel 2001 inviavo al Premio Nobel della Fisica Professor Carlo Rubbia nella sua qualità di Presidente dell’ENEA, poi nominato Senatore a Vita, una nota con la quale avanzavo la proposta di fare dell’isola di Ischia il circuito stradale e con le sue adiacenze di piazze e slarghi, lo spazio di studio e di sperimentazione per l’applicazione ai motori dei veicoli della trazione a idrogeno. Il sogno e il progetto di energia pulita per abbattere l’inquinamento e ridare ad Ischia il suo volto di natura perfetta. Idrogeno. Con nota del 27 settembre di quell’anno, prot. 1385, il Presidente dell’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente (ENEA) scriveva “..i progetti da Lei menzionati mi sembrano interessanti, ma riterrei utile approfondire il confronto con le competenti strutture dell’Ente per verificare gli aspetti tecnici, finanziari e normativi per una collaborazione con questi obiettivi…”. L’arretratezza culturale della politica isolana non raccolse quel mio messaggio di modernizzazione e siamo ancora qui a subire fumi combusti e congestione del traffico.

Carlo Rubbia
Carlo Rubbia

Ancora oggi, ormai quasi al 2022, si discute qui (se ne discute?) solo avveniristicamente di idrogeno e persino l’elettrico stenta a partire; anche se, grazie ad alcune case automobilistiche come la tedesca Volkswagen è stato avviato un gigantesco programma di innovazione e di riconversione all’elettrico dei veicoli mediante il lancio di numerosi modelli con investimenti per miliardi di euro. Finalmente. Il potere grande del petrolio ha impedito per decenni il varo di una alternativa concreta per la mobilità tranne isolate, ardite sperimentazioni. Eppure il motore a scoppio è vecchio ormai di centocinquanta anni. Ogni tanto spunta qui e la l’ipotesi del gas per autotrazione che resta anche esso una chimera per l’isola di Ischia. Sul propulsore elettrico si studia da tempo, tanto che già nel 1941, esistono pure filmati di epoca, durante il regime fascista si collaudò in Italia un prototipo di utilitaria elettrica che percorse le strade della Capitale. Nel 1999 Il Golfo pubblicava un documento elaborato da me e da altri amici con il titolo “Progetto per una Mobilità efficiente ed ecocompatibile per l’isola di Ischia”. In questo programma di venti anni fa con la sigla “Isola Futura”si lanciavano nuovi collegamenti come ISCHIA-FIUMICINO con nave traghetto (navi classe Quirino con durata del viaggio di appena 1 ora e 40 minuti o anche meno con navi più veloci) per intercettare i flussi turistici dell’Italia centro-settentrionale offrendo una alternativa ai porti congestionati di Napoli e Pozzuoli, anche nell’intento economico di captare il potenziale delle centinaia di migliaia di dipendenti del pubblico impiego stanziati nel Lazio oltre alla agevolazione di viaggio per Ischia del ceto imprenditoriale del centro-nord e della agiata “borghesia toscana e lombarda” ed imprimere così una modificazione del mercato turistico ischitano non straniero; e infine una rimodulazione dei caratteri sociali e culturali del territorio insulare. Una voluta contaminazione sociale, un innesto di valori e metodi, esperienze e pratiche. In un successivo articolo parlai di “Ischia isola di Roma” per recuperare alcune matrici comuni con la storia romana e dare una prospettiva diversa al nostro sistema territoriale.

Nel documento del 1999 oltre a denunciare la sperequazione ai danni degli isolani del biglietto integrato che ci lasciava fuori dal cosiddetto biglietto unico – il titolo di viaggio che in terraferma consentiva a prezzo sociale di servirsi di bus, tram e treno – lanciavo la ipotesi di una ferrostrada leggera sull’asse viario del litorale per eliminare gli inquinanti ed ingombranti bus a favore di un sistema di Jumbo Tram già operanti ad esempio a Roma e nelle altre città mentre oggi si potrebbe fare l’esempio dei tram Sirio operante a Napoli sulla linea 1 Piazza Municipio-Poggioreale con capacità di 155 passeggeri e con i binari realizzati nella stessa sede stradale. Altri punti di proposta furono l’approvazione di un Piano Isolano della Mobilità, la razionalizzazione del sistema di trasporto pubblico da piazzo con centri radio e tariffa unica, gestione unica consorziata del servizio di Polizia Locale con potenziamento di mezzi e strumenti e corsi giuridici e di lingua per gli operatori, la realizzazione di aree di scambio intermodali come negli avanporti o spazi retroportuali per la lavorazione logistica di derrate alimentari, merci di approvvigionamento e i bagagli al seguito dei contingenti turistici, la realizzazione di tappeti mobili ad Ischia per es. collegando le banchine al parcheggio di Piazzale Trieste e Trento (capolinea autobus) e il parcheggio della superstrada prima della galleria realizzando anche spazi di accoglienza, smistamento e informazioni, motorizzazione elettrica dei veicoli nei centri storici.

Punto qualificante e rivoluzionario era la ferrostrada leggera – attenzione, già studiata nel 1911 – quale ipotesi di 1) riduzione del carico del traffico veicolare; 2) riduzione del numero e delle vittime di incidenti stradali; 3) riduzione dell’inquinamento dei gas combusti; 4) decongestionamento dei centri urbani e riduzione del tempo di percorrenza sulla tratta ad es. Ischia-Forio; 5) estensione delle zone a traffico limitato e creazione di vere isole pedonali; 6) ottimizzazione dell’aria e della qualità ambientale con un piano di ripiantumazione e allocazione di essenze arboree e floreali; 7) realizzazione di piste ciclabili nelle zone sottratte al traffico veicolare a motore; 8) introduzione delle trazioni elettriche nella movimentazioni di merci e persone. Una sfida e una visione ancora oggi di avanguardia e di innovazione. Venti anni dopo siamo ancora qui a parlare del nulla immersi in una pseudopolitica che è il brodo del peggio. Non abbiamo neanche distributori di gas per autotrazione né colonnine installate per i veicoli elettrici. E di idrogeno neanche a parlarne. L’Idrogeno è il Futuro. Verrà una stagione di veicoli elettrici ma sarà l’idrogeno a segnare una Rivoluzione.

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